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Torturato e ucciso solo perché cristiano?

Ahmed Gomaa / Nurphoto
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Scoppia un nuovo caso in Egitto. Dove la tolleranza per i copti è una chimera. Proteste in strada

Torturato e ucciso per la sua fede cristiana? In un Egitto dove la tolleranza religiosa è ancora una chimera, per Jamal Kamal Aweida, un 40 enne copto fermato dalla polizia e arrestato per corruzione, non c’è stata la possibilità di essere processato.

Perché poche ore dopo l’arresto sarebbe stato picchiato violentemente dai funzionari di polizia fino a perdere i sensi e morire. Senza alcuna possibilità di essere soccorso.

PROTESTA DI MASSA

Centinaia di egiziani, annuncia l’agenzia Fides (24 luglio), in gran parte appartenenti alla comunità copta, si sono radunati spontaneamente davanti alla stazione di polizia del distretto cairota di Manshiet Nasser per manifestare la propria rabbia, dopo che si è sparsa la notizia dell’uccisione del detenuto.

Aweidah lavorava nel campo della concessione delle patenti per condurre autoveicoli ed era stato arrestato mercoledì 19 luglio dalla polizia, dopo essere stato denunciato per un caso di frode e corruzione legato al suo mestiere.

ACCUSE PESANTI

A quel punto suo fratello si era subito recato nel posto di detenzione per incontrarlo, ma non gli era stato reso possibile di vedere il congiunto. Dieci ore dopo l’arresto, è stata diffusa la notizia della morte di Jamal.

I funzionari della stazione di polizia hanno provato a far passare la morte come un caso di suicidio, ma per loro è subito scattata l’accusa – sostenuta dai familiari di Jamal – di aver torturato il detenuto fino a provocarne la morte. Le autorità giudiziarie hanno disposto l’autopsia del corpo del deceduto.

IL PRECEDENTE

Prima di questa vicenda, già lo scorso dicembre alcuni agenti di polizia erano stati rinviati a giudizio con l’accusa di aver torturato a morte il copto cattolico Magdy McCain.

L’accanimento contro i copti prosegue nel silenzio da oltre tre anni. E sempre con la stessa formula. Arresti, spesso con accuse tutte da dimostrare, torture e morti violente.

NEL MIRINO DEI FRATELLI MUSULMANI

I cristiani vivono ormai nel mirino dei gruppi islamici estremisti affiliati ai Fratelli Musulmani. Sono centinaia le chiese rase al suole, gli istituti religiosi e gli orfanotrofi devastati dagli estremisti, scriveva La Stampa già nell’agosto 2013.

Una spirale di rabbia, di intolleranza religiosa che ha visto nel caso di Jamal una risposta di protesta, forse per la prima volta così decisa.

PERCHE’ I COPTI

Su Aleteia (4 aprile), dopo gli attentati alle chiese copte di Alessandria d’Egitto, Dimitris Cavouras, cittadino di Alessandria, networks manager della Fondazione Anna Lindh e portavoce della comunità greca della città, ha spiegato con chiarezza il motivo dell’accanimento contro la minoranza cristiana.

«La comunità copta è la minoranza cristiana principale nel sud-est asiatico», ha affermato, spiegando che nella zona i rapporti interconfessionali hanno preso una direzione molto negativa, anche a causa delle pressioni geopolitiche.

DEVOZIONE “PERICOLOSA”

I santuari e i luoghi di adorazione, di qualsiasi religione, sono un obiettivo chiaro, e come ha sottolineato Cavouras questa è una realtà dalle rivoluzioni del 2011. «Si tratta di un punto debole in cui si può fare grande danno. In questo caso, i copti hanno pagato il prezzo più alto», ha osservato.

Al di là della religione, come ha riconosciuto lo stesso Cavouras, l’obiettivo dei terroristi, oltre a quello di diffondere paura, odio e morte, è intimidire il regime egiziano e minacciare l’unità del Paese. Alcuni giorni prima dell’attacco, infatti, il giornalista e attivista Mustafa Sinjar ha spiegato sul portale del centro per il pluralismo religioso in Medio Oriente che «considerare i copti un obiettivo è un mezzo di pressione, perché per il regime ha ripercussioni locali e internazionali».

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