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Quando bisogna interpretare la Bibbia in modo simbolico e quando letteralmente?

Anelina/Shutterstock

Padre Henry Vargas Holguín - pubblicato il 22/03/16

Possiamo o dobbiamo quindi interpretare la Bibbia letteralmente? Non solo possiamo, ma dobbiamo farlo.

Un’interpretazione letterale (o vero nel suo sensis literalis, interpretare o leggere in base a com’è stato scritto) è l’unico modo per determinare quello che Dio sta cercando di comunicarci.

La Bibbia si legge quindi LETTERALMENTE, ma bisogna saper capire questa espressione, che approfondiremo più avanti.

Non possiamo accontentarci del testo in sé, bisogna andare oltre; in questo senso, e in un secondo momento, bisognerà approfondire la questione ricorrendo all’ermeneutica e all’esegesi.

L’ermeneutica si utilizza per descrivere l’interpretazione di un determinato testo, nel nostro caso biblico, l’esegesi per trarre il significato dal testo.

Le funzioni delle due scienze, quindi, sono complementari, ma tenendo conto del fatto che l’esegesi è il complemento indispensabile dell’ermeneutica.

Cos’è l’ermeneutica?

L’ermeneutica è la conoscenza e l’arte dell’interpretazione dei testi per determinare il significato esatto di una frase o di un testo.

L’ermeneutica serve a interpretare correttamente un testo biblico, usando il metodo grammatico-storico senza trascurare l’influenza del contesto in cui è stato scritto o pronunciato.

In fondo l’ermeneutica risponde, ad esempio, alle domande: “Qual è il significato del testo?” “È giusto o meno quello che si dice in questo testo?”

Cos’è l’esegesi?

L’esegesi, con i suoi metodi, è un processo che consiste nel comprendere un testo antico e nello spiegarlo in termini attuali.

L’esegesi aiuta a conoscere e/o a capire le circostanze temporali e spaziali del testo, da chi e per chi è stato scritto e i motivi che ha avuto l’autore per scrivere quel testo.

È necessario fare attenzione a quello che gli autori hanno voluto affermare o a ciò che Dio ha voluto manifestare attraverso le loro parole. Ciò significa che l’esegesi è la spiegazione attualizzata della Sacra Scrittura.

L’esegeta, quindi, tende un ponte tra un testo molto antico e la persona.
Per conoscere “l’intenzione” dell’agiografo (autore sacro), bisogna tener conto della sua cultura e delle circostanze del momento storico, del modo di narrare e di parlare di quell’epoca, il tutto concretizzato attraverso i generi letterari (DV, 12).

L’esegesi, in fondo, risponde alla domanda: “Qual è il messaggio che il testo ci vuole rivelare?” Ovviamente nel corso della storia il messaggio non può mai essere contraddittorio.

Con le sue indagini storiche e culturali, l’esegesi farà sì che l’ermeneutica sia completa e affidabile.

Una buona ermeneutica e una buona esegesi non vanno mai contro l’interpretazione corretta, che dev’essere in linea con la storia della salvezza.

Ciò vuol dire che bisogna innanzitutto ricordare che la Sacra Scrittura è ispirata dallo Spirito Santo; il principio primo, unico e principale di cui tener conto per la retta interpretazione è quindi il fatto di sapere che “la sacra Scrittura esser letta e interpretata alla luce dello stesso Spirito mediante il quale è stata scritta” (DV 12).

A questo scopo, ci sono tre criteri segnalati dal Concilio Vaticano II e che ci ricorda il Catechismo:

1. “Prestare grande attenzione al contenuto e all’unità di tutta la Scrittura”. Per quanto possano essere diversi i libri che la compongono, infatti, “la Scrittura è una in forza dell’unità del disegno di Dio, del quale Cristo Gesù è il centro e il cuore aperto dopo la sua pasqua” (Catechismo, n. 112).

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Tags:
bibbiaesegesi biblica
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