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Perché l’Avvento? Lo sposo sta arrivando, e sarà per sempre

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Elizabeth Scalia - Aleteia - pubblicato il 01/12/16

Mentre raddrizziamo le nostre vie e accendiamo le nostre candele, non trascuriamo di attendere, come Maria

“Avvento” non significa “aspettativa” come alcuni potrebbero pensare. È una traduzione del termine greco “parusia”, che vuol dire “presenza”, o più accuratamente “arrivo” – ovvero l’inizio di una presenza. Nell’antichità la parola era un termine tecnico per indicare la presenza di un re o di un governante, e anche del dio che veniva adorato, che concede la sua parusia ai suoi devoti per un certo periodo di tempo. “Avvento”, allora, significa una presenza iniziata, e la presenza è quella di Dio.

Come molti cattolici, sono stata interpellata più di una volta da amici evangelici che si chiedono perché i cattolici diano tanta importanza agli aspetti “rituali” non esposti in modo esplicito nella Scrittura – cose come l’Avvento e i suoi paramenti viola, le candele che segnano le settimane e le antifone maggiori, le cui splendide immagini intensificano il nostro desiderio, anche se paradossalmente approfondiscono allo stesso tempo il nostro senso di appagamento.

“Gesù è venuto una volta per tutte, non continua a venire”, mi ha ricordato un’amica. “Il Natale è un bellissimo periodo, ma perché avete bisogno anche di un intero periodo di preparazione? A che serve?”

“Gesù continua a venire a noi, indipendentemente da dove ci troviamo nella nostra vita”, ho risposto. Le ho ricordato dove si trovava un anno prima e le tante preoccupazioni che portava nel cuore, e l’Avvento difficile ma splendido che la mia famiglia ha vissuto qualche anno fa, al capezzale di un fratello morente. “Cristo è costante”, ho detto, “ma noi no, e neanche le nostre vite. Siamo così presi dalle cose, dal lavoro, dal pagare i conti, dal fissare scadenze, dalle nostre famiglie – e poi, all’improvviso, sentiamo un profeta dire ‘Preparate una via nel deserto’, e questo ci fa resettare le nostre priorità. Non è solo una storia che dovremmo ricordare; è un’azione che dovremmo intraprendere, di modo che Cristo possa scendere di nuovo tra noi”.

L’Avvento ci fa uscire da noi stessi. Guardiamo in alto e c’è un cielo più scuro di prima. Le stelle si vedono più chiaramente, e ci ispirano a combattere le cose a cui abbiamo permesso di imprigionarci, di modo che possiamo percorrere una strada più libera e riflettere su cosa è accaduto in una grotta solitaria di Betlemme duemila anni fa – cosa ha significato allora e cosa significa ancora oggi per tutti noi.

Perché è straordinario! Questa parusia è un incontro con l’Amore come mai prima, e in quanto tale non avrà mai fine.

E sì, è “già avvenuta”. Ma se Dio è al di fuori del tempo, e noi sappiamo che è così, allora questo evento straordinario “sta avvenendo” anche mentre leggete queste righe. Proprio in questo momento una stella sta brillando, delle persone stanno viaggiando verso i luoghi da cui provengono, una giovane donna è incinta, dei saggi stanno alzando gli occhi al cielo e si stanno interrogando. Il nostro luogo d’origine, quello da cui veniamo, ci chiama; ci invia un bagliore come guida! E Dio si sta muovendo verso di noi, con un’umiltà che lascia senza parole, per mostrarci la via del ritorno.

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