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La Chiesa dubitò dell’esistenza dell’anima nelle donne? È una bufala!

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Fake News By squarelogo - Shutterstock | Role of Women in the middle ages - Public Domain
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Una leggenda anti-clericale creata ad arte dall’Illuminismo

Gli “illuminati” somarelli vorrebbero far credere ai loro lettori che la Madonna, Anna sua madre, Elisabetta madre del Battista, Anna la profetessa, la Maddalena, Maria di Cleofe, Febe, Prisca, Cloe, Evodia, Sintiche e le altre discepole di Paolo che affermò che non c’era più uomo né donna e che la donna pregava e profetizzava in assemblea (1 Cor 11,5), Lidia, Monica madre di Agostino e illa compagna di Agostino e madre di Adeodato, Melania l’anziana e sua nipote Melania la giovane che traduceva i libri dal greco al latino per Agostino, Proba, Paola e Eustochio, Cecilia e Agnese, Agata e Lucia, Barbara, Caterina d’Alessandria d’Egitto protettrice dei filosofi le cui reliquie sono nel monastero sul Monte Sinai, Elena imperatrice, Serena, Arianna, Macrina, Galla Placidia, Giulia Domna, Anicia Giuliana, Olimpiade, Pulcheria, Anna di Cipro, Gosvinta, Rabi’a, Hripsime, Rosvita, Theofano, Scirin, Teodolinda, Amalasunta, Teodora, Berta regina del Kent e prima sovrana cristiana di Canterbury e Londra, Brigida di Irlanda, Chiara d’Assisi, Vanna moglie di Jacopone da Todi, Ildegarda di Bingen, Matilde di Canossa, Cunegonda, Anna Comnena, Irene imperatrice, Digna, Aurea, Benilde, Colomba, Flora, Maria e le loro compagne martiri a Cordoba in Andalusia sotto l’Islam, Brunilde, Caterina da Siena, Giovanna d’Arco, Ginevra “amata” da Lancillotto, Isotta “amata” da Tristano, Adelaide, Giovanna Latina, la regina Elisabetta d’Ungheria, Iacopa de’ Settesoli, Scolastica, Eloisa, Francesca amata da Paolo, Piccarda Donati, Beatrice, Laura, Fiammetta, Brigida di Svezia, Francesca Romana, Costanza d’Altavilla, Giovanna I regina di Sicilia, e così via (e non si dimentichi il De mulieribus claris del chierico Boccaccio), non avrebbero avuto l’anima secondo la Chiesa dei primi 15 secoli?

Per approfondimenti cfr.

– R. Pernoud, Immagini della donna nel Medioevo, Jaca

– J. Leclercq, La figura della donna nel Medioevo, Jaca

In chiave divulgativa e scolastica, cfr. R. Pernoud – G. Bacchin, Una giornata con… una castellana medioevale, Jaca

2/ Voce da Cathopedia, La leggenda dell’anima delle donne (al 7/8/2017)

Con leggenda dell’anima delle donne si intende la convinzione secondo la quale la Chiesa cattolica avrebbe a lungo dibattuto circa l’esistenza o meno di un’anima nelle donne. Il dibattito sarebbe stato risolto nel Secondo concilio di Mâcon (585), con esito affermativo o negativo a seconda versioni della leggenda.

Si tratta di un mito anticattolico elaborato e diffuso a partire dalla riforma protestante, poi tramandatosi durante l’illuminismo del 700 e il positivismo dell’800, al pari di altre leggende nere sul medioevo (p.es. la leggenda dell’anno 1000, lo ius primae noctis, la leggenda della Terra piatta, l’ampliamento dell’efferatezza di inquisizione e crociate).

Fonti

Coloro che citano il dibattito circa l’anima delle donne non riportano documenti (prediche, opere patristiche, sinodi, encicliche) che avrebbero trattato l’argomento. L’unica fonte citata è il Secondo concilio di Mâcon (Mansi 9,947 ss., online). Tuttavia la consultazione dei canoni del concilio (o meglio sinodo locale) permette di constatare come non si è trattato né deliberato sull’argomento. L’origine del mito va trovata nel resoconto del concilio come riportato dal cronista Gregorio di Tours (Historiarum Francorum 8,20), dove viene anche marginalmente descritto un episodio che però non ha a che fare con l’anima delle donne.

Testo latino[2] Traduzione italiana
[…] Extetit enim in hac synodo quidam ex episcopis, qui dicebat, mulierem hominem non posse vocitare. Sed tamen ab episcopis ratione accepta quievit, eo quod sacer Veteris Testamenti liber edoceat, quod in principio, Deo hominem creante, ait: Masculum et feminam creavit eos, vocavitque nomen eorum Adam, quod est homo terrenus, sic utique vocans mulierem ceu virum; utrumque enim hominem dixit.

Sed et dominus Iesus Christus ob hoc vocitatur filius hominis, quod sit filius virginis, id est mulieris. Ad quam, cum aquas in vina transferre pararet, ait: Quid mihi et tibi est, mulier? et reliqua. Multisque et aliis testimoniis haec causa convicta quievit.

Praetextatus vero Rotomagensis episcopus orationis, quas in exsilio positus scalpsit, coram episcopis recitavit. […]

[…] Ci fu in questo sinodo uno dei vescovi che diceva che la donna non poteva essere chiamata uomo. Ma si ricredette per le argomentazioni dei vescovi, poiché il libro sacro dell’Antico Testamento insegna che in principio, quando Dio creò l’uomo, dice (Gen 5,1-2): Maschio e femmina li creò, e chiamò il loro nome Adamo, cioè uomo di terra. Così, citando la donna e l’uomo, chiamò entrambi “uomo”.

E anche il Signore Gesù Cristo è chiamato “figlio dell’uomo”, poiché era figlio di una vergine, cioè una donna. A lei disse quando trasformò l’acqua in vino: Cosa c’è a me e a te, donna? eccetera (Gv 2,4). A causa di molte e altre testimonianze questa discussione cessò.

Pretesto, vescovo di Rouen, recitò davanti ai vescovi un’orazione che aveva composto nel suo esilio. […]

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