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“The Lighthouse”, una meravigliosa animazione sulla paternità

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di Andrés D’Angelo

Scrivo questo articolo nel primo anniversario della morte di mio padre. È il suo primo anno in Cielo. E non è presunzione o millanteria: mio padre è morto un sabato mattina, indossando lo Scapolare della Madonna del Monte Carmelo mentre suo nipote (un prete) gli amministrava gli ultimi Sacramenti. Per questo motivo il video di oggi, The Lighthouse, mi riempie il cuore in modo particolare: in quanto figlio di mio padre, vedo il buon lavoro che ha fatto con i suoi dodici figli e gli oltre 60 nipoti. In quanto padre dei miei figli, appena adolescenti, vedo davanti a me il compito di continuare a provare ad essere un buon padre.

Il video è bello sotto ogni punto di vista. Padre e madre sono entrambi decisivi nella formazione del carattere dei figli, ma la nostra cultura tende ad esaltare quasi soltanto la maternità, come se si potesse fare a meno della paternità o se i padri non avessero bisogno di riconoscimento per il ruolo che ricoprono nella formazione dei figli.

Il contributo di un padre nel crescere i figli è incommensurabile. In questo difficile compito, gli uomini sono chiamati ad affrontare una sfida unica: quella di mostrare sia fermezza che tenerezza. Essere fermi senza risultare duri, ed essere teneri senza mostrarsi deboli. La nostra fermezza darà ai nostri figli la fiducia in se stessi e la forza interiore di cui avranno bisogno per affrontare il mondo. In questo cortometraggio, ambientato in un faro, il padre accompagna il bambino nel suo cammino verso la fiducia in se stesso, poeticamente simboleggiata dalle navi sempre più grandi che utilizza il figlio. Il padre gioca con il bambino, ma allo stesso tempo fa in modo che la sua fiducia cresca, secondo la sua età e capacità. C’è un momento bellissimo in cui il padre guarda il figlio, ormai maturo, continuando a vederlo come un bambino.

È in quello sguardo che dimora la tensione interiore del padre: come dice un mio caro amico, “la paternità è un insieme di aspettative, sogni e amore sempre in tensione verso il futuro”. I nostri figli sono la nostra principale preoccupazione, la prioritaria responsabilità della nostra vita ed il nostro più importante investimento per il futuro. Prepariamo i nostri figli ad essere indipendenti, forti, sicuri di sé… ma ci sono molti momenti in cui, proprio come il padre nel video, abbiamo bisogno di essere sicuri che i nostri “ragazzi” stiano bene.

Un altro tocco magistrale di questo cortometraggio è la musica. La composizione crea un meraviglioso mood intimistico. Secondo la mia interpretazione, la musica simboleggia il trasferimento della saggezza paterna. Il padre mette il bambino davanti al pianoforte e il bambino vuole strimpellare lo strumento, senza nemmeno sapere come si suoni. Il padre lo ferma, prende le sue mani e le pone sulla tastiera in modo corretto, fino a quando il ragazzo è in grado di seguire la melodia. Più tardi, quando il figlio (ormai adulto) fa ritorno, l’anziano padre ha perso la capacità di esprimersi con la musica. E quando il figlio inizia la sua esecuzione, gli toglie le mani dalla tastiera; poi suona la stessa musica per il proprio figlio, ma arricchito dalla sua esperienza.


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In una meravigliosa catechesi sulla paternità, papa Francesco ha detto:

“Ogni famiglia ha bisogno del padre. Oggi ci soffermiamo sul valore del suo ruolo, e vorrei partire da alcune espressioni che si trovano nel Libro dei Proverbi, parole che un padre rivolge al proprio figlio, e dice così: «Figlio mio, se il tuo cuore sarà saggio, anche il mio sarà colmo di gioia. Esulterò dentro di me, quando le tue labbra diranno parole rette» (Pr 23,15-16). […] Questo padre non dice: “Sono fiero di te perché sei proprio uguale a me, perché ripeti le cose che dico e che faccio io”. No, non  gli dice semplicemente qualcosa. Gli dice qualcosa di ben più importante, che potremmo interpretare così: “Sarò felice ogni volta che ti vedrò agire con saggezza, e sarò commosso ogni volta che ti sentirò parlare con rettitudine. Questo è ciò che ho voluto lasciarti, perché diventasse una cosa tua: l’attitudine a sentire e agire, a parlare e giudicare con saggezza e rettitudine. E perché tu potessi essere così, ti ho insegnato cose che non sapevi, ho corretto errori che non vedevi. Ti ho fatto sentire un affetto profondo e insieme discreto, che forse non hai riconosciuto pienamente quando eri giovane e incerto. Ti ho dato una testimonianza di rigore e di fermezza che forse non capivi, quando avresti voluto soltanto complicità e protezione. Ho dovuto io stesso, per primo, mettermi alla prova della saggezza del cuore, e vigilare sugli eccessi del sentimento e del risentimento, per portare il peso delle inevitabili incomprensioni e trovare le parole giuste per farmi capire. (Papa Francesco, catechesi del 4 febbraio 2015).

Per esaminare noi stessi potremmo chiederci: come è il mio rapporto con i miei figli? Sono riuscito a trasmettere sia la fiducia che l’affetto? Li sostengo nei loro successi e li consolo nei loro fallimenti? So trasmettere loro la mia saggezza senza imporre le mie opinioni? Riesco ad aiutarli a trovare la propria strada?

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE

[Traduzione dall’inglese a cura di Valerio Evangelista]

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