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L’insostenibile leggerezza del Fantasy

Pixabay.com/Public Domain/ © waldomiguez
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Chi può ancora sostenere che il Fantasy sia un genere di serie B?

Negli ultimi quindici anni la letteratura fantastica ha raggiunto un enorme successo di pubblico coinvolgendo lettori di tutte le età. Le trasposizioni cinematografiche hanno contribuito a determinarne in parte gli ottimi livelli di consenso, e hanno così favorito la crescita dell’offerta di prodotti letterari fantasy.

Come è stata possibile una tale affermazione?

“Il Fantastico nella letteratura per ragazzi. Luci e ombre di 10 serie di successo” (Runa editrice) è un’antologia saggistica che analizza altrettante fortunate saghe, italiane e straniere, presentandone gli aspetti luminosi e quelli più oscuri, come recita il sottotitolo del libro. Spesso gli adulti poco avvezzi a tali letture reputano, erroneamente, la letteratura fantasy adatta solo a un pubblico giovane o giovanissimo: proprio per questo l’antologia curata da Marina Lenti ha come intento quello di avvicinare il lettore distante e dubbioso a questo mondo fantastico.

Tra le diverse serie presentate nel testo abbiamo scelto di concentrarci sull’epica fiabesca di Narnia (C. S. Lewis) e sulla “non” magia di Harry Potter (J. K. Rowling), al fine di coglierne, in sintonia con gli autori dei due rispettivi saggi, la carica etica e i richiami al cristianesimo.

Nel saggio “L’ultimo nemico che sarà sconfitto è la morte” dedicato alla saga di Harry Potter, l’autrice Silvana De Mari, famosa scrittrice fantasy di grande successo, sottolinea lo straordinario potere della narrazione soprattutto quando si caratterizza per il registro fantastico:

«Il nostro straordinario cervello contiene la capacità di provare piacere nell’immaginare, nell’ascoltare e anche nel raccontare una storia che non è mai avvenuta, e nemmeno avrebbe potuto, perché contiene elementi fantastici che la rendono esterna alla realtà. La narrazione permette, senza modificare la realtà oggettiva che ci circonda, di portare cambiamenti all’assetto dei nostri neurotrasmettitori, e quindi di cambiare le nostre emozioni».

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