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10 cose che ho imparato da Prince sulla venerazione dei santi

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Catholic Link - pubblicato il 06/05/16

di Sean Chapman

Uno dei più grandi errori che fanno i cattolici nel tentativo di spiegare la fede agli altri è che spesso tendono a usare un linguaggio e dei concetti estranei all’ascoltatore. Assomigliano molto agli scienziati, apparentemente incapaci di usare altro che termini scientifici astratti per spiegarsi.

La sfida dell’evangelizzatore è qualcosa di più personale ed empatico di tutto questo. Deve guardare le cose dall’esterno e immaginare come potrebbe sembrare la fede a qualcuno che non ne ha mai sentito parlare. Nel mettere in pratica l’empatia a questo proposito, può allora iniziare ad aiutare l’altro a comprendere davvero la bellezza della fede dalla propria prospettiva. La domanda è: “Come ci si riesce?”

Detto in poche parole, il modo migliore per realizzare un’evangelizzazione di successo non è diventare più “spirituali” nella propria spiegazione, ma piuttosto più terreni. Il trucco è capire che il cielo ha già parlato. Ora spetta a noi tradurre e incarnare queste idee. La buona notizia riguardo a tutto questo è che non dobbiamo reinventare la ruota. Non solo ci sono già buoni apologeti, ma ma abbiamo anche la nostra esperienza personale. Il mondo già imita in modo secolare quello che la Chiesa esprime in termini teologici.

Le dottrine della fede cattolica sono fondamentalmente le dottrine dell’umanità, anche se infuse di un significato soprannaturale (o piuttosto del loro significato più profondo). Se quindi volete sapere come sia spiegare a qualcuno la fede cattolica, osservate semplicemente l’uomo e come reagisce alle cose che ritiene essenziali. In altre parole, potrebbe non dare valore a quello che valorizziamo noi, ma alla fin fine si comporterà allo stesso modo.

L’esempio più chiaro di questo può essere riscontrato ogni volta che muore un artista o una celebrità popolare. Ad esempio, quando è morto Prince qualche giorno fa, i social media, insieme alla società in generale, hanno trascorso vari giorni piangendo la perdita di questo artista che apparentemente significava tanto per loro.

Di seguito elenco 10 modi in cui la gente ha onorato Prince (così come altri artisti scomparsi di recente), ciascuno dei quali ha un’affinità naturale con la pratica cattolica di venerare i santi:


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1. Santo Subito

Quando molti artisti popolari muoiono, c’è spesso una tendenza naturale a idealizzarne la vita. “Santo subito” è la frase che dichiara, a nome del sensus fidelium e della vox populi, che questa persona merita una canonizzazione immediata. Ovviamente lo standard è molto diverso agli occhi del mondo riguardo a ciò che significa (la virtù non è sempre al primo posto nella lista), ma c’è comunque un atteggiamento simile di indefettibilità che imputiamo all’artista. Gli viene garantita quasi una sorta di assoluzione generale, soprattutto riguardo a qualsiasi indiscrezione commessa (ad esempio comportamenti o scelte a livello di stile di vita discutibili). Il tutto per il bene che ascriviamo al suo talento particolare. La verità, però, è che il santo religioso ha ben più diritto di reclamare questa “assoluzione”, anche se il mondo tende a vedere la cosa al contrario. Riporto di seguito un breve filmato tratto dal funerale di Whitney Houston, una splendida cantante morta tragicamente per un’overdose. Kevin Costner la loda come se stesse riflettendo sulla Beata Vergine Maria. Non lo dico come derisione, ma per indicare quanto sia naturale questo istinto a canonizzare, che si tratti di una persona cara defunta o di una celebrità.

2. Iconografia

Che si parli di un personaggio famoso come la principessa Diana o di Madre Teresa di Calcutta, il termine “icona” viene spesso usato in modo intercambiabile. Nel suo senso strettamente religioso si riferisce, almeno parlando a livello artistico, a un tipo di arte specifico che serve come finestra sulla divinità, ma nel senso più ampio si riferisce a chiunque sembra aver trasceso il proprio periodo storico. Insieme alla memoria, in genere c’è anche qualche tipo di foto iconica che accompagna la fama, per non parlare di un’immagine che è alla fin fine emblematica del suo successo, e sembra incarnare ciò che c’è di più memorabile riguardo al personaggio in questione. Prince non fa eccezione, perché ci sono molti simboli, colori e immagini “iconici” associati a lui.

3. R.I.P. – Riposi in pace

Se pregare per i defunti è associato alle anime del Purgatorio, queste preghiere vengono offerte anche per le persone che speriamo che alla fine vadano in cielo. È solo una forma rudimentale di preghiera, quasi un’aspirazione del subconscio offerta da ammiratori di una particolare celebrità, ma è comunque preghiera. Nella città in cui risiedo, il giorno in cui Prince è morto c’era un cartellone al neon che pregava che il cantante “RIP”, “riposasse in pace”. La preghiera del “RIP” è fondamentalmente un modo universale in cui la gente può esprimere il proprio desidero di pace eterna per qualcuno senza dirlo esplicitamente (qualunque religione professi o non professi). Forse è perché l’acronimo “RIP” suona un po’ meno cattolico, e quindi il resto del mondo ci si sente un po’ più a proprio agio. Non dirò (o forse sì) che deriva dal latino requiescat in pace, che è una preghiera cattolica per i defunti.

