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Un poliziotto contro la “tratta” dei bambini

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Marinella Bandini - Aleteia - pubblicato il 08/02/17

La sera, quando i figli dormono, scrive le storie dei bambini maltrattati e cerca di regalargli un futuro migliore

Quando i bambini dormono, al sicuro, lui comincia a scrivere di altri bambini, quelli a cui è negata l’infanzia. Storie crude e spesso crudeli, storie di sfruttamento e di schiavitù, a cui la penna di Gianpaolo Trevisi tenta a volte di regalare un finale meno amaro. Lui di mestiere fa il poliziotto e per passione scrive. La sua esperienza alla Questura di Verona, come dirigente dell’Ufficio Immigrazione, gli ha fatto incontrare tante persone vittime dello sfruttamento, soprattutto donne dell’Est, i cui sogni d’amore si infrangono sulle nostre strade e tra le braccia di sconosciuti. Ne è nato, qualche anno fa, il libro “Fogli di via”. In questi giorni, per la “Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone” dedicata ai bambini, è in distribuzione un opuscolo (su inziativa di Talìtha Kum – Rete internazionale della Vita consacrata contro la tratta di persone) che racconta le storie di alcuni bambini vittime della tratta. Storie vere, che Gianpaolo Trevisi ha rielaborato in forma di racconto.

Lo abbiamo incontrato: “Sono storie vere e terribili. Io sono papà da poco, ho due bambini di 4 e 2 anni e di solito scrivo quando loro vanno a dormire. Leggevo queste storie, che mi arrivavano da tutte le parti del mondo, le cui vittime sono anche bambine di tre anni, sfruttate per il cybersex, storie sconvolgenti. Allora, quando finivo di scrivere andavo in camera dai miei figli, me li guardavo per una mezzoretta e mi consideravo ancora più fortunato. A volte ci si dimentica quanto siamo fortunati, noi e i nostri figli, rispetto a tante altre storie, che sono storie di oggi, non del passato”. E poi la vicenda di una sedicenne che dall’Australia viene portata dai genitori nel loro paese di origine, in Africa, dove la attende un matrimonio combinato con un uomo molto più grande di lei. “Se penso al mio matrimonio e penso a queste storie… mi fanno riflettere”.

Nella sua esperienza, Trevisi ha incontrato soprattutto giovani ragazze sfruttate per la prostituzione. “Raccontano una intera vita, in una lingua a volte difficile. Ti denunciano il furto dell’amore, dei sogni, non il furto della macchina… E devi pensare subito come aiutare quella persona, perché finita la denuncia non puoi chiudere la porta e salutarla… vedere già dove può andare appena esce”. Per questo è importante una rete sul territorio, “gente che risponde al telefono alle 3 di notte, che è disponibile ad aprire la porta. Non si può dire ‘torna domani’, ‘adesso abbiamo da fare’, ‘la casa che dovrebbe ospitarti è piena o a quest’ora non riceve”. Da qui anche l’importanza di sensibilizzare le persone a questo fenomeno. Anche con una iniziativa come la Giornata di preghiera: “Può servire per far conoscere quel che succede e a riflettere”.

Trevisi cerca di trasmettere la sua esperienza anche ai giovani, sia andando a parlare nelle scuole, sia all’interno della Scuola della Polizia di Stato di Peschiera del Garda, di cui oggi è direttore. “Cerco di raccontargli queste cose, perché quando poi vanno su strada possano rendersi conto che spesso dietro a un bambino in difficoltà c’è una storia molto più importante, o che una giovane ragazza che si prostituisce e chiede aiuto ha dietro una storia terribili, e quindi avere quella maggiore sensibilità che può servire per fare meglio il nostro lavoro”. Trevisi viene spesso chiamato nelle scuole. I ragazzi si appassionano alle storie che racconta, si rendono conto che i loro coetanei vivono tutt’altro tipo di vita, che c’è ancora la schiavitù. È importante raccontare ai giovani “perché crescendo possano far sì che le cose cambino”. A loro Trevisi dice sempre una cosa: “Il bambino in ogni angolo del mondo dovrebbe avere un solo diritto e dovere, quello di giocare”.

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