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Com’è la vera amicizia?

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© Hernán Piñera / Flickr / CC

Desde la fe - pubblicato il 22/09/16

Al giorno d'oggi si banalizza molto il concetto di amicizia, o si confonde con l'amabilità

Ho conosciuto il mio miglior amico un 15 settembre, e qualche giorno fa, con la grazia di Dio, abbiamo festeggiato 37 anni di amicizia ininterrotta. La gente in genere celebra solo gli anniversari di matrimonio, ma è bello festeggiare anche le amicizie.

I miei genitori si sono sposati un 22 settembre, e sono arrivati a festeggiare 62 anni di matrimonio, e mia sorella si è sposata un 4 settembre e ha appena festeggiato 46 anni di matrimonio.

Settembre, oltre ad essere il mese della Bibbia per la Chiesa, è per me il mese che mi ricorda che si è più felici quando si vive la propria storia con fedeltà e con misericordia.

C’è bisogno di fedeltà per perseverare non solo per settimane o mesi, ma per anni e anni, per mantenere la vicinanza, la disponibilità ad ascoltare, ad accompagnare, a rallegrarsi in modo vero, senza invidie né gelosie, delle gioie dell’altro, per piangere con autentica compassione, per dedicare tempo, interesse e attenzione ai mille piccoli dettagli che permettono ogni giorno di assicurarsi che la fiamma dell’affetto nel cuore non si spenga e non si raffreddi.

Non è facile, perché oltre a dover lottare contro la tentazione della routine e della rilassatezza, bisogna affrontare e vincere il peggior nemico di ogni relazione: la delusione. La vicinanza a qualcuno permette di conoscerne bene le qualità, ma anche i difetti.

È allora che si richiede in modo indispensabile la misericordia, la capacità di mettere il cuore nella miseria dell’altra persona, ovvero di amarla com’è, con gli aspetti positivi e quelli negativi, con le sue virtù e i suoi peccati.

Non si può dire di amare davvero qualcuno, che si tratti di un amico o del coniuge, se non lo si ama con misericordia.

Quando si conosce il suo “lato oscuro”, sgradevole, molesto, quello che non viene considerato degno di approvazione o ammirazione, e lo si continua ad amare, allora sì che si può dire di saper amare.

Una persona che conosco mi ha raccontato di aver sentito una stretta al cuore quando ha verificato che un amico che considerava un fratello gli ha dimostrato che non dava valore alla sua amicizia perché alla prima discussione l’ha messa da parte.

Al giorno d’oggi si banalizza molto il concetto di amicizia, o si confonde l’amicizia con l’amabilità. Si sbaglia chi definisce amico qualcuno solo perché si comporta in modo gentile con lui, che sia al mercato, sul lavoro, in parrocchia o nella comunità, o perché senza conoscerlo davvero lo ha accettato come “amico” nelle reti sociali.

La vera amicizia, come l’amore autentico, si prova e muore oppure si consolida, nel tempo e/o nelle difficoltà, che è quando si possono esercitare, e solo con la grazia di Dio, la misericordia e la fedeltà.

Solo Dio, che come narrano le letture che si proclamano questa domenica a Messa è rimasto fedele quando il Suo popolo lo ha tradito; solo Dio, che quando Paolo era blasfemo e persecutore della Chiesa è stato misericordioso con lui; solo Dio, che è come quel padre che quando il figlio è tornato a casa, pentito per aver sperperato l’eredità paterna, è uscito ad abbracciarlo e ha fatto festa, può aiutarci ad aprire il cuore per imitarlo.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

LEGGI ANCHE:14 pensieri su come creare amicizie che durino per tutta la vita

Tags:
amiciziafedeltamisericordia
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