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Il cammino di Santiago, strumento di riabilitazione per una triplice omicida

CAMMINO SANTIAGO PRATO

Jesús Mª Ezkerra-cc

Alvaro Real - Aleteia Spagnolo - pubblicato il 27/06/17

Soffre di schizofrenia paranoide, e nel 2003 ha ucciso tre persone ferendone altre sei

È successo nel 2003, presso l’Ospedale della Fundación Jiménez Díaz. Noelia de Mingo era ricoverata in reumatologia e già presentava disturbi psichiatrici. Per diverso tempo non assunse farmaci e un giorno, dopo un raptus psicotico (le era stata diagnosticata la schizofrenia paranoide), ha attaccato i suoi compagni d’ospedale con un coltello di 15 centimetri. Ne ha uccisi tre, ferendone altri sei.

Noelia de Mingo fu quindi internata in un centro psichiatrico, dal quale uscì 11 anni dopo. In questi anni nel centro psichiatrico ha seguito un rigoroso programma di riabilitazione dalla malattia. Tra le attività che le hanno permesso il recupero anche il Cammino di Santiago, che ha realizzato nel 2011.

Noelia, insieme agli educatori e ai funzionari del centro, ha fatto un pellegrinaggio di una settimana (20 chilometri al giorno) fino alla tomba dell’Apostolo. Lo racconta El Español, in un reportage: “In una sorta di viaggio di espiazione, lei ed altri internati sono stati trasferiti fino a Lugo, punto di partenza del loro particolare percorso verso l’Apostolo, viaggiando con gli educatori e i funzionari del centro psichiatrico di Fontcalent. C’è voluta una settimana, al ritmo di 20 chilometri al giorno. Per farlo, come ogni pellegrino che si rispetti, si sono dovuti preparare per giorni, prima di affrontare la sfida: una formazione che li ha aiutati a sopportare meglio la marcia verso l’Apostolo”.




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Non è stato il suo unico pellegrinaggio, ne ha anche fatto uno a Caravana de la Cruz (Murcia). Chi l’ha accompagnata in entrambe le esperienze, ha notato che queste sono state fondamentali nella riabilitazione della donna, ricoverata nell’Ospedale della Fundación Jiménez Díaz.

Il Cammino di Santiago nelle carceri spagnole

Quello dei pellegrinaggi a Santiago da parte di prigionieri spagnoli è diventato qualcosa di quotidiano. Le istituzioni penitenziarie incoraggiano queste attività. Vi hanno preso parte già i prigionieri e i funzionari dei centri di Pamplona, Palencia, Soria, Madrid VII (Estremera), Segovia e Brieva (Ávila), Lugo-Bonxe e Palma di Maiorca.

Jaume Alemany è il cappellano della prigione di Maiorca. Una volta all’anno, da Sarria, intraprende un viaggio di otto giorni insieme a dodici detenuti per andare verso Santiago. “Loro lo percepiscono come un segno di fiducia, che non possono deludere. Suppone un ‘prima’ e un ‘dopo’ “, racconta al quotidiano ABC, e dimostra che non è un’attività ludica, ma che è parte del reinserimento: “Non voglio portare con me i buoni, perché non è un premio di fine pena. È una terapia. Devono farne parte chi ne ha più bisogno, o coloro a cui può fare più del bene. Così la vedo io”.

Il Cammino di Santiago e la salute mentale

Ci sono anche molti centri di salute mentale che hanno scelto di includere, come metodo di riabilitazione ed inserimento sociale, il pellegrinaggio del Cammino di Santiago. La Confederación de Salud Mental Española lo fa da anni (dal 2003) con l’obiettivo di “normalizzare la loro immagine mostrando le loro vere capacità, e rivendicare un trattamento completo”.




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Quello di Noelia de Mingo – affetta da schizofrenia paranoide e triplice omicida – è un caso che ha destato l’attenzione dell’opinione pubblica, portando molte persone a schierarsi a favore e contro il suo reinserimento nella società. Nonostante ciò, è senza dubbio che i pellegrinaggi – e in particolare il Cammino di Santiago – stiano recando benefici per la salute mentale, per il reinserimento nella società, per la socievolezza e per il benessere generale della donna. È un cammino di superamento di sé, un cammino di redenzione, un cammino spirituale che sta aiutando molte persone a reintegrarsi nella società.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Valerio Evangelista]
Tags:
cammino di santiagopsichiatria
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