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Come i doccioni salvavano le anime… e i tetti

Andy Hay-cc

Daniel R. Esparza - pubblicato il 23/03/17

Una semplice distinzione tecnica può aiutarci a capire meglio le meraviglie dell'architettura gotica

Un doccione è semplicemente la parte sporgente di un tubo che espelle l’acqua che si accumula su un tetto. Non è affatto un’invenzione medievale: egizi, greci e romani l’hanno usato in tempi antichi per evitare che l’umidità distruggesse i tetti.

La parola francese gargouille è del resto un derivato del verbo gargouiller, che deriva direttamente dal greco gargarizó, fare i gargarismi. È proprio questa la funzione dei doccioni a livello architettonico: si raccoglie e si espelle l’acqua lontano dai tetti e dalle pareti dell’edificio.

Tecnicamente parlando, quindi, le fantastiche statue di pietra che non servono per far defluire l’acqua non sono doccioni ma mascheroni, anche se l’immaginazione popolare le ha identificate come tali, forse per il loro aspetto mostruoso.

Ma perché mettere dei mostri sui tetti?

Il famoso storico e critico d’arte Jurgis Baltrusaitis, uno dei fondatori della scuola di indagine artistica comparata e autore del libro The Fantastic Middle Ages, è l’autorità che si cita costantemente quando si tratta di studiare la presenza di mostri nell’arte medievale.


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Baltrusaitis spiega che queste antiche creature metà umane e metà animali non sono mai scomparse del tutto in Europa. La presenza dei doccioni, quindi, può spiegarsi come la sopravvivenza di quelle rappresentazioni greche e romane nell’arte europea successiva.

Altre fonti attribuiscono l’uso dei doccioni a una leggenda collegata alla vita di San Romano, vescovo di Rouen. Secondo la leggenda, San Romano riuscì a sottomettere un dragone – chiamato Gargouille, “gola” – semplicemente mostrandogli la croce.

Il santo legò una corda intorno al collo del dragone e lo portò nel centro della città, dove la bestia venne uccisa e bruciata. La testa e il collo del mostro, tuttavia, non vennero consumati dalle fiamme, e quindi San Romano decise di collocarli su uno dei muri della cattedrale come avvertimento: il male è in agguato, e può essere vinto solo con la croce. Ovviamente è solo una leggenda.

Altri storici segnalano che l’uso di doccioni e mascheroni nelle cattedrali ha una funzione pedagogica: queste bestie fantastiche rafforzavano la nozione per cui il male resta fuori dalla chiesa, sia metaforicamente che letteralmente, e fugge dai luoghi sacri: “Su questa pietra edificherò la mia chiesa, e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa”. Era quindi un modo per descrivere chiaramente quello che si legge nelle Scritture in un’epoca in cui ben poche persone sapevano leggere e scrivere.


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Una lezione che colpisce, vero?

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
architetturaartemale
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