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In una scultura Lampedusa come dono di Dio per i migranti

©ServizioFotograficoOR/CPP

January 25, 2017 : Pope Francis blesses a sculpture for Lampedusa before the general audience at the Vatican. EDITORIAL USE ONLY. NOT FOR SALE FOR MARKETING OR ADVERTISING CAMPAIGNS.

Marinella Bandini - Aleteia - pubblicato il 26/01/17

Papa Francesco ha benedetto l'opera che sarà collocata nel porto dell'isola. Un omaggio a chi salva le vite in mare

Una scultura raffigurante il salvataggio dei migranti sarà presto collocata nel porto di Lampedusa, un omaggio all’isola e alla sua capacità di accogliere i tanti che approdano disperati sulle sue coste. Papa Francesco l’ha benedetta questa mattina, prima dell’udienza generale. Si tratta di un’opera di otto quintali, che lo scultore pistoiese Mauro Vaccai ha realizzato su commissione della Marina Militare Italiana, come simbolo permanente per ricordare l’impegno dell’isola e della Marina nel salvataggio e nell’accoglienza dei profughi che provano a solcare il Mediterraneo. In un’intervista di qualche mese fa a TVL, lo scultore racconta: “La realizzazione nasce da una riflessione semplice, dall’immagine che vediamo quasi ogni giorno in tv: l’arrivo dei profughi attraverso il mare, un’immagine triste, e la grande accoglienza dei lampedusani”. Ma anche “la raccolta di questi profughi in mare da parte della Marina Militare”.

L’opera si compone di due parti: da una parte “l’isola di Lampedusa che fa da boa” e dall’altra “i militari della Marina che vanno a raccogliere anche in alto mare questi profughi, che spesso si trovano in difficoltà per le condizioni in cui navigano”. Su tutta la scena domina la figura di Cristo. “C’è una riflessione religiosa” nell’opera, spiega lo scultore, che si rifà al principio “ama il prossimo tuo come te stesso”. E così, partendo proprio da Cristo, attraverso gli angeli, come una catena, “quest’isola di Lampedusa è portata come approdo a questi popoli che io mi auguro un giorno trovino una accoglienza e un rifugio ancora migliore di quello che si riesce a dargli”. L’opera dunque si propone come “un segno non solo di speranza e di carità, ma anche di fede, di fiducia in qualcosa che va oltre la nostra vita, oltre questo presente che spesso è triste”.

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