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La vergogna: un’emozione e una virtù da riscoprire

Pixabay.com/Public Domain/ © mintchipdesigns

Silvia Lucchetti - Aleteia - pubblicato il 10/03/16


«Il peccato originario – scrive Meluzzi – deve essere compreso come danno alla persona in senso quanto mai universale, come falsificazione e violazione della relazione con Dio (…) Ciò che rende evidente il cambiamento nella relazione uomo-Dio- mondo è la vergogna sperimentata drammaticamente dai progenitori immediatamente dopo il peccato, causa primaria e immediatamente percepita (…) A prescindere dall’ingresso nella storia della concupiscenza la vergogna svela all’uomo la propria condizione, in questo caso la condizione di un soggetto immagine-infranta, rispetto alla quale la differenziazione sessuata risulta non più quale dono d’amore divino ma quale “proposta di peccato”, “occasione di godimento egoistico”».

L’autore, riprendendo la citazione del filosofo Sartre «L’inferno sono gli altri», ritorna sul tema della “paura”, del “timore” racchiuso nella stessa etimologia della parola vergogna:

«La vergogna porta inevitabilmente con sé la paura, una paura interpersonale «Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi, intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture» (Gen 3,7), ma anche e soprattutto nella relazione con il Creatore: «Ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto» (Gen 3,10)».

La vergogna diviene «(…) il sentimento chiave in questo nuovo contesto umano. Essa rispecchia lo stato d’animo frutto della conoscenza di ciò che non viene da Dio, esprime tutto l’imbarazzo della creatura spazio-temporale che d’improvviso si scopre tale in tutta la portata del suo stesso limite creaturale, la cui espressione più alta e più incomprensibile è rappresentata dalla morte».

Il Santo Padre andando controcorrente rispetto la moderna “cultura” del web che ha cancellato la vergogna, o l’ha relegata a un sentimento da perdenti – o come afferma lo scrittore da “sfigati”- ha affrontato il tema nella prospettiva di un sano e “santo” sentimento da riscoprire.

Il Pontefice, durante una delle sue omelie mattutine nella cappella di Casa Santa Marta il 29 aprile 2013, ha spiegato, partendo dall’analisi di alcuni passi della Sacra Scrittura, quanto la vergogna rappresenti un bene e una virtù per l’uomo nell’ottica cristiana, come acquisti senso collegata al sacramento dellaRiconciliazione e favorisca un dialogo sincero e filiale con Dio.
Meluzzi nel capitolo “Cristianesimo e vergogna”, riporta alcuni passi del discorso del Pontefice che evidenziano lo straordinario potenziale della vergogna la quale, una volta sperimentata, ammessa e confessata, dona benessere e rigenerazione. Così afferma il Santo Padre:

«(…) Quando si è in coda per confessarsi, magari uno sente anche un po’ di vergogna. Ma poi esce dal confessionale più libero, grande, bello, perdonato, bianco, felice: questo è il bello della confessione».
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Pixabay.com/Public Domain/ © warpmike

Papa Francesco, parlando dello spirito con cui accostarsi al sacramento della riconciliazione, ha sottolineato che il confessionale “«non è né una «tintoria» che smacchia i peccati, né una «seduta di tortura» dove si infliggono bastonate. La confessione infatti è l’incontro con Gesù e si tocca con mano la sua tenerezza. Ma bisogna accostarsi al sacramento senza trucchi o mezze verità, con mitezza e con allegria, fiduciosi e armati di quella «benedetta vergogna», la «virtù dell’umile» che ci fa riconoscere peccatori»”.

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Tags:
confessionaleconfessionepapa francescopeccato originalevergogna
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