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Insultare i morti? La nuova frontiera dell'animalismo

MELANIA CAPTAIN HUNTER

Facebook/Mel Captain Hunter

Lucandrea Massaro - Aleteia Italia - pubblicato il 26/07/17

Melania Capitan, cacciatrice di 27 anni, odiata dal web si è suicidata. Gli insulti sulla sua bacheca e in internet non si sono fermati

Ogni tanto riappaiono: sono i fanatici animalisti. Sono in cima all’Olimpo della sgradevolezza per quanto riguarda i social network. Questa volta hanno colpito contro una ragazza, Mel Capitan Hunter, il nome d’arte sui social di Melania Capitán, giovane catalana di 27 che purtroppo si è suicidata (così pare alle autorità) ed è stata ritrovata ieri nella sua abitazione. Perché questi fanatici ce l’avevano con Mel? Perché la sua passione era la caccia, era una cacciatrice e la sua attività  sui social network (era molto attiva con oltre 38 mila follower solo Facebook) era quella di postare le sue foto in posa col fucile, nei territori dove cacciava, o anche del suo cane e della sua vita personale. Giornalettismo riporta che:

Il sucidio della cacciatrice è diventato un caso in Spagna proprio per le offese e le minacce che la giovane 27enne di origini catalane aveva subito negli ultimi anni. Le associazioni dei cacciatori hanno deciso di organizzare una manifestazione nazionale a Madrid per chiedere rispetto e condannare gli attacchi dei gruppi animalisti radicali. I cacciatori auspicano che anche i partiti politici si uniscano a questa manifestazione in difesa della caccia. L’avvocato dell’organizzazione ha rimarcato come Mel Capitan aveva dovuto abbandonare Twitter,  e solo nel 2016 aveva ricevuto più dei 3 mila commenti offensivi su Facebook (Gtt, 25 luglio).

Sembrava una ragazza felice, ma chi la conosceva dice «Si è uccisa per problemi personali, non per gli insulti che ha ricevuto sui social media. Mente chi ha affermato che il suo suicidio è causato dalle minacce perché lei era una donna molto valida, forte, una lottatrice»

Persino dopo la notizia della morte i critici di Melania non hanno trovato tempo di ritrovare la propria umanità, e hanno continuato a criticarla:

“Hai fatto un favore all’umanità – scrive un utente – Addio”. Sulla stessa lunghezza d’onda un altro odiatore seriale: “Ringrazio Dio che ti sei uccisa, è stata l’unica cosa buona che hai fatto nella tua vita”. In tanti però, pur non condividendo la passione per la caccia, hanno espresso il loro cordoglio: “Riposa in pace – scrive un utente – Non mi piace la caccia, uccidere animali per hobby mi fa orrore. Ma è inaccettabile che questa ragazza si sia tolta la vita” (Corriere della Sera, 25 luglio).

Non è la prima volta che un essere umano viene insultato sui social a dispetto della morte, o della sua sofferenza (ricordate la storia della giovanissima Caterina Simonsen? La potete trovare qui) per una sorta di indignazione contro l’uccisione di animali. Personalmente anche chi scrive non ama la caccia come sport, ma di fronte ad una ragazza così giovane che si toglie la vita tutto il resto diventa secondario. Tuttavia il dramma è questa ossessione per la vita animale (di cui da cattolici ci si deve preoccupare) a scapito di quella umana è il segno di una deriva ideologica di tipo nichilistico che investe la nostra società. Quando la “Natura” viene assurta ad ideale, a farne le spese è l’umanesimo e i diritti umani così faticosamente perseguiti. Davvero per rispondere a tanto demagogico rancore viene da riproporre il fatto di quanto Adolf Hitler fosse affezionato al suo cane…

Tags:
animalismoecologiasocial network
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