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Scoprite perché questo albero della Terra Santa è uno dei più fotografati al mondo

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don Fabio Bartoli - La Fontana del Villaggio - pubblicato il 19/01/17

Questo è uno degli alberi più fotografati al mondo. È il sicomoro di Gerico, quello che tutte le guide di Terrasanta indicano come l’albero su cui si arrampicò Zaccheo per veder passare il Signore. Ovviamente l’albero in questione non ha nessuna chance di essere quello evangelico, sia perché è vecchio, ma non abbastanza, sia soprattutto perché al tempo di Gesù la città di Gerico sorgeva a qualche chilometro di distanza. Tuttavia ogni gruppo di pellegrini si ferma davanti a quell’albero e molti di loro scattano foto e comunque ricordano l’episodio evangelico.

Un paio di anni fa quell’albero è stato testimone involontario di un episodio curioso.

Una sera, dopo cena, mi sono avventurato per Gerico passeggiando, insieme ad un’amica, e ci siamo fermati sotto l’albero, seduti sul muretto dell’aiuola, a recitare il rosario. Si è avvicinato un uomo molto gentile che in un discreto inglese ci ha chiesto cosa fosse successo sotto quell’albero, perché insomma, lui era nato a Gerico, aveva sempre visto tanta gente fermarsi là, ma non capiva cosa ci fosse di straordinario in un albero che ai suoi occhi sembrava decisamente qualunque.

Così io e la mia amica abbiamo cominciato a raccontargli la storia di Zaccheo e, partendo da quella, a fare una sorta di catechesi sulla misericordia di Dio e un’annuncio di Gesù, e man mano che parlavamo vedevamo quest’uomo commuoversi, tanto che ha chiamato anche i figli ad ascoltare e traduceva per loro in arabo quello che noi dicevamo. In breve si formò un capannello di una ventina di persone attentissime ad ascoltarci. Io ero un po’ preoccupato, perché dove vige la sharia è vietato fare evangelizzazione per strada e avendo un gruppo al seguito non potevo proprio permettermi una notte in guardina, però era un’occasione troppo bella per non coglierla e così siamo andati avanti per quasi un’ora senza che nessuno ci disturbasse.

Alla fine quell’uomo (che non essendo uno sciocco credo che si fosse reso conto del rischio che correvamo) ci ha ringraziato con le lacrime agli occhi, spiegando che lui non sapeva nulla di quella storia perché i loro capi non permettono loro di sapere niente del Cristianesimo.

Non l’ho mai più rivisto e non so nulla di lui, ma ogni tanto lo ricordo nella preghiera e lo affido al Signore insieme a tutta la sua famiglia, ma il motivo per cui ho condiviso con voi questa storia è perché chi non conosce da vicino il mondo musulmano ha probabilmente una percezione sbagliata dei fatti: ai nostri occhi di Europei stanchi e svogliati può sembrare che la violenza del terrorismo stia vincendo, in realtà è vero il contrario: sono tanti i musulmani curiosi di conoscere il Vangelo e se incontrano dei Cristiani autentici, capaci di farglielo amare, si aprono di vero cuore, perché nel loro intimo sono persone profondamente religiose.

La verità è che la follia del terrorismo è una strategia perdente, che la pretesa di bendare un popolo intero alla lunga è fallimentare, che sono moltissime le conversioni segrete (che devono rimanere tali per paura di ritorsioni). Ancora oggi, come sempre, il sangue dei martiri è seme di Cristiani.

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