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3 motivi per confessarsi il prima possibile

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Il nostro mondo spezzato, violento e disturbato ne ha bisogno!

“Il prossimo per la confessione!”

Ero in Nicaragua viaggiando alla volta del Guatemala quando ho sentito questo invito gridato in spagnolo in un santuario. Era il mio secondo soggiorno in America Latina. In occasione della mia prima visita avevo avuto un’esperienza di conversione ed ero passata dall’essere atea a credere in Dio. La seconda volta, un anno dopo, ho ricevuto per la prima volta in oltre una dozzina di anni quello che il Catechismo definisce il “sacramento della conversione” (CCC 1423).

Quando ho ascoltato per la prima volta l’invito del sacerdote ho esitato ad accettare. Il mio spagnolo non era così buono, e sapevo che sarebbe stato imbarazzante riferire la mia lunga lista di peccati in un’altra lingua. Mille preoccupazioni mi frullavano per la testa fin quando i miei pensieri si sono fusi in una decisione improvvisa di balzare in piedi e andare a riempire quella sedia vuota. I peccati mi sono usciti dalla bocca, e l’anziano sacerdote ha cercato con impegno di comprendere il mio spagnolo rudimentale. Poi mi ha dato l’assoluzione. Sono stata invasa dal sollievo. Ne avevo bisogno, e non lo sapevo nemmeno.

Il sacramento della penitenza può intimidire. È difficile andare a confessarsi, soprattutto se non lo si fa da molto tempo. Spesso si prova un senso fisico di repulsione, di voler stare lontani perché sembra una cosa molto difficile, umiliante. A volte ci convinciamo del fatto che i nostri peccati sono una cosa che riguarda solo noi e Dio e che non c’è bisogno di un sacramento. Accampiamo scuse per dire che in fondo non è più tanto importante.

Ma lo è.

Ecco alcuni motivi per cui amo confessarmi:

1. Gesù ci aspetta. Una volta ho fatto gridare un sacerdote nel confessionale. Ha frainteso quello che stavo dicendo ed era un uomo brontolone, per cui ha iniziato a urlare prima ancora che avessi finito. Per fortuna a quel punto amavo già questo sacramento e sapevo che ero lì per vedere Gesù, indipendentemente dal fatto che il sacerdote fosse per me il volto di Cristo o meno. Quando sono uscita dal confessionale sorpresa e un po’ arrabbiata non ho potuto fare a meno di sorridere. “Gesù può darmi le grazie di questo sacramento anche attraverso quel vecchio brontolone!”, mi sono detta. Questo sacramento non è inteso solo come un posto per ricevere consigli o una sessione di terapia; non richiede nemmeno un sacerdote amorevole e comprensivo, anche se è sempre di aiuto. Come afferma il Catechismo, “Dio solo perdona i peccati” (CCC 1441). Le grazie di questo sacramento provengono dalle mani di Gesù e sono amministrate attraverso le mani umane dei suoi sacerdoti, nei loro giorni “sì” e nei giorni “no”.

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