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Küng: Papa Francesco ha riaperto il confronto sul dogma dell’infallibilità

© Hans kung © Effigie/Leemage/AFP - Pope Francis © Antoine Mekary/ALETEIA
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Infallibilità del Papa. Il teologo svizzero Hans Küng aveva scritto a Bergoglio chiedendogli una riflessione: «Imploro papa Francesco – si leggeva nella sua lettera al pontefice – che mi ha sempre risposto in modo fraterno: riceva questa ampia documentazione e consenta nella nostra Chiesa una discussione libera, non prevenuta e aperta su tutte le questioni irrisolte e rimosse legate al dogma dell’infallibilità. Non si tratta di banale relativismo, che mina i fondamenti etici della Chiesa e della società. E nemmeno di rigido e insulso dogmatismo legato all’interpretazione letterale. È in gioco il bene della Chiesa e dell’ecumene».

Il Corriere della Sera (28 aprile) rivela che Papa Francesco ha risposto a Küng, «con una lettera fraterna, apprezzando le mie considerazioni», evidenzia il teologo, che poi aggiunge: «Francesco non ha fissato alcun limite alla discussione».

Francesco, scrive il Corriere, non ha mai parlato del dogma dell’infallibilità, sancito dal Concilio Vaticano I e da Pio IX il 18 luglio 1870. Del resto nessuno Oltretevere ritiene abbia mai pensato di metterlo in discussione. Diverso è dire che Francesco non abbia posto «alcun limite alla discussione», come riferisce Küng. Anche perché si tratta del dogma forse più frainteso, oltre che dibattuto. Il Concilio Vaticano I non disse affatto, come molti credono, che il Papa è infallibile tout court. Il Papa è un essere umano e la prima cosa che Bergoglio disse al conclave, subito dopo l’elezione, fu: «Io sono un peccatore».

Dopo lunghe discussioni, nel 1870 si stabilì che il Papa è infallibile solo «quando parla ex cathedra, cioè quando esercita il suo supremo ufficio di Pastore e di Dottore di tutti i cristiani, e in forza del suo supremo potere Apostolico definisce una dottrina circa la fede e i costumi». Sono casi rarissimi, come quando nel 1950 Pio XII proclamò solennemente l’Assunzione di Maria in cielo. Ma l’estensione dell’infallibilità resta dibattuta tra i teologi. La posizione di Küng è netta: vorrebbe abolirla o almeno sottoporla ad una revisione radicale.

LA CITAZIONE DI RAHNER

Padre Edoardo Scognamiglio, docente Teologia dogmatica presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale (Napoli), premette non a caso ad Aleteia: «Sembra che il teologo gesuita Karl Rahner amasse ripetere questa frase: “Può esistere una Chiesa senza il papa ma non un papa senza la Chiesa”. Citiamo questo detto per aiutare i credenti a riscoprire il ministero petrino all’interno della Chiesa, ossia come servizio per l’unità della fede».

AL SERVIZIO DELLA CHIESA

Il primato del Vescovo di Roma, prosegue il teologo, «è sempre a servizio della Chiesa cattolica, ossia della tradizione viva della fede che nei secoli è vissuta e trasmessa a tutti i credenti in Cristo Gesù. Dobbiamo liberarci dall’idea che papa Francesco voglia o possa dire qualcosa che sia contro la tradizione della Chiesa cattolica».

Certamente, aggiunge Scognamiglio, «dobbiamo essere in grado di distinguere  la dottrina della Chiesa cattolica da ciò che sono le opinioni personali o che possono essere le stesse ipotesi che, in un determinato campo, vescovi, teologi e pure romani pontefici, possono suggerire o formulare in maniera privata e personale.  Un dato di fatto, dal punto di vista teologico, è certo: il ministero petrino è sempre votato all’unità della Chiesa. Anche un pronunciamento infallibile del Santo Padre avviene sempre nella sua qualità di Pastore della Chiesa».

LE VERITA’ DI FEDE

Perché queste precisazioni? Il teologo spiega: «Le ho fatte per dire che l’infallibilità del Santo Padre è da rileggere sempre come servizio alla Chiesa e per la comprensione più approfondita delle verità rivelate».

