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Così una cultura ipersessualizzata critica oggi la verginità

Sonjalazukic | Getty Images

Christine Stoddard - For Her - pubblicato il 15/09/16

“Restare vergine per me non è stata una scelta ‘morale’ o religiosa”, ha confessato. “Ho iniziato a leggere letteratura femminista verso i 14 anni, e quindi avevo fiducia nella mia decisione di essere me stessa e di non cercare relazioni. Sono stata fortunata ad avere queste risorse così presto”.

Nikki spiega che nessuno l’ha mai criticata per la sua scelta, mentre ha affrontato un forte conflitto personale.

“Penso che mi vergognassi. Non necessariamente per il fatto di essere vergine, ma perché non ero interessata a uscire con qualcuno”, ha detto, aggiungendo che era incuriosita dall’apparente ossessione per il sesso da parte dei suoi coetanei, anche se è rimasta fedele alla promessa che si era fatta. “Ad essere sincera, probabilmente ero più interessata al sesso che a uscire con qualcuno, ma solo per la letteratura favorevole al sesso che avevo consumato, e volevo sapere di cosa si trattasse. Sono stata affascinata dal sesso e dalla sessualità umana fin da quando ero molto giovane”.

“Ci sono state molte volte in cui ho guardato tutte le altre persone presenti nella stanza e ho pensato: ‘Sono l’unica a non aver mai fatto sesso’. E mi dava fastidio. E allora, anche se razionalmente sapevo che essere vergine non è una questione così importante non riuscivo ad astraermi del tutto dai messaggi della società che mi diceva che se non ero interessata al sesso o a uscire con qualcuno doveva esserci qualcosa di sbagliato in me”.

Nikki ha superato i sentimenti negativi al riguardo trovando amici che la pensavano allo stesso modo e curando se stessa. “Sapere che c’erano altre persone vergini da quanto lo ero io o anche da più tempo mi ha aiutata”.

Mary*, 29enne di Washington, ha aspettato perché voleva fare sesso con qualcuno di cui si fidasse, ma fino ad allora ha detto di essere stata fortemente criticata dai ragazzi con cui usciva.

“Mi criticavano molto. Ci baciavamo e volevano fare sesso, io dicevo di no e spiegavo la cosa dicendo che era perché ero vergine. Dicevano di non credermi”.

“Il sesso dovrebbe essere sempre una scelta”, ha affermato, aggiungendo di essere rimasta scioccata dal numero di uomini che la pressavano per fare sesso quando lei voleva semplicemente uscire con loro.

“Mi dispiace di essere uscita con molti ragazzi, ma sono felice di non aver rinunciato a quello che ritenevo sacro solo perché cercavano di manipolarmi o di farmi vergognare”, ha osservato.

Come attestano queste donne, la decisione di aspettare è personale. Che si aspetti per Dio o per ragioni più terrene, la decisione spetta solo alla donna.

Come dice Gretchen*, 26enne del Maryland, “nessuno ha il diritto di essere informato sulla mia storia sessuale”.

Forza in una cultura ipersessualizzata

Anche donne che si ripromettono di aspettare possono cadere di fronte alla pressione, perché rimandare il sesso in una cultura ipersessualizzata è una promessa difficile da mantenere, ma non è neanche impossibile. È per questo che le donne che tengono fede al loro impegno sono così forti. Affrontano le critiche, come le persone di fede devono fare spesso per tener fede alle proprie convinzioni, e vogliono aspettare perché credono nel valore soggiacente a questo. Aspettare il matrimonio non è una regola arbitraria, ha implicazioni che rafforzano il matrimonio e la famiglia. Per alcune donne, è l’unica scelta possibile che possono immaginare per se stesse.

*I nomi sono stati modificati per difendere la privacy.

Il lavoro dell’editore associato Christine Stoddard è apparso, tra le altre cose, su Marie Claire, Bustle, Cosmopolitan, Good Housekeeping, The Huffington Post e il Catholic News Service. Christine è anche fondatrice della rivista letteraria e sociale Quail Bell.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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Tags:
rivoluzione sessualesessualitàverginità
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