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Cosa rende un peccato “grave”?

Curtis Perry CC

Padre Bryan Connors - pubblicato il 06/03/17

La maggior parte della gente conosce la differenza tra un peccato mortale e uno veniale, ma quando un peccato è di “materia grave”?

Migliaia di bambini delle scuole di tutto il Paese trascorreranno questa Quaresima preparandosi alla loro prima Confessione. Impareranno a memoria l’Atto di Dolore e apprenderanno la pratica dell’esame di coscienza. Nelle parrocchie impegnate a presentare la pienezza dell’insegnamento morale cristiano impareranno anche la differenza tra peccato mortale e peccato veniale.

La distinzione tra peccato mortale e veniale corrisponde alla nozione di senso comune per cui alcuni peccati sono più seri di altri. San Giovanni parla di questa distinzione nella sua Prima Lettera (5, 17).

Il peccato mortale si riferisce a un peccato grave che infrange la nostra amicizia con Dio. Da questa scelta contro Dio e la sua legge deriva la perdita della grazia santificante. Il peccato veniale indebolisce la carità e impedisce la crescita nella vita spirituale, ma non porta alla perdita della carità che Dio ci dona, la base dell’amicizia con Dio.


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Come tanti altri allievi prima di loro, i primi penitenti di quest’anno impareranno che il peccato mortale consiste nel fatto di commettere in modo consapevole e deliberato un peccato di materia grave. Ma come sappiamo se un peccato è grave?

Un peccato grave è definito dal suo oggetto – quale tipo di azione si è scelta. Il tipo di azione implicata nel peccato mortale è una per la quale il peccatore, per la natura stessa dell’atto, si volge contro Dio. Può accadere in modo diretto, come nel caso dell’idolatria o dell’apostasia, o può derivare da qualche atto di disobbedienza ai comandamenti di Dio. Il rifiuto di adorare Dio la domenica, ad esempio, costituisce un volgersi in modo grave contro i suoi comandamenti.

Papa Giovanni Paolo II ricordava alla Chiesa il male autentico che il peccato grave introduce nella vita, come atto che non solo offende gravemente Dio, ma “finisce col rivolgersi contro l’uomo stesso” (Reconciliatio et paenitentia, n. 17).

Questo insegnamento ci aiuta a comprendere la natura grave di certi atti in sé. Anche se commesso senza piena consapevolezza o senza una piena azione della volontà, un peccato grave resta un ostacolo al fiorire dell’uomo e una rottura nella comunità umana.

Il Codice di Diritto Canonico ricorda ai cattolici che una persona che ha commesso un peccato grave dovrebbe astenersi dal ricevere la Santa Comunione (can. 916). I cattolici sono tenuti a confessare tutti i peccati gravi non ancora portati in confessione (can. 988 § 1). Insomma, il peccato grave è una questione seria.

La gente spesso chiede se esiste una lista di tutti i peccati di materia grave. Considerando la varietà delle azioni umane, sarebbe impossibile stilare un elenco del genere. In sua assenza, ad ogni modo, i Dieci Comandamenti restano la miglior guida a disposizione. Come rivelano i comandamenti, alcune aree della vita ammettono più facilmente che ci siano peccati più gravi e meno gravi. Il settimo comandamento, che proibisce di rubare, ammette ad esempio questioni gravi e non. Rubacchiare lo stipendio di una giornata infrange la comunità umana in un modo diverso dal rubare una caramella. L’ottavo comandamento proibisce sia le bugie viziose – peccati di materia grave – che le cosiddette “bugie bianche”, peccati non gravi ma comunque contrari alla dignità umana.


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L’amore coniugale occupa un posto importante nell’insegnamento cattolico, e spicca tra i beni che Dio ha creato per noi. A differenza del denaro, che si può avere in quantità maggiore o minore, l’amore coniugale non può essere diviso. È tutto o niente. La scelta del piacere sessuale implica o l’abbraccio coniugale o un atto di mancanza di castità. Di conseguenza, nessun peccato contro il sesto comandamento può essere considerato una questione di poco conto.

Privare della vita una persona innocente è indiscutibilmente una materia grave. Anche altri peccati contro il quinto comandamento potrebbero essere considerati gravi in alcune circostanze. Rovinare la reputazione altrui con calunnie o pettegolezzi potrebbe influire in modo talmente drastico sull’esistenza di una persona che questo peccato non può assolutamente essere preso alla leggera.

Il peccato non rappresenta la violazione di un capriccio arbitrario, come le regole di un gioco da tavolo. Il peccato contraddice la verità sulla persona umana. La legge morale è come la legge di gravità – è radicata nella natura umana. Allo stesso modo, un peccato di materia grave è serio nel suo oggetto. La gravità dei peccati non è assegnata in modo arbitrario. Un peccato contro la vita umana o l’amore umano, una scelta contro Dio e la sua Chiesa, costituisce una seria ferita della capacità dell’uomo di raggiungere la vera felicità.

Se alcuni teologi possono esitare a parlare di peccato grave, i bambini delle parrocchie di questo Paese stanno imparando proprio bene la verità pura e semplice.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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