4. Il cambio di nome

Questo esempio non riguarda molto come gli individui onorino il personaggio popolare, ma come quest’ultimo cerchi di definire (o ridefinire) se stesso. A Hollywood o nella vita religiosa, cambiare nome è davvero straordinario. Nel caso religioso, il nome viene spesso cambiato per incarnare qualche virtù o collegarsi a qualche personaggio che si desidera imitare. Quando una persona viene canonizzata, una tale figura spesso diventa sinonimo del suo luogo d’origine, o di qualche virtù (e a volte anche di un vizio) che cattura la narrativa più ampia della sua vita. Quanto a Prince, questo era davvero il suo nome (anche se è interessante che gli sia stato dato dal padre, che lo aveva assunto in precedenza come proprio nome d’arte). In ogni caso, non era abbastanza per Prince, per cui a un certo punto della sua carriera ha deciso di cambiare il suo nome con un simbolo indescrivibile. Oltre a “The Artist”, come veniva chiamato a volte, ci sono innumerevoli altri esempi di persone che scelgono dei nomi d’arte per tutti i motivi per i quali lo fanno i personaggi religiosi (Sting, Bono, Marilyn Monroe, Snoop Lion, David Bowie, Madonna, etc.), anche se le ragioni sono in genere molto meno umili di quelle dei religiosi consacrati che assumono il nome di un santo alla loro professione dei voti.

5. Reliquie

Senza entrare nel contesto dei vari tipi di reliquie che si possono avere, è facile vedere il collegamento tra la mentalità cattolica che circonda le reliquie e l’atteggiamento più generale della società sugli oggetti collegati a eventi e persone significativi. Che si parli di sport, film, musica o anche persone care, gli oggetti hanno un incredibile potere su di noi se richiamano i nostri personaggi preferiti. Nessuno troverebbe strano baciare la fotografia di una persona che ama, o anche di qualcuno da cui si vorrebbe essere amati. Nessuno negherebbe di aver tenuto almeno una volta un oggetto, un biglietto o un capo di abbigliamento come ricordo perché ci ricordava una persona alla cui presenza ci sentivamo bene.

Posso solo immaginare tutte le “reliquie” di Prince che circoleranno ora, e se la fede cattolica porta la cosa un passo più in là collegando direttamente quegli oggetti con la sfera divina, questo tipo di devozione più alta sembra essere un’estensione naturale della prima. Se ne possono perfino trovare esempi diretti nella Scrittura, sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, dalle ossa guaritrici del profeta Eliseo al panno miracoloso di San Paolo. Se sperimentiamo il potere di qualche bacchetta da batteria gettata tra la folla da un musicista, quanto più dovremmo venerare le reliquie di una persona totalmente unita a Dio in paradiso.

6. Reverenza e pietà

La maggior parte della gente ha un certo livello di rispetto per un individuo quando è morto da poco. Ad esempio, se qualcuno scherza sulla morte di questa persona poco dopo che è avvenuta, potrebbe sentirsi dire “Troppo presto!”, anche se l’artista può avere di fatto “ballato con la morte” per tutta la sua carriera. Quando si parla di musica e Hollywood, però, c’è una particolare gentilezza che si usa per poche altre persone. Ricordo ancora quando è morta la leggenda dell’heavy metal Ronnie James Dio e molti dei suoi ammiratori parlavano della sua gentilezza e delle sue buone azioni. Non bisogna presentarsi davanti a un santo in una cattedrale per vedere una candela accesa nel nome di una figura popolare molto amata. Guardate semplicemente lo stupore e il “sacro timore” con cui il fan parla del suo artista preferito, chiunque sia, e noterete lo stesso istinto. In questa famosa scena tratta dal film Wayne’s World, i protagonisti dimostrano quanto cadiamo naturalmente in atteggiamenti religiosi, anche quando il personaggio sembra evocare l’opposto di quell’istinto.

7. Beatitudine

Oltre a cercare di canonizzare queste figure popolari in senso terreno, c’è anche una spinta da parte della vox populi a porre il personaggio in questione in paradiso, bypassando qualsiasi criterio cattolico (che si fonda sulla santità). Un esempio può essere quello che si è visto dopo la morte di David Bowie. Un suo ricordo diceva che Dio aveva completato il suo “supergruppo”, perché c’era stata una serie di morti di musicisti popolari in un lasso di tempo relativamente breve. In ogni caso, quando muoiono artisti come questo, la gente ammette la religione, anche solo come desiderio o aspirazione, un modo perché l’artista possa vivere in eterno. In qualche modo questo spiega lo studio apparentemente paradossale (vedi #3) uscito di recente negli Stati Uniti e che ha mostrato che le persone non hanno rinunciato a credere al cielo di per sé, ma hanno smesso di credere in Dio. Lascerò ai lettori il commento finale al riguardo.

