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A 11 anni una bambina può avere un rapporto sessuale consenziente con un uomo??

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Secondo la sentenza-choc dei giudici francesi su un caso di violenza di un uomo di 22 anni su una undicenne pare di sì! Forti reazioni dell'opinione pubblica

I fatti

Francia. Come riportato dal Corriere.it, nel 2009 un uomo di ventidue anni convince una bambina di undici ad avere un rapporto sessuale con lui. Lei resta incinta (il bimbo ora ha 7 anni). I genitori denunciano. Per l’uomo la Procura chiedeva una condanna a 8 anni per stupro. Viene invece assolto perché non c’è stata violenza né coercizione né minaccia né sorpresa e quindi, secondo i giudici di Seine-et-Marne, vicino a Parigi, il rapporto è da considerarsi consensuale. 

La notizia fa scalpore perché, nonostante i retaggi di una cultura phedophilie-chic figlia del ’68,  l’opinione diffusa reagisce con scandalo e radicale opposizione a questa mentalità. Secondo il sentire comune il rapporto sessuale con una/un minorenne è per sua natura una violenza. Per la natura stessa del bambino.

Il grande malcontento suscitato è arrivato fino a costringere il governo a mettere in agenda una proposta di legge che fissi con chiarezza il limite di età consentito al di sotto il quale si configura la violenza sessuale. A tutt’oggi, infatti, il limite anagrafico, in Francia, non è specificato ma lasciato dalla Corte di Cassazione, che si è espressa nel 2005, ad una vaga e preoccupante definizione di “età molto tenera” (il senso comune vuole che l’età molto tenera sia quella dei bambini sotto i 6 anni! Significa che dai sei anni in su i rapporti sessuali sarebbero considerabili consenzienti!).

In Italia, ad esempio, l’età per i rapporti consensuali è fissata a 14 anni, limite che sale a 16 in alcuni casi (se si tratta dell’insegnante o altri educatori).

Il commento

La giornalista Valentine Faure, lo apprendiamo dal Corriere.it, che ha commentato sul New York Times un secondo recente caso francese molto simile a quello del 2009, ritiene che tutto questo debba suonare come sveglia morale per il paese. Ma forse ancor più per le élites. Perché la Francia popolare non ha mai fatto proprio del tutto il mito della liberazione sessuale o per lo meno lo ha ormai abbandonato. Liberazione male intesa che vorrebbe allungare fino ai bambini le sue arroganti pretese.

Speriamo abbia ragione. Speriamo sia davvero così e che la pressione della società possa essere sufficientemente forte da porre un argine alle odiose istanze filo-pedofilia. Il numero enorme di persone scese in piazza per la Manif pour tous in questi ultimi anni conferma una vivacità e una forza della società civile che difende le fondamenta della convivenza.

Sappiamo invece che l’attuale, concentrico attacco a suon di leggi e media, alla dualità sessuale, alla esclusività del matrimonio uomo-donna, all’identità della famiglia naturale, mira proprio ad imporre una visione della sessualità come esercizio libero del desiderio (quale? E ridotto come?)  senza nessun limite che non sia l’arbitrio ondivago dell’individuo (preventivamente indebolito e isolato).

Negli anni ’70 un gruppo di intellettuali di spicco (Jean-Paul Sartre, Simone De Beauvoir, Gilles Deleuze, Roland Barthes, Philippe Sollers, André Glucksmann e Louis Aragon) inviò una lettera che ricorda, negli argomenti, le attuali pressioni sulla politica perché ratifichi un presunto ormai avvenuto cambiamento nella morale comune e nei toni, un senso di malcelata superiorità.

«Riteniamo che ci sia una incongruenza tra la natura obsoleta della legge e la realtà di una società che tende ormai a riconoscere l’esistenza di una vita sessuale nei bambini e negli adolescenti»,  scrissero.

Secondo la Faure, benché «la cultura dominante abbia abbandonato quest’etica pedophile-chic», la persistente assenza di normative chiare sull’età del consenso ha «probabilmente a che fare con le vestigia di una idealizzata libertà sessuale». (ancora su Corriere.it)

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