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Perché Papa Francesco si recherà in Myanmar e Bangladesh?

Kobi Gideon-Israeli GPO / Pool / Anadolu Agency

TEL AVIV, ISRAEL - MAY 26: Pope Francis waves as he departs at Ben Gurion International Airport

Ary Waldir Ramos Díaz - pubblicato il 10/10/17

Il Vaticano ha pubblicato il programma ufficiale del viaggio apostolico del Pontefice in Asia

“La realtà si conosce meglio dalle periferie che dal centro”, ha detto Papa Francesco nella sua visita a una parrocchia romana di periferia all’inizio del suo pontificato, e con questo spirito il Pontefice si propone di visitare Myanmar e Bangladesh dal 26 novembre al 2 dicembre.

La Sala Stampa vaticana ha pubblicato questo martedì il programma ufficiale del viaggio apostolico del Papa in Asia. Dal 27 al 30 novembre visiterà le città di Yangon e Nay Pyi Taw in Myanmar, e poi Dacca, in Bangladesh, dal 30 novembre al 2 dicembre.

Papa Francesco si recherà in questi due Paesi per portare un messaggio universale: riconciliazione in un contesto esasperato dalla diversità etnica, culturale e religiosa, dall’esplosione del fondamentalismo e dalla violenza settaria.

Secondo un esperto internazionale, questo itinerario interessa al Papa per il suo sostegno alle minoranze cristiane e la lotta alla povertà, oltre a voler sottolineare la battaglia necessaria per la libertà religiosa e il dialogo di fronte alla minaccia del terrorismo.

Solo l’1% di cristiani

Il Myanmar ha 50 milioni di abitanti e meno dell’1% di cristiani, 600.000. Il 90% della popolazione è composto da buddisti. In Bangladesh i cristiani sono appena lo 0,3% (400.000) della popolazione totale di 150 milioni di abitanti, per la maggior parte, il 60%, musulmani. Lo ha riferito padre Bernardo Cervellera, missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME) e direttore della pagina web specializzata AsiaNews.

La povertà è una costante nella situazione sociale dei due Paesi asiatici adiacenti a due grandi Nazioni, India e Cina. Il Papa avrebbe voluto visitare quei Paesi, sostiene padre Cervellera, “ma andrà in Bangladesh e in Myanmar” come segno di avvicinamento alle due potenze asiatiche. In questo modo, ci troviamo di fronte a “due assenti molto presenti in questo viaggio”.

Il missionario ha narrato la sua esperienza diretta in Myanmar e Bangladesh a un gruppo di giornalisti in una colazione di lavoro organizzata da Aleteia il 10 ottobre a Roma.

“La condizione normale è trovare villaggi molto poveri”. Il Papa va quindi incontro a una Chiesa di minoranze e di poveri. In Bangladesh la povertà coinvolge il 30% della popolazione, in Myanmar il 15%. Nelle campagne è più diffusa, e può arrivare al 40%.

La miseria dei due Paesi è evidente, anche se esiste anche grande ricchezza. Il tesoro del Bangladesh è la sua popolazione, che lavora per 26 dollari al mese. Dacca è una metropoli che sta crescendo grazie agli investimenti industriali. Il Prodotto Interno Lordo del Bangladesh nel 2016 è infatti cresciuto del 7,1% rispetto al 2015, “un aumento della ricchezza che non arriva a tutta la popolazione”.

Papa Francesco potrebbe toccare il tema della distribuzione delle risorse, dell’inclusione economica dei settori più poveri e dei lavoratori mal pagati. Si tratta di contadini che accettano un salario da fame in città, adattandosi alla situazione di fronte all’alternativa di non avere nulla, anche se vengono sfruttati.

La globalizzazione dell’indifferenza si materializza nello sviluppo dell’industria tessile, che beneficia della manodopera a basso prezzo. Gli operai non sono organizzati e sono maltrattati.

Gli imprenditori cinesi “trasferiscono le loro fabbriche in Bangladesh per convenienza economica”. In Cina esistono oggi nuove norme per i salari, e gli imprenditori trasferiscono la produzione in Paesi come il Bangladesh che hanno norme meno rigide e in cui la produzione costa meno.

La Chiesa

La Chiesa è molto stimata in Bangladesh dove, secondo padre Cervellera, esistono 34 congregazioni religiose. “L’operato della Chiesa si concentra sulla carità e l’assistenza agli ultimi nelle zone rurali”.

La Chiesa convive con la popolazione più vulnerabile, “dove mancano scuole, acqua, elettricità”. Dove non c’è nulla, si apre “un ambulatorio medico o una scuola”, ha commentato il direttore di AsiaNews.

Il missionario ha anche sottolineato le conversioni al cristianesimo in Bangladesh e Myanmar. La missione della Chiesa porta infatti a molte conversioni tra i contadini in entrambi i Paesi, e la Chiesa cattolica guadagna adesioni tra le comunità tribali.

Perché? Perché i più poveri si sentono accolti, tra le altre cose, perché per gli induisti sono paria e per i musulmani gente da sfruttare. La maggior parte dei poveri è composta da animisti, ritenuti infedeli. “Ogni giorno constatiamo fino a dieci notifiche di contadini sfrattati dai musulmani”. Gli intellettuali musulmani iniziano a denunciare questa situazione. “Rubare la terra è una formula stabilita”, con una “acuta povertà” e poteri forti, ha commentato l’esperto.

Centri sociali e scuole tecniche in Bangladesh

La Chiesa ha anche finanziato centri sociali e scuole tecniche che aiutano i giovani che si trasferiscono dalla campagna in città, ha riferito padre Cervellera. “La preparazione per diventare operai specializzati è molto richiesta in Bangladesh”. I sacerdoti aiutano i giovani e affittano loro una stanza per tre anni, “un servizio per aiutarli nel loro trasferimento dalla campagna alla città”.

La Chiesa è apprezzata anche dalle altre religioni perché serve tutta la società. La visita di Papa Francesco è ben accolta dalla popolazione proprio per le buone scuole delle missioni e la sua posizione a favore del dialogo interreligioso.




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bangladeshmyanmarpapa francescoviaggio papale
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