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Agli educatori va ricordato che “la verità vi farà liberi”

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La nostra salvezza è minacciata quando perfino le istituzioni cattoliche temono di dire la “verità” per paura di implicare che gli altri sbagliano

“Padre, la ‘verità’ divide!”

Me l’hanno detto lentamente, gentilmente, ma con fermezza – come se fossi un bambino che veniva messo in guardia sui pericoli di una stufa calda.

All’epoca ero un giovane sacerdote e mi trovavo in un comitato per riscrivere la dichiarazione relativa alla missione di una scuola. Venni ammonito dopo che avevo sottolineato che la dichiarazione proposta includeva tre volte la parola “diversità” ma non la parola “verità”.

I membri del comitato mi guardarono in modo inespressivo quando chiesi “La vostra biblioteca è ancora sotto garanzia?” Poi indicai fuori dalla finestra in direzione della nuova biblioteca scolastica, che aveva queste parole inscritte (nella pietra!) sopra la porta: “LA VERITÀ VI FARÀ LIBERI. Giovanni 8, 32” Da allora ho verificato più di una volta che i comitati hanno scarso senso dell’ironia, e un senso dell’umorismo ancora inferiore.

Quei tizi non erano dei relativisti fatti e finiti. La loro posizione era in realtà una strategia che potrebbe essere riassunta in questo modo: 1) “Chiunque” concorda sul fatto che la diversità è un bene assoluto; 2) Se i sostenitori della verità hanno ragione, allora i sostenitori della non verità (quella che veniva chiamata “falsità” o “errore”) avrebbero torto – e allora si potrebbero ferire dei sentimenti; 3) Possiamo schierarci dalla parte della diversità senza ferire dei sentimenti e senza dover definire la “diversità” (ho chiesto più volte una definizione ma non ne ho mai ottenuta una); 4) Concordiamo quindi sul fatto di non menzionare più la “verità” perché è “divisiva” (ovvero alcuni che non avevano ragione avrebbero torto – e chi vuole avere torto?)

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