8. Rivelare le nostre storie preferite su di loro

Quando ci innamoriamo di un artista o di un atleta in particolare, spesso ci troviamo raccogliere qualsiasi piccolo dettaglio che lo riguardi, vero o immaginario. Parlando delle vite dei santi, la Chiesa è stata a volte criticata per aver fuso verità e realtà. Non è un problema solo della Chiesa, ma piuttosto una tendenza umana ogni volta che incontriamo qualcuno a nostro avviso notevole. Guardate come vengono presentate a volte le storie che riguardano papa Francesco, soprattutto il modo in cui supera la tradizionale narrativa papale. La mia storia preferita è uscita con questo titolo particolare: “Papa Francesco prende su un autostoppista”.

Da un titolo di questo tipo potrebbe uscire ogni tipo di immagini e storie stravaganti. Qual era la storia di fondo? Un suo amico sacerdote dell’Argentina si è trovato in piazza San Pietro mentre il papa stava girando tra la folla, e quindi il papa gli ha dato un “passaggio” sulla papamobile. Ciò non significa che le cose straordinarie non accadano, ma piuttosto che anche l’ordinario diventa straordinario alla presenza di una figura amata.

9. Piangere la loro perdita (anche se non li abbiamo mai incontrati)

Pochi giorni dopo la morte di Prince, un articolo su una rivista musicale è riuscito a spiegare da una prospettiva secolare – fornendo una giustificazione – perché i cattolici scelgono di venerare e di piangere persone che non hanno mai conosciuto. Secondo l’articolo, lo facciamo perché l’artista riesce a parlare alla nostra psiche collettiva, dando voce ai nostri desideri e aneliti inesprimibili. Si può ovviamente discutere su quanto Prince lo abbia fatto in senso positivo, ma quello che non si può dire è che il vero santo ci affascini solo per quel motivo. Lui o lei è capace di rendere il fatto di vivere una vita di santità molto più comprensibile per noi. Se lottiamo per comprendere la volontà di Dio per la nostra vita, o il significato che sta dietro il mondo per come lo sperimentiamo, la figura iconica, per qualsiasi ragione, sembra essere un adeguato traduttore. Rende più semplice non solo comprendere la vita, ma anche scandagliare la bellezza che c’è anche in mezzo al dolore. E così quando queste persone muoiono (se erano vive mentre lo eravamo anche noi) ci dispiace perché ci hanno fatti sentire non più vicini alla divinità, ma più vicini a noi stessi.

10. Intercessione

Forse una delle cose che lasciano più perplessi, almeno dalla prospettiva di una persona esterna, è perché i cattolici chiedano alle persone defunte di pregare per loro. Come cattolico, non posso fare a meno di sottolineare che i santi non sono zombie, né gli spiriti dei dannati, ma piuttosto quelli che vivono per sempre in Cristo, o, come ha detto Gesù, “Io sono il Dio di Abramo e il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe? Ora, non è Dio dei morti, ma dei vivi” (Matteo 22,32). Ad ogni modo, cosa ci può insegnare la morte di un musicista come Prince su questo particolare istinto cattolico, visto che non conosco molte persone che dicano “David Bowie, ora pro nobis”?

Il dizionario definisce l’intercessione come “l’azione di intervenire a favore di un’altra persona”. Ma cosa significa “intervenire a favore di un’altra persona” se non darle speranza nel momento in cui ne ha più bisogno? Quanti individui hanno scoperto la propria chiamata attraverso uno scritto o una storia ispirata di qualche individuo santo? Quante persone si sono sentite salvate da una canzone passata alla radio al momento giusto, o da un artista che sembrava tradurre i gemiti inarticolati del profondo del proprio cuore? Ad Auschwitz, e nel cuore di un bunker per farlo morire di fame, San Massimiliano Kolbe è riuscito a far cantare ai suoi compagni di cella canzoni di speranza perché potessero affrontare la morte con un coraggio simile a quello di Cristo. Non ditemi che l’intercessione riguarda solo il fatto di pregare i defunti; è per chiunque in cielo, sulla terra o tre i due che ci dà la forza per continuare la corsa e portarla a termine!

Come per qualsiasi altra cosa su questa lista, possiamo vedere che la Chiesa non si limita a lasciare i nostri istinti mondani come sono, ma li eleva al loro massimo grado, perché la grazia si costruisce sulla natura, non la distrugge.

Un esempio finale può essere visto nel discorso di Chris Carter alla Hall of Fame. Nel suo discorso, collega perfino la Hall of Fame al regno celeste, ma ciò che commuove di più del suo approccio è che il discorso riguarda lui solo in modo secondario. In primo luogo e al di sopra di tutto, il discorso riguarda le persone che lo hanno reso grande, quelle che lo hanno sfidato e hanno visto la grandezza in lui. Il suo discorso è una sorta di sermone sulla comunione dei santi.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE

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