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La Chiesa dubitò dell’esistenza dell’anima nelle donne? È una bufala!

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Fake News By squarelogo - Shutterstock | Role of Women in the middle ages - Public Domain
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Una leggenda anti-clericale creata ad arte dall’Illuminismo

Ogni volta che si ascolta qualcuno affermare che la Chiesa dubitò dell’esistenza dell’anima nella donne, si deve ritenere la suddetta persona un “ciuccio”, anche se comunque un “asino” dotato di “anima”. Ovviamente il giudizio a discredito diverrebbe molto più grande se la persona in questione si fregiasse del titolo di “storico”[1] e non di semplice opinionista: in questo caso il “ciuccio” avrebbe sempre un’“anima”, ma i suoi titoli di studio varrebbero carta straccia.

L’unica presunta attestazione di una tale discussione sarebbe rinvenibile non in un Concilio ecumenico, bensì in un Sinodo provinciale di nessuna importanza che si tenne a Mâcon nel 585. Siamo agli inizi della Chiesa dei franchi e vennero riuniti dal vescovo Prisco di Lione esclusivamente i vescovi delle Gallie per discutere di temi assolutamente non inerenti la donna: il riposo domenicale, il battesimo dei bambini, le decime, il diritto di asilo nelle chiese.

In quell’occasione – racconta Gregorio di Tours – un unico vescovo sollevò una questione linguistica, se cioè fosse giusto utilizzare semplicemente il termine maschile homines per rivolgersi anche alle donne (mulieres) o se si dovesse utilizzare homines et mulieres – si pensi alla discussione odierna sul gender se sia bene utilizzare “uomini-uomini/maschi” per indicare tutti i generi o se sia meglio specificare. Si intuisce facilmente che il vescovo non aveva in mente nessuna affermazione di valore antropologico, ma volesse chiarire la terminologia di Genesi, senza alcun riferimento ad una minore dignità di uno dei due sessi.

Come che siano le cose, i suoi colleghi risposero all’unanimità che il termine homines comprendeva anche le mulieres, ma non essendo materia di discussione, bensì di pura discussione filologico-esegetica, non si trova traccia di tale discussione nei canoni del Sinodo che trattano di tutt’altro.

Se poi il sunnominato “ciuccio” fosse in grado di provare che in quell’unico caso – in cui in realtà si parlava di tutt’altro -, un unico vescovo avesse comunque ritenuto di questionare sulla cosa, si troverebbe comunque ad avere un solo caso in circa 1500 anni di storia (dicesi 15 secoli!), nel silenzio assoluto sulla questione di papi, vescovi, preti, teologi, letterati, poeti, re, gente del popolo, opere d’arte, e così via

Si pensi, all’opposto, all’enorme stima che quei 5 secoli di storia hanno avuto della donna e della sua anima a partire dalla Vergine Maria, alla Maddalena e alle altre donne del seguito di Gesù, alle discepole di san Paolo, alle martiri, alle sante, alle regine, alle teologhe, alle principesse delle Chanson de geste, alle semplici donne del popolo: veramente non vi è motivo per la nascita di una simile leggenda se non in un pre-giudizio anti-clericale.

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