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13 idee per educare senza castigare

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Unsplash / Priscilla Du Preez

Mathilde Dugueyet - pubblicato il 06/10/17

La punizione può sembrare efficace e un modo per ribadire l'autorità genitoriale, ma per il bambino è disastrosa e non lo aiuta nell'apprendimento

Con il castigo, il bambino impara a obbedire all’adulto per timore. Il risultato è che il legame tra il bambino e i suoi genitori si indebolisce, e diminuiscono la fiducia, la complicità e il piacere di stare insieme. Anche gridare sempre più forte non è una soluzione, né un beneficio a lungo termine.

Gli esperti concordano sull’utilità di dialogare con il bambino e di tener conto delle sue emozioni. Audrey Akoun, psicologa e coautrice di Vive les Zatypiques (ed. Leduc.s), ha spiegato questo tema dicendo che “il castigo ha l’unico obiettivo di calmare i nostri nervi e non serve a niente”.

“Il bambino deve prendere coscienza delle sue azioni e deve ricevere l’opportunità di porvi rimedio. Dire ‘Sei insopportabile!’ o ‘Quanto sei sgradevole!’ è essere crudeli con il bambino o la bambina. Non c’è possibilità che comprenda e rimedi a ciò che ha fatto”.

Fortunatamente, non è mai troppo tardi per invertire la rotta. “È importante rompere con quel determinismo che dice che tutto si definisce prima dei sette anni”, insiste la Akoun. “Tranquilli, se un rapporto può peggiorare può anche migliorare!” Con alcuni consigli fondamentali come alternative al castigo, si può scoprire un approccio diverso per allevare i figli. Mettendosi alla loro altezza e tenendo conto della loro capacità di riflessione, potrete dimenticarvi le grida e i giochi di potere per creare un rapporto di fiducia. “È un vero lavoro di squadra, una collaborazione del binomio genitori-figli”, ha riassunto l’esperta. Ecco i suoi consigli per dimenticare il castigo e trovare un po’ di serenità in casa:

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Tonymadrid Photography-CC

1. Comprendere le necessità del bambino

Dietro ogni comportamento inappropriato c’è una sofferenza o una necessità che non viene soddisfatta. Il bambino ci sta dicendo qualcosa. Ad esempio, se ha bisogno di riconoscimento tenderà a compiere una monelleria per richiamare l’attenzione. La questione è cercare la necessità insoddisfatta che ha provocato quel comportamento. Se un bambino non sta tranquillo e spesso rompe delle cose, può essere che abbia bisogno di muoversi, di sfogarsi. Quando la situazione peggiora e inizia a inquietarsi, è il momento di proporgli di andare a fare un giro all’aria aperta.

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2. Dedicare più tempo al bambino

Spesso i genitori non hanno abbastanza tempo per stare soli con ciascuno dei figli, ma concedere un momento esclusivo a ogni bambino, anche solo 15 minnuti, permette di neutralizzare il conflitto. Il bambino si sente valorizzato perché può sfruttare quel tempo privilegiato per parlare con il padre o con la madre dei suoi desideri, delle sue riflessioni o delle sue difficoltà.

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Evgeniy Zhukov/Shutterstock

3. Alleviare le proprie tensioni

Se noi stessi siamo preoccupati per problemi personali o professionali, è difficile avere una buona disposizione per ascoltare il bambino. Se perdiamo l’equilibrio, se abbiamo qualche fragilità emotiva, i problemi dell’adulto si ripercuoteranno sul bambino. Questa insicurezza suscita nervosismo o turbamento. Il bambino commetterà ancora più monellerie. L’importante è lavorare su se stessi, assumere una prospettiva. Possiamo anche informare i bambini dei nostri momenti negativi, ad esempio usando calamite o disegni sul frigorifero. Nei giorni in cui tutto va bene useremo un sole, in quelli in cui le cose vanno peggio una nuvola o la pioggia.

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Shutterstock

4. Esortare il bambino a parlare

Se diciamo al bambino: “Vedo che non smetti di fare monellerie e di litigare con tua sorella… Che ti succede? C’è qualcosa che ti rattrista, o che ti fa arrabbiare?”, esortiamo il bambino a non tenere per sé i sentimenti che lo tormentano. Interessandoci a ciò che prova, apriamo il dibattito e poniamo domande per facilitare la sua espressione delle emozioni.

