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Nuova “moda” nel Regno Unito: trattamento per il cambio di sesso per bambini di 9 anni!

© Wavebreakmedia / Shutterstock

Aleteia - pubblicato il 17/03/16

Il Governo britannico usa il denaro dei contribuenti per “curare” presunti “disturbi dell'identità sessuale”

Il Regno Unito ha speso 2,6 milioni di sterline (più di 3 milioni di euro) solo tra l’aprile e il dicembre 2015 per finanziare il trattamento di cambiamento di sesso di oltre mille cittadini britannici.

Come se non fosse sufficientemente discutibile il fatto di impiegare il denaro pubblico per questo tipo di “politica di salute pubblica” che la maggior parte della comunità medica è lungi dall’avallare come fondata a livello scientifico, in questa notizia c’è un “dettaglio” particolarmente inquietante: quegli oltre 1.000 pazienti erano… bambini.

Nel 2014 il Governo britannico ha iniziato a finanziare con le risorse dei contribuenti i farmaci che ritardano la pubertà di bambini a partire dai 9 anni – primo passo per il futuro intervento di cambiamento di sesso (o neanche tanto “futuro”, visto che l’operazione può essere effettuata già su preadolescenti di 12 anni).

Non tutti gli abitanti delle liberali isole britanniche hanno digerito bene questa politica di stampo ideologico. Alcune associazioni di difesa dei diritti dei bambini hanno chiesto che venisse aperta un’inchiesta, sostenendo che è “quantomeno imprudente” autorizzare interventi così drastici sul corpo di bambini che “forse” soffrono di “disturbi di identità sessuale” – e quel “forse” è decisivo, visto che l’eventuale rifiuto psicologico della propria identità sessuale può essere benissimo affrontato in modi non invasivi né irrevocabili, soprattutto nei bambini.

Le obiezioni, tuttavia, non hanno impedito che il Governo britannico applicasse ai minori di 12 anni una serie di farmaci chiamati “ipotalamici”, che impediscono il normale sviluppo degli organi genitali e diminuiscono la produzione di testosterone ed estrogeni. I farmaci, che servono come “preparazione” all’intervento di cambiamento di sesso propriamente detto, sono stati testati per tre anni su bambini tra i 12 e i 14 anni.

I test implicano ancora più polemiche, perché a realizzarli sono stati i medici della Tavistock and Portman Foundation, legata a un progetto segreto della CIA chiamato MK-Ultra. Si tratta di esperimenti realizzati negli anni Cinquanta per interferire sul comportamento umano e manipolarlo.

Oltre alla serie di elementi quantomeno “strani” che compongono questo scenario basato sull’assai poco scientifica ideologia del genere, ci sono delle statistiche che richiamano l’attenzione: nel 2010 il Regno Unito aveva registrato 97 trattamenti medici di “disturbi dell’identità sessuale” nei bambini, mentre in appena 9 mesi del 2015 il numero dei bambini che hanno ricevuto questi trattamenti è arrivato alla cifra incredibile di 1.013.

Intervistato dal quotidiano The Sun, lo psichiatra Robert Lefever ha proposto domande importanti per la riflessione dei britannici e dei cittadini di qualsiasi altro Paese in cui avanza l’ideologia di genere:

– Cosa distingue il presunto “disturbo di genere” da una semplice “moda” nel Regno Unito?

– Come garantire che le diagnosi dette psicologiche non siano una pura questione di opinione?

– Cosa si sta facendo per avere la certezza che i presunti “problemi psicologici” dei bambini non siano in realtà problemi ideologici dei loro genitori?

– Se i bambini sottoposti a questi trattamenti avevano qualche “disturbo di genere”, perché dei 32 che sono passati per i test della Tavistock and Portman Foundation “solo” 8 hanno portato avanti il processo di cambiamento di sesso?

Sono domande pertinenti – e scomode per gli ideologi della “pseudoscienza del genere”.

[Traduzione dal portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
bambiniideologia genderregno unitosessoviolenza
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