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Ho trovato una ricetta abortiva nella spazzatura di mia figlia, cosa dovrei fare?

Lara Danielle CC

Katrina Fernandez - pubblicato il 27/01/17

Quando dispiacere, dolore e amore incondizionato si devono incontrare

Cara Katrina,

di recente mia moglie mi ha chiamato e mi ha detto di aver trovato una ricetta di una clinica abortiva nella spazzatura che mia figlia stava gettando. Sembra che mia figlia ventenne abbia abortito due mesi fa. Sono estremamente addolorato. Cosa dovrei fare?

Grazie per le tue preghiere e per la tua fedeltà.


L’aborto è una questione estremamente delicata. Ho scritto da qualche parte, e con grande dolore, di aver abortito due volte, la prima quando avevo 21 anni e la seconda quando ne avevo 22. Riesco ancora a ricordare con grande precisione il senso di impotenza e disperazione che provavo all’epoca. Quasi 20 anni dopo, quelle emozioni non sono scomparse.

Entrambe le volte in cui sono rimasta incinta non ero sposata, avevo pochi mezzi, cercavo di terminare gli studi e sentivo un’immensa pressione da parte dei padri, subendo le loro minacce e la loro negazione di responsabilità. Anche i miei amici mi hanno abbandonata e mi hanno trattata come se avessi una malattia contagiosa. Sono stata lasciata completamente sola. Non sono mai andata da mia madre perché credevo che sarebbe stata solo un’altra voce di disapprovazione. Ero in preda al panico quando ho deciso che non avevo alternative all’aborto.

I giorni prima e subito dopo l’aborto sono una nebbia di ormoni, emozioni, stress, paura e lacrime. Non ho mai pensato in modo chiaro o con calma. Anche scriverne ora mi fa sentire tesa e ansiosa.

Sto condividendo tutto questo di modo che tu possa avere un’idea di quello che ha passato tua figlia e del motivo per cui non ti ha detto che era incinta. Forse non voleva deluderti e temeva di perdere il tuo rispetto, o forse aveva già deciso e non voleva rischiare che la dissuadessi. Qualunque siano stati i motivi e le circostanze che l’hanno portata a prendere quella decisione, sappiate che probabilmente è angosciata per l’accaduto, e non è una cosa che abbia fatto a cuor leggero.

Dal mio punto di vista come genitore, se in futuro mio figlio e la sua ragazza si trovassero in questa situazione spero e prego che vengano da me per ricevere aiuto e consiglio. Se non lo facessero e abortissero il bambino e io lo venissi a sapere a cose fatte sarei devastata anch’io.

Mi chiederei cosa avrei potuto fare, come genitore, per evitarlo o dare a mio figlio insegnamenti migliori. Mi farei prendere da senso di colpa e dalla vergogna per il fatto che mio figlio non abbia pensato di potermi venire a raccontare i suoi problemi. Piangerei anche la perdita del mio primo nipote e sì, la mia prima reazione sarebbe quella di affrontarlo.

Ma suggerirei lo stesso a voi?

Penso che tenere l’aborto privato e segreto sia sbagliato. È proprio questo atteggiamento di segretezza che nutre la mentalità “il corpo è mio e la scelta anche”. Nega il fatto che l’aborto non influisca solo sulla madre incinta, ma anche sui nonni, sui padri, sui fratelli, sui figli futuri e ovviamente sul bambino non nato. Decidere di togliere una vita non è una decisione privata, e non dovrebbe essere trattata come tale. A mio avviso, rimanere in silenzio per evitare il conflitto equivale a un’approvazione.

I miei aborti hanno influito direttamente sul mio modo di essere genitore e su quello che insegno a mio figlio sulla sessualità. Hanno anche influito sui miei genitori, visto che li ho privati dei loro nipoti, ma, cosa più importante, ho combattuto contro una grave depressione e un comportamento autodistruttivo per molti anni dopo aver abortito.

Per questo motivo, devi far sapere a tua figlia che tu e tua moglie siete lì per lei. Può aver bisogno di sostegno emotivo e mentale, e se continuerà a nascondere il suo aborto potrebbe non cercare l’aiuto di cui ha bisogno.

Mi siederei con lei e le farei sapere gentilmente che avete trovato la ricetta. Eviterei di chiedere spiegazioni o di accusarla. Fatele solo sapere che le volete bene – che gliene vorrete sempre – e che siete lì per lei. Fatele sapere che soffrite per lei, che condividete il suo dolore e che quando sarà pronta a parlarne la ascolterete.

Potrebbe essere sollevata o furiosa. Potrebbe piangere o reagire con rabbia. Potrebbe rifiutarsi di parlare con voi o accusarvi di aver violato la sua privacy. Qualunque sia la sua reazione e indipendentemente da quanto tempo servirà alla vostra famiglia per guarire, è importante accettare e perdonare vostra figlia. Pregate per lei (e con lei, se ve lo permette), piangete la perdita di vostro nipote e perdonate anche voi stessi.


LEGGI ANCHE: Aiuto, i miei suoceri favorevoli all’aborto stanno cercando di indottrinare i miei figli!


C’è un’altra considerazione. I miei aborti “legali e sicuri” hanno influito seriamente sulla mia possibilità di portare a termine una gravidanza, provocando dolore e senso di colpa che ho sopportato da sola per molto tempo. Se vostra figlia affronta qualcosa di simile – e prego che non sia così –, sapere che siete lì per lei sarà una vera consolazione.

E sì, non c’è niente di male nel fatto che soffriate. Avete perso un nipote che non conoscerete mai.

La Vigna di Rachele è in assoluto la migliore organizzazione in grado di aiutare le donne e i familiari a far fronte alla perdita e al dolore dell’aborto. L’aborto è una cicatrice profonda che ferisce profondamente le donne. Tua figlia ha bisogno di sapere di essere amata in modo incondizionato.

Questo è il mio consiglio per te e per qualsiasi genitore affronti la stessa difficile situazione. Siate lì per i vostri figli e mettete da parte i vostri sentimenti per il loro bene. Per quanto possa essere dolorosa, la situazione dev’essere affrontata perché possa iniziare la guarigione.

Katrina Fernandez ha un dottorato in essere single e un master in monogenitorialità con specializzazione in senso di colpa cattolico. Scrive su questi e altri argomenti legati alla sopravvivenza da più di un decennio. Si possono sottoporre le proprie domande all’indirizzo katrinafixesitforyou@gmail.com.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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