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Le croci di cioccolato sono irriverenti?

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Jeffrey Bruno

Melanie Bettinelli - pubblicato il 11/03/16

Dovremmo anche bandire ogni dolce che ha una croce, già che ci siamo?

Stavo cercando dei cestini di Pasqua che contenessero prodotti senza allergeni, quando mi sono imbattuta in un articolo, un po’ datato, secondo il quale le croci di cioccolato supererebbero i limiti della decenza. Ero contenta di non aver trovato soltanto coniglietti senza latte e Jelly Belly senza amido di mais, ma addirittura croci di cioccolato fondente per mia figlia; eppure questo avrebbe turbato alcuni cristiani, che anzi sembrerebbero trovare tutto questo addirittura blasfemo. A me sembra invece che loro abbiano dimenticato di vedere quanto descritto con gli occhi di un bambino.

A me piace inserire una croce di cioccolato nei cestini dei bambini, la mattina di Pasqua. Quella croce, in mezzo a uova e pulcini, ricorda loro il significato di questo giorno: Resurrezione, vittoria sulla tomba, nuova vita in Cristo. Ho delle foto di tutti i miei figli, scattate negli anni, in cui – sporchi di cioccolata – sgranocchiano i bracci delle croci; e mentre chi soffre di allergia non ha mai mostrato problemi nell’avere un cestino a parte, volevo davvero prenderle qualcosa di speciale, quest’anno.

Ma evidentemente non tutti hanno il mio stesso entusiasmo nel trovare croci di cioccolato. Non mi sorprende che alcuni cristiani si offendano, ci sono persone che si offenderebbero per qualsiasi cosa. Ma ciò che mi ha sorpreso, e non poco, è che l’articolo citava un portavoce di una diocesi cattolica romana:

“La croce dovrebbe essere venerata, non mangiata, non buttata in un cestino pasquale tra caramelle e marshmallow. È un insulto”.

Mi chiedo se questa persona trovi oltraggioso anche il pane pasquale a forma di croce, o le torte a forma di agnello. Molte culture hanno la tradizione, peraltro antichissima, di cucinare il cibo a forma di croce; non per venerarla come facciamo noi con il crocifisso durante la celebrazione dell Passione del Signore, bensì per ricordare, un simbolo che è parte delle (e che viene consumato nelle) celebrazioni. Pensate all’Altare di San Giuseppe – diffuso in Italia – in cui sono presenti molte varietà di cibi, in molteplici forme: pani a forma di martello e di chiodi, torte a forma di croce, corone di spine fatte di cioccolata, pani a forma di bastone di pastore o di ostensorio. Pensate agli Oplatki polacchi, cialde di Natale con su incise immagini della Natività che, secondo la tradizione, “mette in secondo piano il pasto eucaristico a cui i cattolici prendono parte in ogni Messa”.

Ho pensato al meraviglioso pane pasquale che prepara la mia amica Rebecca. Insaporito con spezie e aromi esotici, resina di lentisco e mahleb, questo tipo di pane viene impastato a forma di croce e decorato con cinque uova dipinte di rosso.


È un modo allegro per celebrare la Resurrezione, è una delizia per i sensi. Per suo figlio è la prima associazione, molto forte, con la festività; e, come dice lei stessa, fanno bene a prepararlo in quel modo. È diventato un fondamento della loro celebrazione pasquale nella loro chiesa locale.

E penso di nuovo ai miei figli durante il Venerdì Santo, mentre mangiano panini dolci a forma di croce, ancora fragranti e con una croce bianca sopra, e mentre ognuno colora una scena diversa della crocifissione. Anche la bambina più piccolo prende parte a questa tradizione, scarabocchiando la faccia di Gesù con il pastello nero. Sta forse dissacrando la croce? È forse blasfema? E io sto forse incoraggiando questo comportamento irriverente comprando cibo a forma di croce e lasciando che colorino le immagini della croce?

E cosa succede quando hanno dei rosari di plastica e a buon mercato che finiscono inesorabilmente con il rompersi in mille pezzi? E quei tre crocifissi danneggiati dai bimbi piccoli, spezzati in due, ma che comunque vengono indossati e di cui si è ancora fieri? Questi simboli sono forse profanati? Oppure, ciò che i bambini imparano con queste esperienze è più importante del danno? I bambini piccoli possono essere dei pessimi consumatori. Rompono e frantumano il mondo intero, per la loro irrefrenabile voglia di esplorare. Imparano molte cose facendo, assaggiando, toccando, giocando e sì, a volte anche rompendo.

E io non butto la croce nel cestino in modo irriverente. C’è molta cura in questa azione, scelgo la croce e la pongo con attenzione nel cestino. Il centrotavola va qui, “bambini, ecco reggete la croce. Ecco, prendetela e mangiatela. È dolce, non è vero?”

Ho chiesto a un bambino piccolo perché tenesse una croce nel cestino.

“Perché Gesù è morto sulla croce”

E cosa è successo dopo?

“È stato seppellito in una tomba”.

E poi?

“È risorto dalla morte! La Pasqua parla di questo!”

La nostra fede è incarnata. Il nostro Dio si rende manifesto. È venuto da noi sotto forma di pane e vino e ci chiede di mangiare la sua carne, bere il suo sangue. Questi piccoli sono troppo giovani per prendere parte alla celebrazione eucaristica, ma possono iniziare a comprendere il simbolismo che c’è dietro con questi pezzi di pane speziato e con queste croci di cioccolato. Una madre premurosa può quindi dare insegnamenti spirituali mentre i suoi bimbi fanno uno spuntino.

Gustate e vedete quanto è buono l’Eterno, piccoli miei. Mangiate questa croce, perché siete troppo piccoli per mangiare colui che è morto su quella croce. Gustate e vedete quanto è buono l’Eterno.

Quando la più grande, Bella, era solo una bimba, recitavo la Preghiera del Mattino ad alta voce. Lei giocava nei paraggi e sembrava ignorare la mia devozione. Di tanto in tanto, mentre pregavo, ripeteva alcune parole, di solito le antifone. Una delle mie preferite è “L’albero della vita si è manifestato nella croce del Signore”. Ero meravigliato e piena di gioia nel sentire la mia piccolina, di appena due anni,  mormorare, “la croce è l’albero della vita. Albero della vita“.

Durante il Venerdì Santo il diacono alzerà la croce e inviterà i presenti dicendo “Ecco il legno della Croce” e allora porterò i miei figli e alcuni di loro baceranno il legno. Nel giorno di Pasqua toccheranno di nuovo la croce, e di certo ne godranno. È così che i bambini imparano; toccano, odorano, assaggiano, si muovono, agiscono.

“Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo, perché con la tua Croce hai redento il mondo”.

——-

Melanie Bettinelli è madre di cinque figli, e pratica istruzione parentale nelle periferie di Boston. Potete seguirla sul blog The Wine Dark Sea e leggere i suoi articoli su libri, poesia, fede, arte, cibo e istruzione.
[Traduzione dall’inglese a cura di Valerio Evangelista]

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