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Quando mamma mi ha accompagnata ad abortire

Chiara Cremaschi-CC

Encuentra.com - pubblicato il 06/04/16

Ovviamente tutto questo peggiora nei casi in cui le donne abortiscono in luoghi che non sono cliniche e ad opera di persone che non sono medici.

Ad esempio, in gran parte dell’America Latina le donne abortiscono per mano di “comadronas”, donne che hanno esperienza negli aborti e che introducono un ago per tessere per rompere la placenta e provocare l’aborto. È superfluo parlare delle conseguenze di questa procedura.

Nel 1985, in “Cause della mortalità materna negli Stati Uniti”, Kaunitz affermava che “le prime cause di morte in relazione all’aborto sono emorragia, infezione, embolia, anestesia e gravidanze ectopiche non diagnosticate. L’aborto legale rappresenta la quinta causa di morte delle gestanti negli USA, anche se si sa che la maggior parte delle morti collegate all’aborto non viene registrata ufficialmente come tale”.

Poche persone parlano delle malformazioni di cui soffrono i figli successivi per via dell’aborto realizzato dalle madri in precedenza: bambini che non sopravvivono o che restano in stato vegetativo per il resto della loro vita.

Alcuni dei disturbi emotivi di cui possono soffrire le donne che si sono sottoposte ad aborto possono essere pianto, insonnia, perdita dell’appetito, perdita di peso, nervosismo, vomito, esaurimento, disturbi gastro-intestinali, frigidità.

Diventano madri, ma soffrono una deconnessione emotiva con i loro figli molto difficile da spiegare. Amano i propri figli ma sono emotivamente assenti.

Circa le argomentazioni scientifiche, secondo Ney, et.al. in “Gli effetti della perdita della gravidanza nella salute delle donne” (1997), in “uno studio realizzato su 1.428 donne i ricercatori hanno scoperto che le gravidanze non andate a buon fine e in particolare quelle dovute ad aborto provocato si associavano in modo significativo a una salute generale più deficitaria. Gli aborti multipli corrispondevano a una valutazione ancor peggiore della salute attuale. Mentre l’interruzione della gravidanza per cause naturali andava a detrimento della salute, l’aborto provocato è risultato più strettamente collegato a una salute deficitaria. Questi risultati confermano ricerche precedenti per le quali nell’anno successivo a un aborto le donne andavano dal proprio medico di base l’80% in più per ogni tipo di ragioni e il 180% in più per motivi psico-sociali. Gli autori hanno anche verificato che se c’è un compagno presente e che non offre sostegno la percentuale di aborto naturale aumenta di più del doppio, e quella dell’aborto provocato è quattro volte superiore a quella che si verifica nel caso in cui sia presente e offra il proprio sostegno. Se il compagno è assente, la percentuale di aborto provocato è sei volte superiore”.

L’aborto è una realtà a cui noi donne cattoliche dovremmo prestare molta più attenzione. Come preghiamo per il papa tutti i giorni, come preghiamo per le nostre comunità, dovremmo pregare tutti i giorni per le donne che andranno ad abortire quel giorno, per quelle madri che accompagnano le proprie figlie ad effettuare l’aborto, per le donne che aiutano le amiche a uccidere la propria creatura.

Sì. Dobbiamo intensificare la nostra preghiera. In questo senso, diceva San Josemaría Escrivá, “queste crisi mondiali sono crisi di santi”, e dobbiamo essere sante.

Dobbiamo recitare cinque rosari tutti i giorni pregando, supplicando la Santissima Vergine di trasformare, di aiutarci a conoscere la profonda realtà del cuore in noi donne che siamo già scelte per portare la vita, per umanizzare la vita, per amare intensamente Dio con la nostra apertura alla vita. Innanzitutto sì alla vita.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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Tags:
abortotrauma post aborto
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