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Così San Giovanni Bosco sfidava il diavolo

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Dalle vessazioni alle beffe. Una dura battaglia quella tra il santo e satana

San Giovanni Bosco e il demonio. Si narrano numerosi episodi in cui don Bosco ha affrontato Satana: incontri, scontri, esorcismi.    

1) CARLUCCIO E LA MADONNA AUSILIATRICE

Carluccio, il figlio di un onesto era un “allievo” di Don Bosco. Al ragazzo, 15enne, trasmesse la devozione. Quando il ragazzo si ammalò, il sacerdote era fuori città e non potè confessarlo. La malattia si fece sempre più grave e Carluccio morì.

Arrivò Don Bosco; la famiglia in lutto narrò come si era spento il loro Carluccio. Don Bosco s’accostò al morto giovinetto e cominciò a chiamare: «Carluccio! Carluccio!… ». Il morto aprì gli occhi e si sedette sul letto. « Oh! Don Bosco, vi ho chiamato tanto tempo perché volevo confessarmi bene. Mi sono confessato confusamente con l’altro prete e non riuscii a confessarmi bene!».

Don Bosco fece uscire tutti per un momento dalla camera. Disse quindi a Carluccio: «Poveretto, e che cosa ti è accaduto?».

«Ecco, — rispose il ragazzo — appena l’anima uscì dal mio corpo, si trovò davanti a Cristo Giudice, ma Maria Ausiliatrice pregò suo Figlio di sospendere alquanto il giudizio. Io ero terrorizzato. Vedevo in disparte un abisso immenso di fuoco». Tutt’intorno demoni. «Fu allora che Maria Ausiliatrice, lì presente, disse ai demoni: “Non lo toccate, non è ancora giudicato!”».

A quel punto Carluccio ricordò di aver sentito la voce di Don Bosco e di aver ripreso conoscenza. Don Bosco, dopo aver messo al corrente i familiari rientrati nella camera, disse infine al ragazzo: «Carluccio, preferisci stare ancora in questo mondo di tentazioni e pericoli, o di andare tra le braccia di Maria Ausiliatrice?». Il giovanetto rispose: «Preferisco andare tra le braccia di Maria Ausiliatrice». «Allora — proseguì il Santo — va in pace e prega la Madonna per noi!». Si lasciò andare sui guanciali e rimase cadavere.

2) LE BEFFE DEL DIAVOLO

Leggiamo ancora nella vita di Don Bosco che il diavolo, rab­bioso perché il santo gli rapiva le anime, cercava tutti i modi di ostacolarlo. Satana rumoreggiava sul solaio, pareva che rotolasse delle pietre con fracasso infernale.

Mentre il Santo vegliava a tavolino a stendere le Regole dei Salesiani, quell’animale gli versava l’inchiostro sul manoscritto. Quand’era oppresso dal sonno, gli tirava giù le coperte dal letto, beffeggiandolo. Spesso, sotto aspetto di tigre, o altre belve feroci, o mostri orrendi, gli sollevava il letto.

3) LA BENEDIZIONE

A Roma, il 3 aprile 1880 condussero a Don Bosco un’indemo­niata, perché la benedicesse.

Durante la benedizione sembrava che il demonio stesse per soffocare la sua povera vittima. Il maligno disse che si chiamava «Petrus» e che da due anni abitava in quella persona.

«Che cosa fai qui»? — chiese Don Bosco.

«Faccio il guardiano di Santa» (così si chiamava l’ossessa).

«Dove stavi prima?»

«Nell’aria! Voi dovete combattere molto contro di me».

«Perché non vuoi uscirne? Non vedi che aumenti le tue pene, il tuo male?».

«Io lo voglio il male!».

L’esorcismo solenne non fu allora possibile, mancando a Don Bosco il permesso del Cardinale Vicario, assente da Roma. Un signore che non credeva al demonio, vedendo la scena e sentendo le parole dell’indemoniata, si convinse dell’esistenza del diavolo (esorcismo.altervista.org).

4) LA MARCHESA VITTIMA DI UN’OSSESSIONE

Don Bosco si era mosso per recarsi a celebrare la Messa in casa della marchesa di Comillas, quando gli si menò davanti un’ossessa che, appena lo vide, si gettò a terra e parve svenire, mandando spuma dalla bocca, dibattendosi e contorcendosi come un serpe. Egli le diceva di invocare Maria, essa invece urlava: «No, non voglio uscire! non voglio partire!».

Siccome la disgraziata aveva nome Maria. Don Bosco la chiamava: «Maria, prendi questa medaglia»; ma essa non dava segno d’intendere. Finalmente Don Bosco la benedisse. Si alzò allora la giovane, prese la medaglia che Don Bosco le offriva, la baciò, entrò in chiesa e udì la Messa. Sembrava guarita: infatti fece colazione tranquillamente, e tutto questo alla presenza di molte persone. Coloro che l’accompagnavano, dicevano di non averla vista da gran tempo così calma e n’erano stupefatti. E se ne tornò consolata a casa.

