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Le 6 soluzioni del Papa per frenare il dramma dei migranti

Valerio Muscella/NurPhoto

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 16/04/16

Papa Francesco ha una strategia per i migranti? In che modo sta spingendo l’Europa a rivoluzionare le sue politiche migratorie per evitare altre disastrosi stragi nei mari?

L’attività diplomatica del pontefice procede in una doppia direzione. Una più sottobraccio con i diplomatici del Vaticano a dialogare con l’Europa e l’altra invece più palese e fatta di interventi, anche duri, che danno l’idea di quali siano le mosse per arginare il dramma immigrazione. Intorno ad esse ruota un principio: la prioritaria è per Papa Francesco l’accoglienza dei migranti. 

1) UMANIZZARE IL DRAMMA DEI MIGRANTI

Come spiega il diplomatico Pasquale Ferrara in “Il mondo di Francesco. Bergoglio e la politica internazionale” (San Paolo edizioni), Papa Francesco affronta la questione «da un punto di vista forse più profondo rispetto all’approccio politico, pur essenziale e direi indispensabile per trattare fenomeni di tale portata. Nemmeno è possibile rappresentare la questione dei migranti e dei rifugiati nella concezione di Francesco in termini solamente etici».

La lettura di Francesco delle reazioni nazionali e internazionali al fenomeno migratorio, evidenzia il diplomatico, è fortemente critica, senza però voler essere antagonista, prospettando interventi strutturali al di là della retorica dell’emergenza. Chiede all’Europa, per esempio, un sussulto di coscienza, ma anche di consapevolezza politica: «Non si può tollerare che il Mar Mediterraneo diventi un grande cimitero!» (Discorso al Parlamento Europeo, Strasburgo, 25 novembre 2014).

2) SACRALITA’ DELL’UOMO

I paesi del Vecchio Continente, anziché tentare «soluzioni particolaristiche», dovrebbero porre al centro della loro azione «la dignità umana degli immigrati»;

Più radicalmente, Francesco vuole i migranti come parte integrante del continente che li ospita: «E’ l’ora costruire insieme l’Europa che ruota non intorno all’economia, ma intorno alla sacralità della persona umana, dei valori inalienabili […]. È giunto il momento di abbandonare l’idea di un’Europa impaurita e piegata su se stessa per suscitare e promuovere l’Europa protagonista, portatrice di scienza, di arte, di musica, di valori umani e anche di fede. L’Europa che contempla il cielo e persegue degli ideali; l’Europa che guarda e difende e tutela l’uomo; l’Europa che cammina sulla terra sicura e salda, prezioso punto di riferimento per tutta l’umanità!» (Discorso al Parlamento Europeo, Strasburgo, 25 novembre 2014).

L’Europa non si può smarrire proprio nel momento in cui è chiamata a reagire tenendo conto del suo «grande patrimonio culturale e religioso», trovando «il giusto equilibrio fra il duplice dovere morale di tutelare i diritti dei propri cittadini e quello di garantire l’assistenza e l’accoglienza dei migranti» (Discorso al corpo diplomatico, 11 gennaio 2016).

3) VALORE CULTURALE DELL’ACCOGLIENZA

L’estremismo e il fondamentalismoche si abbattono su migranti trovano un terreno fertile, come ricorda Papa Francesco sempre nel Discorso al corpo diplomatico, «nel vuoto di ideali e nella perdita d’identità – anche religiosa – che drammaticamente connota il cosiddetto Occidente. Da tale vuoto nasce la paura che spinge a vedere l’altro come un pericolo e un nemico, a chiudersi in sé stessi, arroccandosi su posizioni preconcette».

Il fenomeno migratorio pone, dunque, «un serio interrogativo culturale, al quale non ci si può esimere dal rispondere. L’accoglienza può essere dunque un’occasione propizia per una nuova comprensione e apertura di orizzonte, sia per chi è accolto, il quale ha il dovere di rispettare i valori, le tradizioni e le leggi della comunità che lo ospita, sia per quest’ultima, chiamata a valorizzare quanto ogni immigrato può offrire a vantaggio di tutta la comunità».

4) LA “LOGICA DEI MURI”

Un altro punto su cui batte Bergoglio sono i “muri”. Per il papa il muro è il respingimento. Una logica che non è in grado di offrire risposte durature e sostenibili: «Sapete come finiscono i muri, tutti. Tutti i muri crollano: oggi, domani o dopo cent’anni. Il muro non è una soluzione» (Conferenza stampa durante il volo di ritorno dagli Stati Uniti d’America, 28 settembre 2015).

Con molta forza Francesco era intervenuto, in più occasioni, nell’estate del 2015, per denunciare i respingimenti, la chiusura delle frontiere, la costruzione di barriere per fermare il flusso di rifugiati, in gran parte provenienti dalla Siria, riversatisi in Europa lungo la rotta balcanica. «È violenza», dice Francesco senza mezzi termini, «anche alzare muri e barriere per bloccare chi cerca un luogo di pace. È violenza respingere indietro chi fugge da condizioni disumane nella speranza di un futuro migliore. E (Messaggio per il 28° meeting internazionale per la pace, Comunità di Sant’Egidio, Tirana, 6 settembre 2015).

5) “NO” ALLA VIOLENZA SUI MIGRANTI

La presa di posizione più forte, a sottolineare la gravità e globalità del fenomeno dei rifugiati, fu quella assunta il 7 agosto 2015 quando, in occasione di un incontro con il Movimento Eucaristico Giovanile, Papa Francesco si riferì al caso dei Rohingya, popolazione musulmana in fuga dal Myanmar nell’Oceano Indiano: «Pensiamo a quei fratelli nostri Rohingya: sono stati cacciati via da un paese e da un altro e da un altro, e vanno per mare… Quando arrivano in un porto o su una spiaggia, danno loro un po’ d’acqua o un po’ da mangiare e li cacciano via sul mare. Questo è un conflitto non risolto, e questa è guerra, questo si chiama violenza, si chiama uccidere» (Incontro con il Movimento Eucaristico Giovanile, 7 agosto 2015).

6) IL “TRAFFICO DI PERSONE”

Le legislazioni poco lungimiranti, ha denunciato infine Francesco, contribuiscono spesso ad aggravare la condizione dei migranti i quali, «laddove è impossibile una migrazione regolare […] sono spesso costretti a scegliere di rivolgersi a chi pratica la tratta o il contrabbando di esseri umani, pur essendo in gran parte coscienti del pericolo di perdere durante il viaggio i beni, la dignità e perfino la vita» (Discorso al corpo diplomatico, 11 gennaio 2016).

In questa prospettiva, si è schierato in maniera per «fermare il traffico di persone, che mercifica gli esseri umani, specialmente i più deboli e indifesi».

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