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5. Chiedergli se i limiti sono abbastanza chiari

Spesso inconsapevolmente, le istruzioni che diamo ai bambini non sono sempre chiare e trasparenti. Potremmo chiederci: “Cosa mi aspetto da mio figlio?”, e “Avrà capito bene?” Se è importante che i bambini parlino, è anche importante che noi esprimiamo i nostri sentimenti. Il bambino capisce meglio l’istruzione se è espressa in modo chiaro. Ha bisogno di sentire ripetutamente le regole, ma dopo un po’ le informazioni vengono assimilate. Bisogna avere pazienza, e soprattutto tenere i nervi saldi.

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Shutterstock

6. Offrire al bambino la possibilità di riparare ai suoi errori

Dopo aver riorientato il bambino su qualcosa che ha fatto male, possiamo dargli l’opportunità di emendare al suo errore. Sia esso un piatto rotto o un gesto fuori luogo, è sempre possibile tornare sui propri passi e correggersi.

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7. Proporre al bambino un momento di calma

Anziché dire al bambino: “Sei in castigo, vai in camera tua!”, suggeriamogli di andare in un posto tranquillo per rilassarsi e respirare a fondo. In entrambi i casi il bambino viene escluso, ma nel primo caso la cosa gli viene imposta, mentre nel secondo è lui a prendere l’iniziativa. In questo modo gli offriamo la possibilità di isolarsi e di imparare a canalizzare le sue emozioni. Per i più piccoli, la musica dolce è un’alternativa per stabilire un’abitudine. Ascoltandola, capisce che quel momento è una parentesi di calma.

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AFP PHOTO/Sabah ARAR

8. Abbracciate il bambino

Quando la crisi è passata, abbracciamo con grande tenerezza il bambino. Una breve frase esplicativa risulterà utile: “Ricordi che prima eri arrabbiato e ti ho abbracciato? La prossima volta, puoi venire direttamente da me per ricevere un abbraccio”. Spesso un capriccio o una manifestazione di violenza da parte del bambino è solo un segno del fatto che ha bisogno di affetto.

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Raúl Hernández González

9. Seguire tre regole

Più il bambino è piccolo, più gli risulta difficile rispettare una lunga lista di regole. Limitarsi a tre norme essenziali semplifica le aspettative dei genitori e rafforza la possibilità che il bambino rispetti le consegne. Per una maggiore efficacia, la regola dev’essere chiara.”Rimetti in ordine la stanza”, ad esempio, è troppo generico. Ciascuno ha una visione diversa del mondo. “Voglio che tu metta i vestiti sporchi nel cesto alla fine della giornata” o “Voglio che ti metta a fare i compiti appena hai finito di fare merenda” sono regole più chiare. Così diamo ai bambini gli strumenti per imparare a rispettare delle regole.

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Marina Dyakonova

10. Creare uno spazio per il negoziato

Al ritorno del bambino da scuola il pomeriggio, ad esempio, chiedetegli in che ordine vorrebbe svolgere i suoi compiti, fare il bagno, mangiare o giocare. Una volta stabilita un’abitudine, non c’è più motivo di discutere, perché è stato il bambino a scegliere. Più imponiamo le cose, meno i bambini hanno voglia di farle.

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11. Dare l’esempio

Prima di chiedere a un bambino di rispettare certe regole, è intelligente applicarle noi stessi. Ordinare le nostre cose, fare il letto o chiedere scusa quando ci arrabbiamo o superiamo il limite… Rispettare le regole è necessario per dare l’esempio.

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Konstantin Yolshin | Shutterstock

12. Ricompensare il bambino

Segnalando le qualità del bambino, lo rafforziamo positivamente. Bisogna lodare più spesso gli atteggiamenti positivi. Può essere utile una lavagna con adesivi di vari colori per registrare i progressi settimanali. Quando un comportamento è positivo si assegna un punto verde, se peggiora un punto rosso. Alla fine della settimana, se ci sono più adesivi verdi si può dare al bambino un regalino, ad esempio un “buono” per vedere un cartone animato. L’idea non è accumulare regali, ma ricompensare un atteggiamento per incoraggiare il bambino.

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Shutterstock / Tymonko Galyna

13. Usare l’umorismo per alleviare la tensione

Anziché prendere tutto troppo sul serio, pensate di relativizzare le cose. Con rispetto e umorismo si alleggeriscono le situazioni e scompare l’aggressività. Attenzione, umorismo non vuol dire prendere in giro. Non imitate il bambino burlandovi di lui, potrebbe sentirsi umiliato.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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