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La Chiesa fabbrica pedofili nei seminari? Rispondiamo al Fatto Quotidiano con don di Noto

Giovanni Marcotullio - Aleteia Italia - pubblicato il 25/07/17


Che dire poi dell’insegnamento, dei docenti, dei professori nelle scuole? Qual è la formazione che hanno? Cosa dovrei pensare di altre categorie sociali? Io credo che occorra stare attenti a non far sì che la pedofilia diventi soltanto il tema principale di un attacco spudorato contro la Chiesa, che non ha niente a che vedere con la tutela dei piccoli. Ci sono stati degli errori? Io credo che la Chiesa stia cercando – con fatica, con difficoltà, con delle normali incapacità – di dare delle risposte serie, chiare e ben precise.

È però vero che i trascorsi oscuri di Regensburg non sono espressione del disagio di un singolo, e in questo l’articolo riporta un’osservazione condivisibile: come si formano, secondo lei, simili “strutture di peccato”?

Don Fortunato Di Noto: Guardate, io cerco di considerare sempre il problema a 360 gradi, e se mi permettete vorrei proporre una prospettiva che coinvolge la struttura di peccato (e di reato) nella Chiesa. Ma non solo nella Chiesa.

Se è vero come è vero (l’ha recentemente dichiarato la polizia inglese) che ci sono 850mila predatori di bambini solo nel Regno Unito; se è vero come è vero che ci sono 18 milioni di bambini abusati e maltrattati in Europa (e neppure questi sono dati miei); se è vero come è vero che ci sono milioni e milioni di bambini prepuberi abusati e picchiati (e questo lo può attestare la nostra associazione Meter, perché ogni giorno svolgiamo attività di monitoraggio e di denuncia), allora il problema si pone eccome.

La struttura di peccato – ma direi anche “la struttura di reato” – è sotto gli occhi di tutti… ma forse si fa ben poco. Evidentemente, ciò che è accaduto è grave: io dico sempre che basta una sola vittima, nell’ambito della nostra comunità cristiana o in certe strutture, ad evidenziare un’aberrazione sistematica, oltre che la deviazione di un sistema mentale. Però è anche vero che in questi decenni si sta cambiando, si sta comprendendo: si diceva nei giorni scorsi degli aspetti educativi negli anni ’40… ma posso parlare anche della mia personale esperienza. Quando io ero alle elementari, e oggi ho 54 anni, il nostro maestro ci strappava le basette a sangue. Lo dico per indicare che queste cose accadono: non che siano giustificabili (non c’è assolutamente da giustificare niente), perché anzi è vero che esiste sì una struttura di peccato, ma il peccato è sempre personale.

Il peccato personale che si fa nel consesso dei figli dell’iniquità – diciamola con la categoria biblica – ovvero di quanti vivono una condizione profonda di malizia per la quale si portano a ledere i piccoli e i deboli, certamente diventa poi una vera e propria struttura. Se è vero come è vero che i dati sono quelli che ho indicato sopra – e potrei continuare a sciorinare dati e numeri a mo’ di rosario del dolore – questo sta a dire che c’è nel mondo qualcosa che non va, non solo nella Chiesa, nella nostra comunità cristiana (o meglio, in alcuni membri: io sono prete, ma non sono pedofilo!).

Anche nei seminari bisogna avere attenzione e discernimento, certo. Oppure nel coro di Ratisbona sono accaduti questi fatti gravissimi e nessuno se n’è accorto… ciò è possibile appunto perché esiste una struttura di peccato, che si protegge con trame di omertà: i panni sporchi si lavano in famiglia… e cose così.

Io sono rimasto impressionato dalla testimonianza di una delle vittime di Ratisbona che diceva di essere stato abusato duecento volte. E diamine… quando uno non si accorge di una cosa del genere questo avviene anche perché non si è in grado di parlarne, né di aiutare a parlarne… ma comunque si tratta di un fatto drammatico, gravissimo, da non sottovalutare. Che provenga dalla Chiesa, da un papà, da organizzazioni pedocriminali, è un fatto gravissimo e lo ripeterò sempre. Questo però esige che il fronte di chi combatte tanto male si compatti e si unisca: la pedofilia e la pedopornografia si vincono non frammentando l’azione o distruggendoci l’uno con l’altro, ma anzi alleandoci. Questa è la sfida.

Forse involontariamente, Marco Marzano ha giustapposto alla classica accusa al celibato anche un velato riferimento agli ambienti sessualmente non-promiscui dei seminari. Statisticamente, sembra che un 80% dei cosiddetti preti pedofili coinvolga bambini e/o ragazzini maschi: le cose stanno così?

Don Fortunato Di Noto: Allora, credo che sia giusto precisare un fatto. Sono dati riscontrabili e quindi in un certo senso ufficiali, dato che ormai ogni anno la Congregazione per la Dottrina della Fede li espone.

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