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Il mito degli Esseni: non erano una setta esoterica

@DR
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Il prof. Simone Paganini rivela quanto sappiamo oggi su questa comunità di ebrei credenti identificata erroneamente con gli abitanti di Qumran e sui rotoli del Mar Morto

Molto mito e altrettanta disinformazione sulla comunità degli Esseni e il loro ruolo nella vita e nella formazione di Gesù. Una comunità come altre nel panorama variegato delle scuole politico-filosofiche del giudaismo antico, ma non una setta dai tratti esoterici. Ci aiuta a fare chiarezza il prof. Simone Paganini, che oltre a partecipare al Festival Biblico di Vicenza, ha di recente mandato alle stampe anche un libro su queste tematiche, dal titolo “Qumran, le rovine della luna” per i tipi delle Dehoniane. Raggiunto telefonicamente ad Aquisgrana (Germania), dove insegna ebraico, aramaico, esegesi dell’Antico e del Nuovo Testamento e giudaismo antico presso la locale università, il prof. Paganini ci restituisce una realtà molto più concreta e quindi molto più interessante.

Innanzitutto, chi sono gli “Esseni”?

Simone Paganini: Noi li conosciamo soprattutto grazie alla storiografia di Giuseppe Flavio che si occupa di restituire una immagine del giudaismo a cavallo tra il primo secolo avanti Cristo e il primo secolo dopo Cristo. Egli divide la società giudaica in tre grandi scuole filosofiche-culturali: i Farisei, i Sadducei e infine gli Esseni. Giuseppe Flavio li descrive come ebrei credenti che vivono in comunità, dediti allo studio delle Scritture, ma anche alla medicina e alle scienze, alcuni sposati, altri no e dunque non quella che definiremmo una “comunità monastica”. La cosa più interessante è l’esclusività della fonte, solo Giuseppe Flavio ne parla ma non i Vangeli, almeno non con quella definizione.

Come entrano nel dibattito scientifico allora?

Simone Paganini: A partire dal 1946 vengono ritrovati in 11 grotte del deserto giudaico nelle vicinanze dell’antico insediamento di Qumran i cosiddetti “manoscritti del Mar Morto”. In alcune di queste opere viene descritta una comunità con caratteristiche simili a quelle enunciate da Flavio per gli Esseni. La comunità scientifica negli anni ’50-’60 cominciò a pensare che ci fosse una correlazione tra il gruppo descritto nei manoscritti – identificato quasi da subito, ma molto probabilmente erroneamente, con gli abitanti di Qumran – e la “fazione” descritta da Giuseppe Flavio. Oggi, anche grazie all’approfondimento della ricerca, si ha una visione più completa e differenziata che mette in discussione questa teoria che sembrava essere un dato di fatto acquisito.

Vale a dire?

Simone Paganini: Sinteticamente possiamo definire che a Qumran non vivevano solo gli Esseni per tre motivi:

1) I manoscritti non sono riconducibili ad un unico gruppo, il corpus letterario è troppo variegato perché sia stato prodotto da una sola corrente di pensiero.
2) I documenti trovati non sono stati scritti a Qumran. Il sito è stato abitato per circa 120 anni, da un gruppo molto piccolo che non può materialmente aver scritto 1500 documenti. E’ più probabile che esso sia il resto di una biblioteca più grande portata lì per difenderla dall’invasione romana. Ricordiamo che la distruzione del Tempio a Gerusalemme è del 70 d.C., compatibile con il periodo in cui c’era l’insediamento.
3) Infine, la ricerca ci dice che probabilmente Qumran altro non era che una grande “industria” agricola, all’interno della quale si producevano oggetti di ceramica ritualmente pura. In ogni caso all’interno dell’insediamento non è stato ritrovato nemmeno un frammento di pergamena scritto.

Perché questi manoscritti sono importanti? Quali le relazioni con i Vangeli?
 
Simone Paganini: I manoscritti sono importanti perché ci aiutano a capire la società giudaica nel periodo immediatamente precedente alle descrizioni dei Vangeli. Gesù interpreta la Legge come un “Rabbì” del suo tempo

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