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Isabelle d’Ornano: La fede è il mio tesoro

© Janis Ratnieks

Marzena Wilkanowicz-Devoud - Aleteia Polonia - pubblicato il 20/07/17

Come si trova l’equilibrio tra la vita professionale e la vita di coppia, quando si tiene insieme un’impresa?

Io venivo dalla moda. Ho imparato molto da mio marito, che conosceva perfettamente il mondo della bellezza. Mi sono adattata. Forse anche perché ho sempre amato lavorare in équipe.

Evidentemente, quando si lavora così intensamente col proprio marito la cosa può non funzionare e condurre anche a un divorzio. Fortunatamente noi ci intendevamo bene. Ciascuno aveva il proprio àmbito. Hubert si occupava delle finanze e del piano commerciale, io più della creazione e delle relazioni pubbliche e internazionali. Grazie alla moda avevo qualche contatto negli Usa. Ci sono stati molto utili.

L’idea di lanciare dei cosmetici a base vegetale e di olii essenziali è stata vostra?

Mi sono sempre interessata alle piante. Quando ero piccola, mia madre mi curava con l’omeopatia. Lo stesso ho fatto io coi miei figli. Ci credo veramente tanto. Riflettendo insieme, abbiamo compreso che le piante avevano delle proprietà inesplorate. Hubert aveva questa intuizione: che i progressi della tecnologia ci avrebbero permesso delle scoperte sbalorditive, illimitate, nel campo vegetale. Abbiamo allora avuto l’idea di puntare fin dal principio sulla fito-cosmetica. Parecchio prima dell’ammucchiata generale sulle piante. All’epoca fu una scelta di avanguardia.

Le radici

Lei, Isabelle, è nata in Polonia. È cresciuta in Spagna. Ha studiato a Oxford e da quando è sposata vive a Parigi. Questa ricchezza di culture ha fatto di lei una persona al contempo molto internazionale e molto patriottica. Sono importanti le radici?

Sì, è vero, mi sento insieme molto internazionale e molto patriottica. Le radici sono essenziali, per me. Forse perché la mia famiglia è stata costretta lasciarle, le radici… la Polonia sotto la guerra…

Aveva due anni quando sua madre dovette lasciare la Polonia, portando nella fuga lei, le sue sorelle e… appena una valigia. Che cosa voleva trasmettere alle sue figlie, al di sopra di tutto? Che cosa si conserva quando tutto è perduto?

La lingua polacca è il tesoro che ci è rimasto. È stata la cosa più importante, per mia madre, nella nostra educazione. Ho imparato a parlare polacco anche se non vivo più in Polonia da quando avevo due anni.

Lei viene da una grande famiglia polacca. La storia della Polonia si è incrociata con quella della sua famiglia. Quali sono le più grandi ricchezze trasmesse dai suoi genitori?

Le sole ricchezze che ci sono rimaste erano la fede, la reputazione, l’educazione e le relazioni.

Queste ultime mi hanno permesso di sentirmi a mio agio con tutti e ovunque nel mondo. I miei genitori erano dei cittadini del mondo e il loro carnet di indirizzi era il nostro solo capitale. Grazie soprattutto a mio padre, cresciuto a Donwside, dai benedettini, e poi a Oxford.

Del resto negli affari il carnet degli indirizzi resta prezioso. Conta più del capitale finanziario. Credo che questo sia uno dei più grandi risultati degli studi che i figli possono condurre in buone università: più delle materie che imparano, è importante il metodo di lavoro che acquisiscono, e ancora di più le reti di relazioni che costruiscono. Grazie alle relazioni, si può sempre telefonare, chiedere un aiuto o un consiglio. È un così grande vantaggio, per un giovane che cerca uno stage o un lavoro, avere il carnet degli indirizzi che gli consegna la sua famiglia o una buona università!

© Duncan de Fey

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bellezzafamigliafemminilitàimpresamoda
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