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Gli effetti della Confessione sacramentale su di noi

Godong/Photononstop via AFP
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Non si deve mai trascurare questo canale della misericordia divina, che anzi va cercato sempre di più

Amico lettore, parlare di Confessione sacramentale è affrontare un sacramento istituito da Cristo nella sua Chiesa per perdonare i peccati commessi dopo il Battesimo.

Innanzitutto bisogna comprendere cosa sia un sacramento. Dal punto di vista etimologico, il termine deriva dal latino sacramentum e significa quello mediante il quale qualcosa diventa sacro. Nella definizione della fede, “i Sacramenti sono segni sensibili ed efficaci della grazia, istituiti da Cristo e affidati alla Chiesa, attraverso i quali ci viene elargita la vita divina” (Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 224).

Le parole del Compendio, come quelle di ogni definizione succinta, richiedono un breve commento: segni sensibili (nel Battesimo l’acqua, ad esempio) ed efficaci (che realizzano quello che significano). In questo modo, nel Battesimo, mentre l’acqua viene versata sul corpo si lava l’anima dal peccato originale e attuale nel caso in cui ci sia (cfr. Tertulliano, La risurrezione della carne 8). Il tutto per grazia (o dono gratuito di Dio), che viene a noi attraverso i sacramenti che Cristo – il grande Sacramento del Padre – ha istituito e ha affidato all’amministrazione della sua Chiesa (cfr. Mt 16,18).


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Uno di questi sacramenti è la Confessione, che esiste per perdonare i peccati commessi per via della debolezza umana ed è stata istituita da Gesù quando ha dato ai discepoli lo Spirito Santo (cfr. Gv 20, 22-23). In questo sacramento sono essenziali due elementi: 1) gli atti compiuti dall’essere umano che si converte sotto l’azione dello Spirito Santo e 2) l’assoluzione o il perdono ad opera del sacerdote (padre o vescovo) in nome della Santissima Trinità, che dà al penitente la soddisfazione o la penitenza per il peccato commesso e ora perdonato.

Chi si confessa deve realizzare i seguenti atti: prima di tutto un esame di coscienza, ovvero ricordare i peccati commessi e se si ritiene opportuno annotarli su carta; avere contrizione, pentimento di ciò che si è fatto con il fermo proposito di non errare più; realizzare la Confessione, raccontare al sacerdote i peccati commessi attraverso pensieri, parole, azioni e omissioni e compiere la soddisfazione o la penitenza data dal sacerdote per riparare al danno provocato dal peccato.

È necessario confessare in modo dettagliato tutti i peccati gravi ricordati nell’esame di coscienza, ovvero quelli nei quali – detto in linguaggio semplice e chiaro – c’è materia grave e anche così la persona vuole commettere, essendone quindi consapevole. La Confessione sacramentale è l’unico mezzo ordinario per dissipare questi peccati mortali, e per questo dev’essere fatta da tutti coloro che sono arrivati all’uso della ragione ogni volta che si trovano in stato di peccato grave prima della Comunione o almeno (non al massimo) una volta all’anno.

È ovvio che, anche se non è strettamente necessario, il fedele deve confessare anche i peccati lievi, perché questo aiuta a formare una retta coscienza contro le cattive tendenze e lo porta alla cura interiore data da Cristo nella misura in cui la persona si apre al suo amore misericordioso. Il confessionale è l’unico tribunale nel quale il reo esce, invariabilmente, perdonato dal Giudice Divino.

È evidente che il sacerdote deve custodire stretto segreto, anche di fronte alle autorità giudiziarie o di polizia. Ci sono già stati diversi casi nel corso della storia di sacerdoti imprigionati o assassinati per essersi rifiutati di raccontare quello che avevano udito in Confessione.


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Gli effetti della Confessione sacramentale in noi sono i seguenti: il perdono dei peccati e quindi la riconciliazione con Dio; la riconciliazione con la Chiesa; il recupero dello stato di grazia; la cancellazione della pena di condanna all’inferno meritata per i peccati gravi; la pace della coscienza; la serenità dello spirito e il rafforzamento interiore di fronte alle vicende della vita, soprattutto contro il male.

Dio ci dia la grazia di non trascurare mai – ma anzi di cercare sempre di più – questo canale della misericordia divina.

[Traduzione dal portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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