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13 idee per educare senza castigare

Unsplash / Priscilla Du Preez
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La punizione può sembrare efficace e un modo per ribadire l’autorità genitoriale, ma per il bambino è disastrosa e non lo aiuta nell’apprendimento

Con il castigo, il bambino impara a obbedire all’adulto per timore. Il risultato è che il legame tra il bambino e i suoi genitori si indebolisce, e diminuiscono la fiducia, la complicità e il piacere di stare insieme. Anche gridare sempre più forte non è una soluzione, né un beneficio a lungo termine.

Gli esperti concordano sull’utilità di dialogare con il bambino e di tener conto delle sue emozioni. Audrey Akoun, psicologa e coautrice di Vive les Zatypiques (ed. Leduc.s), ha spiegato questo tema dicendo che “il castigo ha l’unico obiettivo di calmare i nostri nervi e non serve a niente”.

“Il bambino deve prendere coscienza delle sue azioni e deve ricevere l’opportunità di porvi rimedio. Dire ‘Sei insopportabile!’ o ‘Quanto sei sgradevole!’ è essere crudeli con il bambino o la bambina. Non c’è possibilità che comprenda e rimedi a ciò che ha fatto”.

Fortunatamente, non è mai troppo tardi per invertire la rotta. “È importante rompere con quel determinismo che dice che tutto si definisce prima dei sette anni”, insiste la Akoun. “Tranquilli, se un rapporto può peggiorare può anche migliorare!” Con alcuni consigli fondamentali come alternative al castigo, si può scoprire un approccio diverso per allevare i figli. Mettendosi alla loro altezza e tenendo conto della loro capacità di riflessione, potrete dimenticarvi le grida e i giochi di potere per creare un rapporto di fiducia. “È un vero lavoro di squadra, una collaborazione del binomio genitori-figli”, ha riassunto l’esperta. Ecco i suoi consigli per dimenticare il castigo e trovare un po’ di serenità in casa:

Tonymadrid Photography-CC

1. Comprendere le necessità del bambino

Dietro ogni comportamento inappropriato c’è una sofferenza o una necessità che non viene soddisfatta. Il bambino ci sta dicendo qualcosa. Ad esempio, se ha bisogno di riconoscimento tenderà a compiere una monelleria per richiamare l’attenzione. La questione è cercare la necessità insoddisfatta che ha provocato quel comportamento. Se un bambino non sta tranquillo e spesso rompe delle cose, può essere che abbia bisogno di muoversi, di sfogarsi. Quando la situazione peggiora e inizia a inquietarsi, è il momento di proporgli di andare a fare un giro all’aria aperta.

Mojpe

2. Dedicare più tempo al bambino

Spesso i genitori non hanno abbastanza tempo per stare soli con ciascuno dei figli, ma concedere un momento esclusivo a ogni bambino, anche solo 15 minnuti, permette di neutralizzare il conflitto. Il bambino si sente valorizzato perché può sfruttare quel tempo privilegiato per parlare con il padre o con la madre dei suoi desideri, delle sue riflessioni o delle sue difficoltà.

Evgeniy Zhukov/Shutterstock

3. Alleviare le proprie tensioni

Se noi stessi siamo preoccupati per problemi personali o professionali, è difficile avere una buona disposizione per ascoltare il bambino. Se perdiamo l’equilibrio, se abbiamo qualche fragilità emotiva, i problemi dell’adulto si ripercuoteranno sul bambino. Questa insicurezza suscita nervosismo o turbamento. Il bambino commetterà ancora più monellerie. L’importante è lavorare su se stessi, assumere una prospettiva. Possiamo anche informare i bambini dei nostri momenti negativi, ad esempio usando calamite o disegni sul frigorifero. Nei giorni in cui tutto va bene useremo un sole, in quelli in cui le cose vanno peggio una nuvola o la pioggia.

Shutterstock

4. Esortare il bambino a parlare

Se diciamo al bambino: “Vedo che non smetti di fare monellerie e di litigare con tua sorella… Che ti succede? C’è qualcosa che ti rattrista, o che ti fa arrabbiare?”, esortiamo il bambino a non tenere per sé i sentimenti che lo tormentano. Interessandoci a ciò che prova, apriamo il dibattito e poniamo domande per facilitare la sua espressione delle emozioni.

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