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La santa che trattava il presidente Reagan “come uno studentello”

©WHITE HOUSE / DPA
U.S. President Ronald Reagan and First Lady Nancy Reagan present Mother Teresa with the Medal of Freedom at a White House Ceremony on June 20, 1985. Credit: White House via CNP - NO WIRE SERVICE -
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La testimonianza di Staffan de Mistura: «Così Madre Teresa fece intervenire la Casa Bianca per riuscire a portare aiuti alla città sudanese di Giuba»

«Fammi parlare con Ronald!». Madre Teresa di Calcutta, l’apostola dei più poveri tra i poveri che questa mattina viene canonizzata da Papa Francesco in piazza San Pietro, con la forza della fede era in grado di affrontare sfide impossibili. Lo sa bene Staffan de Mistura, inviato speciale del Segretario dell’Onu per la Siria, già viceministro degli Esteri del governo italiano, che quattro anni fa ha raccontato ciò di cui è stato testimone al Meeting di Rimini.

Era il 1986 e la città sudanese di Giuba, a maggioranza cristiana, era assediata, con la popolazione allo stremo che stava morendo di fame. I guerriglieri l’avevano circondata e il governo del Sudan non faceva nulla. De Mistura lavorava con il World Food Program a Khartum, la capitale del Paese. Bisognava fare arrivare un aereo con dei viveri, ma i guerriglieri avevano i razzi SAM7 che abbattono i velivoli con la ricerca del calore e ne avevano già tirati giù due. Una sera, racconta De Mistura, «appare nel mio ufficio, Madre Teresa di Calcutta, che io non conoscevo, e infatti non la riconosco, seguita a ruota da una suora chiamata Mirtilla. Madre Teresa con un fare piuttosto diretto, dice: “Sono qui per aiutare. Ero ieri a Castel Gandolfo, il Santo Padre Giovanni Paolo II sentiva la BBC e vuole cercare di salvare la città di Giuba. Ebbene, io stavo andando in Kenya per la mia comunità laggiù e ho deciso di fermarmi. Cosa posso fare? Mi spieghi il problema”».

Il funzionario del WFP racconta in sintesi il problema. «Troppo complicato – replica Madre Teresa -. Fammi parlare con il Presidente sudanese che impedisce la partenza dell’aereo, oppure con i guerriglieri». De Mistura replica: «Non c’è, attualmente si trova in America». Controbatte la futura santa: «Nessun problema, parliamo con Ronald. È una brava persona». «Chi?», reagisce il diplomatico. «Ronald Reagan, e anche sua moglie. Me lo chiami subito». De Mistura si mette alla radio e contatta il centralino della Casa Bianca. «Buonasera, De Mistura del World Food Program, c’è qui con me Madre Teresa che vorrebbe parlare col Presidente Reagan”. Il centralinista replica: «Senta, oggi ha già chiamato Napoleone e Giulio Cesare…ah si certo, certo…auguri». L’uomo insiste e chiede di parlare con l’ufficiale di servizio. «Me lo passano, e a quel punto mi dice: “Senta, io non ho tempo da perdere. Mi dica la prima volta, a che ora, in che luogo Madre Teresa ha incontrato il Presidente Reagan”. Suor Mirtilla aveva un libricino verde, e subito lo cita e guarda: il 7 febbraio quando ci fu l’inaugurazione della chiesa a Washington. A quel punto lì – racconta De Mistura – il nostro amico dell’ufficio mi chiama Sir, che già era un po’ più rispettoso, e mi dice: “Senta, un momento, mi deve dire anche qual è l’ultima volta che Nancy Reagan ha incontrato Madre Teresa”. Di nuovo Mirtilla: “Beh era New York quando ci fu l’inaugurazione di quell’ospizio”. A quel punto silenzio. Si mette in contatto. Dopo di che mi fa sapere: “Il Presidente vuole parlare con Madre Teresa, ma tra un’ora esatta, nell’ambasciata”».

De Mistura e Madre Teresa si precipitano all’ambasciata statunitense. Ma è chiusa per la festa nazionale. «Corriamo a un cocktail, con Madre Teresa nella macchina del World Food Program». L’ambasciatore in un primo momento non ci crede, poi vede la macchina con Madre Teresa impaziente. Corrono all’ambasciata. La futura santa nell’attesa fa pregare tutti col rosario in mano, compresi i marines, in attesa della telefonata. «Squilla il telefono, si lancia l’ambasciatore, dice: “Presidente… sono, sono George, grande piacere di parlarle…sì lo so, è qui Madre Teresa, gliela passo”. Lei si rivolge al Presidente Reagan come se fosse uno studentello: “Allora, guarda qui…mah…come…ma dobbiamo fare…lei promette?… mi manda un telex di conferma?”. Chiedo a Madre Teresa: “Ch’è successo?”. “Beh, mi ha detto che è d’accordo, che lui farà pressione sul Presidente sudanese di far partire questo aereo, però purtroppo il Presidente è già partito, è andato a New York, alle Nazioni Unite, ma manda a contattarlo alle Nazioni Unite un certo George Bush”».

Il telex di Ronald Reagan arriva la mattina dopo: «Ho fatto quello che lei voleva, Madre Teresa, ho mandato il mio vice, George Bush, ha parlato con il Presidente sudanese, che mai e poi mai e poi mai aveva tentato di fermare l’aereo».

«L’aereo è partito – racconta De Mistura – abbiamo preso delle precauzioni, abbiamo avuto un velivolo civetta che volava alto perché i missili lo puntassero mentre, con Madre Teresa a bordo, con un vecchio DC9, carico di cibo, siamo atterrati a Giuba, e da allora mai più Giuba è stata assediata. Noi possiamo mettercela tutta, ma ci vuole quella forza straordinaria della fede concreta, che Madre Teresa ci aveva insegnato».

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