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Le caratteristiche per individuare un pedofilo

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Non va confuso con il cosiddetto "sex offender". La persona a cui è diagnosticata la pedofilia ha gravi devianze della personalità

Quali sono le caratteristiche di un pedofilo? Quali disturbi presenta il suo comportamento?

Lo indaga da un punto di vista clinica il libro “Personalità, pedofilia e DSM–5″ degli psicologi Aureliano Pacciolla, Mara Romiti, Marianna Pacciolla.

Un testo che incrocia una serie di ricerche effettuate con l’ausilio del “Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali- 5″ (DSM-5), e mettendo a confronto l’operato delle persone affette da Disturbo Pedofilico e i cosiddetti “sex offenders” oppure “serial sex offenders” (detti anche “predatori” sessuali recidivi o seriali).

E’ da questo studio che si possono ipotizzare sei punti per tratteggiare un profilo di personalità del pedofilo.

1) PRESUNTA GUARIGIONE

La prima cosa di cui si deve essere consapevoli è che un soggetto — con una diagnosi di Disturbo Pedofilico, anche dopo aver fatto un trattamento — non può essere ritenuto guarito neanche se dovesse affermare che:

a) pur potendo tuttavia non ha messo in atto i suoi desideri sessuali verso i prepuberi (criterio B);

b) non sente più una «eccitazione sessuale ricorrente e intensa per i prepuberi» (criterio A). In altre parole, affermare di non sentire più un interesse e un’eccitazione per i prepuberi e di non aver più messo in atto questi desideri sessuali non è sufficiente per sciogliere la prognosi. Non viene indicato un limite di tempo (così come avviene per le altre sette parafilie) neanche se dovesse perdurare il trattamento e le condizioni (sia con che senza un controllo).

2) ETA’ PER LA DIAGNOSI

Poi c’è la necessità dell’acting out per la diagnosi. Un soggetto ha la diagnosi di Disturbo Pedofilico solo se è ultra sedicenne e, oltre al avere una tendenza o attrazione pedofila (criterio A: «Eccitazione sessuale ricorrente e intensa, manifestata attraverso fantasie, desideri e comportamenti, per un periodo di almeno 6 mesi, che comportano attività sessuale con un bambino di età prepuberale o con bambini (in genere sotto i 13 anni di età) »), soddisfa anche il criterio B: «L’individuo ha messo in atto questi desideri sessuali, oppure i desideri o le fantasie sessuali causano marcato disagio o difficoltà interpersonali».

3) I COMPORTAMENTI

Va fatta una distinzione. Si possono avere comportamenti masturbatori o di ricerca di eccitazione (in rete o altrove) da differenziare dai comportamenti relativi alla messa in atto delle fantasie direttamente sui prepuberi. Quindi una cosa sono i «comportamenti . . . che comportano attività sessuale» per procurarsi o mantenere o aumentare l’eccitazione correlata ai desideri sessuali con prepuberi; altro è il passaggio all’azione degli stessi desideri sessuali nei confronti di prepuberi.

I comportamenti funzionali solo alla propria eccitazione, con un partner interno alla propria fantasia, devono essere distinti dai comportamenti funzionali alla messa in atto con un partner esterno e reale.

4) GLI ACCERTAMENTI DIAGNOSTICI

Una delle difficoltà maggiori nel fare una diagnosi di Disturbo Pedofilico sta proprio nelle possibilità realistiche di accertamento della soddisfazione dei criteri necessari e sufficienti per il Disturbo Pedofilico secondo il DSM–5. Per avere queste informazioni vi sono solo due modi:

a) le evidenze obiettive (videocamere o altre simili evidenze che possano efficacemente contrastare la negazione);

b) l’auto–ammissione.

Il primo modo (le evidenze obiettive) non è praticabile perché è impensabile che per 6 mesi una video-camera possa riprendere tutte le attività sessuali di un ultra sedicenne con un prepubero. In più questo potrebbe accertare solo il criterio B. I pensieri non possono avere evidenze obiettive ma vi potrebbero essere le evidenze obiettive di collegamenti in rete per più di 6 mesi con siti pedopornografici. La conclusione è che è praticamente quasi impossibile certificare la presenza di entrambi i Criteri A e B necessari per la diagnosi di Disturbo Pedofilico.

