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Patriarca siro-cattolico: l'Occidente è complice del genocidio in Siria

© TAUSEEF MUSTAFA / AFP

Aleteia - pubblicato il 15/05/16

In una intervista ad Aleteia, il Patriarca Younan accusa le forze straniere di incitare la violenza nel suo Paese

“L’Occidente sta alimentando tutte queste tragedie catastrofiche che vediamo accadere sotto i nostri occhi. Abbiamo detto molte volte che, in Siria, incitare alla violenza non poteva che condurre al caos. E il caos sicuramente sfocia nella guerra civile o viceversa. Ma il caos è anche il più grande nemico delle minoranze, specialmente delle minoranze cristiane sia in Siria che in Iraq”. Parole forti quelle lanciate al mondo intero dal patriarca della Chiesa siro-cattolica Mar Ignace Youssif III Younan, e raccolte da Aleteia.

Verità proclamate con coraggio, il coraggio di chi ha sofferto e soffre ancora nel vedere la sua comunità, e il suo Paese distrutti di fronte alla indifferenza del mondo.

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© Antoine Mekary / ALETEIA

In questo incontro, il Patriarca accusa l’Occidente e lo mette di fronte a una realtà duramente accettata.

Come è la situazione in Siria in questo momento? Cosa sta vivendo la sua Chiesa in questa fase del conflitto?

Il conflitto continua incessantemente. Tutte le parti in campo hanno le loro armi e i loro sostenitori. Però c’è una grande differenza tra le forze del governo – non del “regime”, perché la Siria ha un governo riconosciuto ed è membro delle Nazioni Unite – che vogliono difendere il suo popolo e gli altri che – comunque vogliamo chiamarli oppositori, ribelli o rivoluzionari – purtroppo stanno distruggendo il Paese.

Pochi giorni fa sono stato giorni ad Al-Qaryatain e a Palmira e ho constatato con i miei occhi la distruzione in quelle due città. Sono andato lì poiché ci sono due comunità una siro-ortodossa e una siro-cattolica, entrambe con una chiesa parrocchiale, e noi avevamo il monastero di Mar Elian che adesso è completamente distrutto. Tutte e due le chiese – in particolare quella ortodossa – sono state quasi rase al suolo. Poi sono andato a Palmira, doveva abbiamo una piccola chiesa che è stata distrutta insieme con la rettoria. Adesso la comunità internazionale si preoccupa dei monumenti archeologici di Palmira, che sono molto conosciuti nel mondo, però per più di 5 anni non c’è stato grande interesse nei confronti delle vittime innocenti. Specialmente per ciò che sta avvenendo adesso ad Aleppo e questo ci rattrista davvero molto.

E’ una situazione difficile anche quella dell’esodo. La sua comunità vede la possibilità di rimanere oppure …?

Non solamente per la mia comunità, ma per tutti i siriani è stata una ingiustizia. Noi cristiani siamo sicuramente una minoranza, abbiamo sofferto le persecuzioni e gli abusi, le uccisioni come gli altri però siamo i più deboli e non abbiamo nessun nemico né nello Stato né tra i ribelli. Non siamo d’accordo con coloro che stanno distruggendo il Paese e uccidendo il suo popolo… allo stesso tempo consideriamo complici tutti coloro che hanno incitato queste bande terroristiche e questi cosiddetti ribelli, perché secondo la legge penale colui che incita un assassino, un criminale deve anche lui essere accusato; e deve subire una punizione anche colui che sa e rimane indifferente. Questo l’ho detto durante un incontro a Torino, parlando della complicità dei politici occidentali: perché è certo che sapessero che, incitando alla violenza con il denaro del petrolio e la vendita delle armi, avrebbero finito per distruggere il Paese. Presto andrò ad Homs poiché abbiamo l’ordinazione di un nostro nuovo vescovo. Lì, la situazione regge ancora e si può andare perché l’area è controllata dal governo, ma più si va verso Aleppo e più le cose diventano difficili. E non sappiamo cos’altro accadrà dopo questi giorni.

Di fronte a questo dramma, i nostri lettori si chiedono cosa si può fare?

Se i vostri cari lettori in Occidente considerano che i Paesi dove vivono sono dei Paesi democratici, allora devono alzare la voce e dire ai loro governanti: state partecipando a un genocidio delle minoranze e specialmente dei cristiani perché per genocidio non si intende solo l’uccisione di tutti i membri di una comunità ma anche il costringerli a fuggire in tutto il mondo, sradicarli dalla terra nativa dei loro antenati e la distruzione di una cultura e una civiltà e una tradizione religiosa ben conosciuta perché noi siamo Chiese “sui iuris”, cioè dotate di una nostra storia anche se non siamo molto grandi. Questa è una cosa orrenda.

Allora i vostri lettori e lettrici devono capire che non devono accettare ciò che dicono i mass media e coloro che usano i loro poteri tra i politici. Non è più accettabile né permesso chiudere gli occhi davanti a queste atrocità che non sono ammesse nel XXI secolo. Vedere questa indifferenza ci rattrista ancora di più e ci fa soffrire.

Quindi bisogna riconoscere l’intervento di Putin?

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Tags:
guerraoccidenteprofughirifugiati sirianisiria
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