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Come ho imparato che essere incinta significa “diminuire”

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Il senso di “perdere se stesse” viene trasformato in qualcosa di meraviglioso grazie a San Giovanni Battista

Alla fine ho avuto il coraggio o la pazzia di dire quello che provo durante una gravidanza: anche se non ho mai sperimentato un dolore estremo, ho provato ogni volta una particolare sofferenza mentale.

I calci del quinto bambino sono più pesanti di quelli del primo. Ho visto la bellezza e la brutalità del travaglio già quattro volte, e ho tirato fuori da me i miei figli e le mie figlie. Le mie lacrime hanno inondato le testoline dei miei bambini umidi e grinzosi non appena mi sono stati appoggiati sul petto. Ho aspettato col respiro sospeso di sentire quei piccoli polmoni sussultare con le prime boccate d’aria. Ho guardato quattro volte, nel dolore intrecciato a una gioia immensa, una persona che nel mondo intero conosceva e desiderava solo me. La promessa di tutto questo è in ogni colpetto del mio quinto figlio.

Come sempre, però, mentre ingrosso e la nascita si avvicina, non so chi sono. Sono sopraffatta da questa presenza, da questa persona, mia figlia; ha preso il controllo, e sento che alla fine mi perderò a suo favore.

Il mio senso di “perdersi” non riguarda le limitazioni esterne dei comportamenti in base alle raccomandazioni mediche. Dimenticarsi sushi e vodka non è piacevole, ma non altera la mia concezione di me stessa. Parlo di qualcosa di interno e inamovibile, dell’incapacità di dimenticare l’altro essere avvolto nella mia carne, e come questo dia colore ai miei pensieri.

Quando sono incinta mi ritrovo ad allontanarmi in qualche modo dalle amicizie. Il mio cuore spesso sembra appartenere a due mondi: uno lavora, studia e ama la mia nuova bambina, che non ho ancora visto, mentre l’altro è prigioniero del dolore o della lotta quotidiana di sentirsi persa dietro di lei, e i due cuori in genere arrivano a una tregua e mi ritrovo a non avere niente da dire.

Perché? Perché quello che “io” voglio fare o pensare o dire è inevitabilmente avvolto nel “noi” – noi due rappresentate da me. La mia comprensione di ciò che mi costituisce in quel momento è fluttuante – il mio corpo cambia, ma lo fanno anche il mio cuore e la mia mente – e sto avviando un rapporto completamente nuovo. Come mi cambierà? Chi sono ora?

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