Nel dialogo epistolare tra papa Francesco e il teologo Hans Küng «non è stato messo in discussione il dogma dell’infallibilità del papa, bensì il modo come intendere oggi questo primato in prospettiva collegiale, in rapporto al mondo e alla storia. Sappiamo benissimo che una dichiarazione infallibile del Santo Padre – evento abbastanza singolare e raro – riguarda la materia di fede e di morale. È necessario distinguere tra i linguaggi della fede che mutano nel tempo e i contenuti delle verità di fede che hanno una loro stabilità».

LA COMUNICAZIONE DI FRANCESCO

Papa Francesco «sta agendo sui linguaggi della fede per comunicare una verità di fede con una modalità più accessibile. Di solito, una definizione dogmatica – un dogma – non è come un meteorite che spunta fuori all’improvviso sulla nostra orbita ecclesiale. Si tratta di una verità che è maturata nel tempo, ossia come frutto di un processo lento di recezione di una dottrina essenziale alla vita stessa della Chiesa cattolica e che, in qualche modo, è già presente nella tradizione viva della comunità credente».

MAESTRO “EX CATHEDRA”

Una definizione dogmatica – pronunciata ex cathedra dal Santo Padre o da un Concilio in comunione con il vescovo di Roma – «è sempre il riflesso della coscienza della Chiesa nel tempo. In altre parole – sottolinea Scongnamiglio – una verità di fede interpella la vita dei credenti e penetra profondamente nel vissuto ecclesiale di ogni comunità. Il Santo Padre, quando da solo prende una decisione dottrinale obbligante in forma definitiva per tutti i credenti, agisce nella sua funzione di maestro supremo della Chiesa cattolica, ossia ex cathedra, facendo appello alla sua suprema autorità dottrinale. Ovviamente, il papa non è mai infallibile nella sua condotta personale e nelle sue opinioni private. Oggetto dell’infallibilità sono tutte le verità della Rivelazione libere da errori e travisamenti».

Il magistero della Chiesa può, quindi, «manifestare il suo giudizio su tutto ciò che con le dottrine rivelate è in un rapporto tale da distruggere o mettere in pericolo, se affermato o negato, la fede nel suo insieme o una sua qualche singola verità».

NUOVI APPROFONDIMENTI

Circa l’infallibilità del Santo Padre, osserva il teologo dogmatico, bisogna considerare due cose molto importanti. «Anzitutto, il pronunciamento ex cathedra del Santo Padre è da ricondurre sempre alla vita di fede della Chiesa, in rapporto di ubbidienza e d’interdipendenza, nella piena conformità alla Tradizione viva della Chiesa. In secondo luogo, tale definizione dogmatica ha la sua storia e, quindi, in quanto formula, nella sua comprensione e definizione, ammette degli approfondimenti e delle variabili». Ossia, una definizione infallibile «non è una formula ultima, definitiva, che abbraccia ogni realtà. È sempre un punto fermo che ammette nuovi approfondimenti. Da ciò risulta che ogni pronunciamento infallibile del Santo Padre non può mai oltrepassare la fede della Chiesa».

L’AUTO-PARTECIPAZIONE DI DIO

Il bisogno di papa Francesco manifestato al teologo Hans Küng di approfondire il significato dell’infallibilità del romano pontefice, «rivela il carattere essenzialmente sociale ed ecclesiale del dogma, poiché la Rivelazione che gli sta alla base è rivolta alla Chiesa. D’altra parte, lo ripetiamo, il dogma rende tangibile l’unità della Chiesa ed è il modo di presentarsi della permanente validità della Parola di Dio diretta alla Chiesa e da lei conservata nella Tradizione viva».

Questo, conclude Scognamiglio, «vuol dire che il dogma è vita in quanto in esso avviene l’auto-partecipazione di Dio stesso e, quindi, può essere compreso solo nella realtà stessa di quanto viene creduto, ossia attraverso la Grazia, cioè per fede».

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