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Il potere dell'“ancora no” con i figli

TED - pubblicato il 16/02/17

Riflessione della psicologa statunitense Carol Dweck

Riportiamo una riflessione della psicologa Carol Dweck:

“Ho sentito parlare di una scuola di Chicago in cui gli alunni dovevano seguire un certo numero di corsi, e se non venivano promossi in uno di questi ricevevano il voto ‘Ancora no’. L’ho trovato fantastico, perché se si riceve un voto basso si pensa ‘Non sono niente, non arriverò da nessuna parte’, ma se si riceve un voto ‘Ancora no’, si capisce che ci si trova in una curva di apprendimento, che mostra un cammino nel futuro. ‘Ancora no’ mi ha anche fatto capire un evento fondamentale all’inizio della mia carriera, un momento davvero decisivo. Volevo vedere come i bambini affrontavano sfide e difficoltà, e allora ho presentato ai bambini di dieci anni dei problemi leggermente difficili per loro. Alcuni hanno reagito in modo sorprendentemente positivo. Hanno detto cose del tipo ‘Adoro le sfide’. Hanno capito che le loro capacità potevano essere sviluppate. Avevano quella che definisco una mentalità di crescita. Altri alunni, invece, l’hanno trovata una cosa tragica, catastrofica. In base alla prospettiva della loro mentalità fissa, la loro intelligenza era stata messa in discussione e avevano fallito. Anziché abbandonarsi al Potere dell’Ancora, sono stati trattenuti dalla tirannia dell’Ora. E cos’hanno fatto questi allievi (dalla mentalità fissa)? Hanno detto che la prossima volta probabilmente avrebbero imbrogliato, anziché studiare di più, perché non avevano superato un test. In un altro studio, dopo il fallimento hanno cercato qualcuno che fosse andato peggio di loro per riuscire a sentirsi bene. Sono fuggiti dalle difficoltà.

Gli scienziati hanno misurato l’attività elettrica del cervello degli studenti di fronte a un errore. Negli studenti con la mentalità fissa non c’è quasi alcuna attività. Fuggono dall’errore, non si coinvolgono in esso. Gli studenti con la mentalità di crescita, con l’idea per cui le capacità possono essere sviluppate, si coinvolgono invece in modo profondo. Il loro cervello vibra con l’Ancora. Si coinvolgono molto. Processano l’errore. Imparano da questo e lo correggono.

Come stiamo crescendo i nostri figli? Li stiamo allevando per l’Ora anziché per l’Ancora?

Stiamo allevando bambini ossessionati dal 10? Stiamo allevando bambini che non sanno sognare in grande? Il loro obiettivo principale è prendere il prossimo 10? Porteranno questa necessità di convalida costante nella loro vita futura? Forse sì, perché dei datori di lavoro arrivano da me e mi dicono: ‘Abbiamo creato una generazione di giovani lavoratori che non riescono a passare una giornata senza un premio’.

E allora cosa possiamo fare? Come possiamo creare questo ponte verso l’Ancora?

Ecco alcune cose che possiamo fare. In primo luogo, possiamo lodare con saggezza, non elogiando l’intelligenza o il talento. Questo ha fallito. Non fatelo più. Dobbiamo lodare il processo al quale partecipano i bambini: i loro sforzi, le loro strategie, la loro perseveranza, il loro perfezionamento. La lode del processo genera bambini coraggiosi e resistenti.

Ci sono altri modi per ricompensare l’Ancora. Di recente ci siamo uniti agli scienziati dei giochi dell’Università di Washington per creare un nuovo gioco online di matematica che premiasse l’Ancora. Nel gioco, gli studenti venivano ricompensati per lo sforzo, per la strategia e per il progresso. Il gioco della matematica tipico ricompensa il fatto di dare risposte giuste, mentre questo gioco ricompensa il processo. E si ottengono più sforzi, più strategie, più coinvolgimento nel corso di periodi più lunghi e più perseveranza quando i ragazzi si trovano di fronte a problemi molto difficili. Abbiamo scoperto che le semplici parole ‘Ancora’ o ‘Ancora no’ danno ai bambini grande fiducia, un cammino nel futuro che crea grande persistenza.

E possiamo davvero cambiare la mentalità degli allievi. In uno studio, insegniamo che ogni volta che si viene costretti ad uscire dalla propria zona di comfort per imparare qualcosa di nuovo e difficile i neuroni del cervello ottengono forme nuove e connessioni più forti. Col tempo possono diventare più furbi.

Gli studenti che non hanno imparato a coltivare questa mentalità hanno continuato a presentare voti sempre più bassi durante la transizione scolastica difficile, mentre quelli che hanno imparato la lezione hanno compiuto un grande salto nei loro voti. Abbiamo verificato questo tipo di miglioramento in migliaia e migliaia di bambini, soprattutto quelli con difficoltà di apprendimento.

E allora parliamo di uguaglianza.

Nel nostro Paese ci sono gruppi di studenti che vanno male a livello cronico. Ad esempio, i bambini delle città dell’interno, o quelli delle riserve dei nativi americani. Sono andati così male per talmente tanto tempo che molti pensano che sia inevitabile, ma quando gli educatori creano classi di mentalità di crescita concentrate sull’Ancora si verifica l’uguaglianza. Ecco alcuni esempi: un anno, una classe di un asilo di Harlem, New York, si è collocata al 95° posto nel Test di Successo Nazionale. (…)

Ciò è avvenuto perché il significato dello sforzo e della difficoltà è stato trasformato. Prima sforzo e difficoltà facevano sentire gli allievi stupidi, facevano venire voglia di desistere, mentre ora sono qualcosa di positivo. Ed ecco che i neuroni di questi bambini stanno creando nuove connessioni, più forti. E così stanno diventando più intelligenti.

Ho ricevuto una lettera da un bambino di 13 anni che diceva: “Cara professoressa Dweck, apprezzo il fatto che la sua metodologia si basi su una solida ricerca scientifica, e per questo ho deciso di metterla in pratica. Mi sono sforzato di più nei compiti, nel mio rapporto con la famiglia e in quello con i compagni a scuola e ho già verificato grandi miglioramenti in tutti questi campi. Ora capisco di aver sprecato la maggior parte della mia vita”.

Non sprechiamo più la vita, perché una volta che sappiamo che le abilità sono capaci di una crescita simile, stimolarle diventa un diritto fondamentale dei bambini, di tutti i bambini, che hanno il diritto di vivere in luoghi che favoriscano questa crescita, luoghi pieni di Ancora. Grazie”.

[Traduzione dal portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
educazione
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