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Il miracolo più documentato della storia della Chiesa

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di Sebastian Campos

Tendiamo a non parlare molto di miracoli ed eventi soprannaturali, perché non possono essere spiegati con la ragione. Per questo motivo abbiamo difficoltà ad “argomentare” la nostra fede. Come potremmo mai spiegare un miracolo, se non abbiamo fede?

Vogliamo condividere con voi la storia di un miracolo. Ma non un miracolo qualsiasi, bensì un miracolo ampiamente documentato, con molte prove scientifiche, documenti, testimoni e persino un atto notarile che attesta quanto accaduto. Il miracolo di cui parliamo fu infatti talmente sconvolgente che un notaio accorse sul luogo dove si verificò l’evento e ne prese atto con i propri occhi. L’evento, conosciuto come “il miracolo dello zoppo di Calanda”, avvenne nel 1640 e fu così descritta dalla voce popolare dell’epoca:

«Miguel Pellicer/ vecino de Calanda/ tenía una pierna/ muerta y enterrada./ Dos años y cinco meses,/ cosa cierta y probada,/ por médicos cirujanos/ que la tenía cortada…». (Miguel Pellicer/ nei pressi di Calanda/ aveva una gamba/ morta e sepolta./ Due anni e cinque mesi,/ cosa certa e provata,/ dai medici chirurghi/ che l’avevano tagliata…)

La cosa meravigliosa della storia di Miguel Pellicer (il giovane amputato) è che non si poté contraddire né mettere in discussione, perché vi furono molti testimoni. L”inchiesta fu aperta dal sindaco, che chiese alla Chiesa di occuparsene. L’arcivescovo locale, Padre Pedro Apaloaza, accettò. Siccome la questione creò molto scompiglio, tutto il processo fu pubblico. Le dichiarazioni, le testimonianze e tutto ciò che fu oggetto di indagine venne reso pubblico affinché tutti potessero prenderne visione e, se necessario, confutare prontamente tali dichiarazioni.

Terminata l’indagine, il 27 aprile 1641 l’arcivescovo di Saragozza firmò la sentenza: «Dichiariamo che a Miguel Juan Pellicer, nativo di Calanda, fu restituita miracolosamente la gamba destra, che in precedenza gli era stata amputata; e che non è stato un fatto operato dalla natura, ma opera mirabile e miracolosa; e che si deve giudicare per miracolo, secondo tutte le condizioni richieste dal Diritto.».

Partendo da questo miracolo, così pieno di basi logiche e prove tangibili, vi diamo alcune idee che potete condividere con coloro che fanno apostolato, per poi chiedere la loro opinione su questo ed altri eventi miracolosi.


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Il mistero della «risurrezione della carne»

Pochi giorni fa la Chiesa si è pronunciata su cosa fare con i cadaveri dei defunti, soprattutto se il corpo è stato cremato e la famiglia desidera disperdere le ceneri.

Non è solo una questione di voler mantenere rigide alcune regole; il punto è che, in quanto cattolici, crediamo che risusciteremo completamente. Non sarà soltanto la nostra anima a resuscitare, ma anche il nostro corpo. Ecco il perché (tra le altre ragioni) dell’esortazione a conservarlo in un luogo unico e a non disperdere le ceneri in mare, ad esempio. La gamba morta dello “zoppo di Calanda” è risorta! La sua carne, morta e sepolta, è tornata in vita. Proprio come spiegato dal Catechismo:

«Il termine “carne” designa l’uomo nella sua condizione di debolezza e di mortalità. La “risurrezione della carne” significa che, dopo la morte, non ci sarà soltanto la vita dell’anima immortale, ma che anche i nostri “corpi mortali” (Rm 8,11) riprenderanno vita» (Catechismo 990).

I miracoli forniscono delle basi logiche attraverso le quali fortificare la nostra fede

Non si tratta di una pura ostentazione da parte di un Dio che vuole mostrare i Suoi superpoteri all’umanità affinché restiamo a bocca aperta guardando al cielo. No. Attraverso questi eventi, che la ragione non può negare, il Signore vuole rafforzare la nostra fede, spesso indebolita dalla mancanza di argomentazioni e schiacciata dalle elaborazioni del nostro pensiero. Il Catechismo lo spiega in questo modo:

«(…) Dio ha voluto che agli interiori aiuti dello Spirito Santo si accompagnassero anche prove esteriori della sua rivelazione. Così i miracoli di Cristo e dei santi, le profezie, la diffusione e la santità della Chiesa, la sua fecondità e la sua stabilità “sono segni certissimi della divina rivelazione, adatti ad ogni intelligenza”, sono motivi di credibilità i quali mostrano che l’assenso della fede non è affatto un cieco moto dello spirito» (Catechismo  nº156).

L’intercessione della Madonna ha sempre accompagnato la vita della Chiesa

Dalle nozze di Cana ai giorni nostri, l’intercessione della Vergine Maria continua ad essere per noi motivo di speranza e consolazione. Ecco perché ripetiamo più volte: «Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte», perché sappiamo che la sua preghiera arriva alle orecchie di Gesù e diventa reale nelle nostre vite.

Miguel, lo zoppo di Calanda, ha mendicato per due anni all’esterno del santuario della Madonna del Pilar; prendeva l’olio presente nelle lampade sacre e si ungeva il moncone della gamba, credendo che in questo modo la Vergine l’avrebbe aiutato. Lei stessa gli apparve in sogno, nella notte in cui recuperò l’uso della gamba. E, come raccontato dalla madre, la casa era avvolta da una fragranza che di solito non aveva, tipico segno di una visitazione della Madonna.

Il miracolo dello “zoppo di Calanda” costituisce probabilmente uno degli eventi in cui Dio si sia manifestato in modo più palese, abbandonando la Sua solita discrezione, per rendersi visibile all’umanità e fortificare la nostra fede.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Valerio Evangelista]

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