5) CARATTERISTICHE COMUNI

Detto ciò’ potremmo ipotizzare che i soggetti presentino le seguenti caratteristiche:

a) particolari meccanismi di difesa, come: distanziamento/spostamento (l’atteggiamento di indifferenza o quasi che si assume di fronte ai propri sintomi fisici, pur senza ignorarne la portata); razionalizzazione (si cerca di dare a tutto una spiegazione per evitare di focalizzarsi sul vero motivo dei suoi comportamenti); rimozione (si allontanano dalla coscienza desideri, pensieri considerati inaccettabili e intollerabili), proiezione (si attribuiscono ad altri – persone, animali o anche oggetti inanimati – i sentimenti e le reazioni che egli stesso prova, anche quando non è impegnato in una lotta difensiva contro i propri sentimenti o desideri);

b) mancanza di autoriflessività, scarsa cooperazione e la tendenza all’evitamento (sottrarsi mentalmente alla realtà che si affronta quotidianamente);

c) deficit meta cognitivi (mancanza di comprensione nei confronti dell’altro, umore mutevole, incapacità di comprendere la realtà che li circonda…) presenti solo durante l’eccitazione sessuale per prepuberi.

6) DISTINGUERLO DAL SEX OFFENDER

Pertanto, il cosiddetto “abusante sessuale seriale di minori” (sex offender) differisce da chi ha una diagnosi piena di Disturbo Pedofilico perché pur facendo la stessa cosa (abuso sessuale su minori) tuttavia:

a) il primo (l’abusante sessuale seriale di minori) lo farebbe saltuariamente mentre il secondo lo farebbe stabilmente;

b) il primo (l’abusante sessuale seriale di minori) abuserebbe sessualmente su minori da zero fino alla maggiore età mentre il secondo solo (o anche) prepuberi (da zero a 13 anni);

c) il primo (l’abusante sessuale seriale di minori) ha una diagnosi di discontrollo dell’impulso (disturbi psichici caratterizzati dalla presenza di azioni o gesti incontrollabili), con possibile tendenza pedofila mentre il secondo ha di certo una tendenza pedofila con un Disturbo Pedofilico;

d) entrambi—il discontrollo dell’impulso sessuale e il Disturbo Pedofilico — hanno sempre sia una rilevanza clinica (con l’implicazione di un trattamento) e sia una rilevanza penale (con l’implicazione di un processo). Questo non ha eccezioni: ogni interazione sessuale senza un consenso valido ha sempre una rilevanza clinica e penale.

7) PEDOFILI NON SI NASCE

Non vi sono evidenze scientifiche di ereditarietà, né di familiarità, né di correlazioni socio–culturali, né di correlazioni con l’orientamento di genere. Oltre il 95% dei pedofili sono maschi e — a volte — è correlata con un analogo abuso subito, ma non si conosce la percentuale con la quale ciò accade.

Una seconda ipotesi eziologica sembra correlata con il tratto di personalità del sensation seeking: la ricerca di sensazioni. Alcuni hanno bisogno di eccitazione, di emozioni e di sensazioni, sempre più forti e/o sempre nuove. Per esempio, pur essendo eterosessuali tuttavia per avere sensazioni nuove provano esperienze gay. Altri pur non avendo una particolare attrazione per i prepuberi provano ad avere rapporti sessuali con partners molto giovani e poi sempre più giovani, fino ad arrivare ai prepuberi.

DIAGNOSI COMPLESSA E AMBIGUA

E’ facile dedurre che gli accertamenti diagnostici sul Disturbo Pedofilico sono estremamente difficili e le ricerche sono praticamente impossibili. Infatti, tutti coloro che hanno commesso degli abusi sessuali su minori, anche ripetutamente e anche con condanna definitiva, tutti insistono nel proclamarsi innocenti oppure che non vi sono altri episodi all’infuori di quelli per cui sono stati condannati con prove schiaccianti ed inconfutabili. Le eccezioni a questa regola sono estremamente rare in tutto il mondo.

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