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Se diciamo di credere perché teniamo la nostra fede nascosta?

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Il commento al Vangelo di oggi di don Luigi Maria Epicoco

In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce.
Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce.
Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere». (Luca 8, 16-18)

Certe cose se sono vere si vedono. Forse è questo il senso del Vangelo di oggi. Non possiamo dire di credere, di avere la fede e di tenere tutto questo nascosto in qualche cassetto della nostra vita. Quando una luce è accesa serve a illuminare non a rimanere nascosta. Nessuno lascerebbe una luce accesa in un ripostiglio. Forse il nostro problema è questo: Dio lo abbiamo messo in un ripostiglio per tirarlo fuori solo quando ci serve, quando abbiamo bisogno, quando viviamo qualche paura. Ma questo Dio usa e getta non è il Dio di Gesù. E’ un Dio inventato da noi stessi per tirare a campare… E’ come quando si crede di amare qualcuno e si dice dice con leggerezza che è certamente amore vero e profondo ma solo che non lo si riesce a esprimere esternamente. Io diffido sempre degli amori che sono veri solo nella mia pancia mentre gli altri subiscono il peggio di me. Un amore è vero quando diventa vero anche per l’altro perchè lo sperimenta. Oggi l’imperativo è questo: esprimere fuori ciò che ci portiamo dentro. Perchè se un bambino non nasce muore nel grembo della madre. Certe fedi e certi amori rischiano purtroppo di diventare degli aborti.

#dalvangelodioggi

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