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Quei trent’anni misteriosi: la vita nascosta di Gesù a Nazaret

Albert-cc
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Il vangelo di Marco ricorda che Gesù esercitò il mestiere di tektòn. Il termine greco designa non tanto il lavoro di falegname, ma piuttosto quello di carpentiere, manovale addetto alle costruzioni. La moderna espressione “architetto” deriva proprio da quell’antico vocabolo: archi-tektòn che, scomposto alla lettera, vale il “grande carpentiere”, il “capo dei carpentieri”, cioè colui che non solo realizza materialmente un edificio, ma presiede a tale edificazione.

I paralleli sinottici si limitano a dire che Gesù era figlio di un tektòn e solo Marco, attentissimo a tanti particolari umani della vita del Cristo – è l’unico, ad esempio, a ricordare il cuscino sul quale Gesù dormiva prima di sedare la tempesta -, ricorda che quel mestiere fu esercitato anche dal maestro.

Come Luca, solo fra gli evangelisti, si preoccupa di conservare memoria della crescita graduale del bambino e dell’adolescente Gesù, così solo Marco 6,3 ci restituisce, in quel rapido accenno, la concretezza del lavoro che occupò Gesù negli anni della sua vita nascosta. È il mistero insondabile dell’incarnazione. Dio manifesta il suo amore per la realtà uscita dalle sue mani al momento della creazione anche perché sceglie di continuare ad utilizzarla per il bene, nel lavoro del Figlio, a conferma che essa serve ad un disegno di salvezza.

Il lavoro nascosto di Gesù è così straordinario e semplice complemento alle enormi affermazioni con le quali ha cambiato il corso della storia del mondo, come il “date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. Proprio il lavoro di Gesù conferisce estrema dignità all’uomo che realizza quotidianamente la propria opera, nelle diverse professioni alle quali la vita lo chiama.

E come dell’occupazione quotidiana di ogni lavoratore umano non si conserva traccia negli annali della grande storia, così è avvenuto di quella di Gesù. Non sapremo mai, come qualcuno ha voluto recentemente suggerire, se egli si sia recato qualche volta a lavorare all’edificazione delle case dell’antica Sepphoris, vicino Nazareth, che in quegli anni conosceva un considerevole sviluppo edilizio, o piuttosto se sia più semplicemente rimasto nella piccola cittadina della propria famiglia, senza allontanarsi da essa prima dell’inizio della vita pubblica.

È da escludere, invece, una sua partecipazione alla vita della coeva comunità di Qumran. Antitetica al messaggio evangelico, infatti, si presenta la proposta che la comunità degli esseni, in riva al Mar Morto, proponeva ai suoi adepti.

Leggiamo nel cosiddetto Documento di Damasco, uno dei testi che ci riportano all’interpretazione delle Scritture che veniva fornita a Qumran.

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