5) LE MOLESTIE DELL’ORSO

Don Bosco soffriva gravi suggestioni diaboliche ogni volta che stava per intraprendere qualche opera importante a maggior gloria di Dio. Un mattino avendogli uno domandato se nella notte avesse riposato bene, gli rispose: «Non molto, perchè fui molestato da un brutto animalaccio, sotto forma di orso, il quale mi si pose sul letto, e tentò, opprimendomi, di soffocarmi». Questo fatto non avvenne una volta sola; e Don Bosco diceva chiaramente come fossero molestie infernali.

La notte poi nella quale Don Bosco finì di scrivere le prime Regole della Pia Società Salesiana, frutto di tanta preghiera, meditazione e lavoro, mentre scriveva la frase di conclusione: «Ad maiorem Dei Gloriam», ecco apparirgli il diavolo, il tavolino si mosse, si rovesciò il calamaio, mentre s’udivano grida così strane da incutere profondo terrore; e in fine restò tutto così imbrattato il manoscritto da non essere più leggibile, e dover poi Don Bosco ricominciare il suo lavoro.

6) L’OPPRESSIONE SULLO STOMACO

Il 12 febbraio del 1862 Don Bosco raccontò: «La notte del sei o sette di questo mese ero appena coricato, e già incominciava ad assopirmi, quando mi sento prendere per le spalle e darmi un crollo tale che mi spaventò grandemente. “Ma chi sei?” mi posi a gridare, Accesi, tosto il lume e mi vestii, guardai sotto il letto, e in tutti gli angoli della stanza, per vedere se ci fosse nascosto qualcuno, causa di quello scherzo. Ma nulla trovai. Esaminai l’uscio di mia camera ed era chiuso. Esaminai parimenti l’uscio della biblioteca; tutto era chiuso e tranquillo».

Don Bosco, poi, ricorda di essere tornato a letto. «Ero appena sopito. quando mi sento dare un altro crollo che mi sconvolge. Voleva suonare il campanello e chiamare. “Ma no”, dissi tra me, “non voglio disturbare alcuno”, e intanto mi posi a dormire supino; quando mi sento sullo stomaco un peso enorme che mi opprimeva, quasi m’impediva il respiro. Non potei tenermi dal gridare: «Che cosa c’è`?» e diedi ad un tempo un forte pugno: ma nulla toccai. Mi posi sull’altra parte, e si rinnovò quell’oppressione. In tale miserando stato passai tutta quella notte».

7) TAK… TAK… TAK…

Il 5 febbraio 1862 D. Bosco raccontò: «L’altra sera andai in camera e vidi il tavolino da notte ballare e battere: tak, tak, tak… “Ohi, questa è bella!” dissi fra me, e mi avvicinai e lo interrogai: “E sicchè, che cosa vuoi ?” ed esso continuava: tak, tak, tak. Mi poneva a passeggiare per la camera ed esso taceva; gli andava vicino, ed esso ballava e batteva. Vi assicuro che se io avessi udito raccontare quanto ho veduto, non avrei certamente creduto. E non ci par di sentire i fatti delle streghe che ci raccontava la nonna?».

8) LA CODA DEL DIAVOLO

Il 17 febbraio 1862: «Ieri sera mi coricai, quand’ecco sento passarmi sulla fronte come un freddo pennello, che leggermente fosse maneggiato. Allora io mi tirai giù la berretta da notte, ma quella mano misteriosa mi faceva passare il pennello sul naso e sulla bocca molestando le narici, cosicchè non mi lasciò dormire e chiuder occhio per un solo istante. Ciò mi accadde altre volte, anzi invece di una penna, mi sembrò che fosse una coda così puzzolente, che mi svegliava di soprassalto» (http://www.preghiereagesuemaria.it).

9) LA DONNA VESSATA

Nel 1872 a Mathi Torinese vi era una certa Maria Sopetti, che soffriva per vessazioni diaboliche. Ne venne informato mons. Gastaldi, che suggerì di farla benedire da Don Bosco. La donna andò a Torino il 30 novembre. Quando venne il momento di entrare, cominciò a urlare: «No, no…» per un centinaio di volte. Finalmente entrò e con mille sforzi si riuscì a farla inginocchiare.

Don Bosco le diede la benedizione. Essa nel frattempo portò le mani alle orecchie per non sentire, e prese a fare mille atti maniaci e mille smorfie, una più strana dell’altra, perché si sentiva soffocare.

Quindi si mise a grugnire come un maiale e a miagolare come un gatto.

Con incredibili sforzi si riuscì a farle baciare la medaglia di Maria Ausiliatrice. Terminata la benedizione, subito si calmò.

Uscita dalla camera, fu vista tranquilla. Don Bosco le assicurò che, andando a Lanzo, sarebbe passato a vederla a Mathi, o almeno avrebbe chiesto sue notizie. Le disse che baciasse spesso la medaglia di Maria Ausiliatrice e recitasse l’Ave Maria, che il Signore le dava con tali vessazioni un mezzo per farsi molti meriti. Continuò di tanto in tanto ad andare da Don Bosco e il 2 gennaio 1883 era quasi interamente libera (www.donboscoinsieme.com).

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