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Caro Dj Fabo, meglio la vita che l’eutanasia

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La fidanzata e l’amore per la musica, il bello di lottare per restare in questo mondo. Valori cattolici e non solo per non cedere al fine vita

«Sono sempre stato un ragazzo molto vivace. Un po’ ribelle, nella vita ho fatto di tutto. Ma la mia passione più grande è sempre stata la musica. Così divento Dj Fabo». Inizia così l’appello di Fabiano Antoniani al Presidente Mattarella affinché intervenga sul fine vita. In seguito ad un grave incidente stradale Dj Fabo oggi è un ragazzo di 39 anni cieco e tetraplegico (Ansa, 20 gennaio).

Dopo anni di terapie senza esito, ha maturato la precisa consapevolezza di voler porre fine a una quotidianità che non chiama più vita, ma per farlo ha bisogno di aiuto. Per questo Fabo, come riporta il Corriere della Sera (20 gennaio), si è rivolto all’Associazione Luca Coscioni, promotrice di una proposta di legge di iniziativa popolare per legalizzare l’eutanasia. Legge che sarà discussa alla Camera il 30 gennaio.

Fabo spiega in un video di non essere depresso e di mantenere tutt’ora il senso dell’ironia, ma si sente umiliato dalle proprie condizioni: immobile e al buio, considera la propria condizione insopportabile, consapevole che potrebbe durare per decenni.

I DUE TESORI

Rita Coruzzi, una ragazza paraplegica ha lanciato un appello a Fabiano su Avvenire (19 gennaio). Rispetto alla malattia, dice Rita, «penso anche, he tu possa continuare a dare molto a tante persone, poiché possiedi ancora due grandi amori: la tua ragazza, che non ti ha abbandonato neanche in questa situazione, dando una grande prova d’amore; e la musica che, anche se per il momento non ti senti di ascoltarla perché ti ricorda troppo quello che hai perso, è una passione di cui non ti libererai, sarà sempre lì, in fondo al tuo cuore, pronta a sgorgare nei momenti più impensati. Questi due tesori potrebbero essere ancora una grande ricchezza, non solo per te».

“RITROVA LA LUCE”

Il messaggio di Rita è un vero e proprio inno ala vita. «È scontato dire che la vita è crudele e ingiusta, che fa scherzi orribili, ma ciò che non è scontato è che chi li subisce ha due scelte: arrendersi e subirne il peso, oppure trovare un’alternativa. Questo è il bello della vita: finché sei vivo hai un’altra possibilità, puoi cambiare le cose, fare la differenza, pur con difficoltà cambiare i tuoi progetti per costruirne altri migliori, che magari non avresti neanche lontanamente immaginato. Una frase che mi ha molto colpito nel tuo video è quando dici che tu vivi nella notte. È vero, ora i tuoi occhi vedono il buio, ma la tua mente può ritrovare la luce e la voglia di vivere e di lottare».

L’ESSERE IN BUONA SALUTE

Scrive Agensir (20 gennaio), sulla posizione del Magistero cattolico sull’eutanasia: «L’essere in vita, per la persona umana, costituisce un bene primario, essendo condizione di possibilità per il pieno sviluppo di tutti gli altri beni personali. Un tale bene, dunque, merita di essere tutelato e promosso prima di tutti gli altri. Ma al tempo stesso va ricordato che la vita fisica non è un bene “assoluto”, essendo anch’essa subordinata alla finalità ultima della persona: la pienezza della vita eterna.

In questo quadro, l’essere in buona salute ovviamente rappresenta per la persona una condizione generalmente favorevole alla sua realizzazione e, in quanto tale, un bene utile, anch’esso orientato alla finalità ultima dell’essere umano.

CURE NECESSARIE PER LA VITA

Ne deriva, sul piano etico, che ogni persona (e chiunque ha il compito di prendersene cura) ha il diritto/dovere, soprattutto in caso di malattia grave, di intraprendere le cure necessarie per conservare, nei limiti del possibile, vita e salute. Tale dovere sussiste verso se stessi, verso Dio, verso la comunità umana, verso determinate persone (es. familiari).

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