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Sul dare cose sante ai cani

Steve Willey CC

Judy Landrieu Klein - pubblicato il 04/03/16

Una lezione imparata davanti al Santissimo Sacramento

La Sposa di Cristo fa suo il comportamento del Figlio di Dio che a tutti va incontro senza escludere nessuno [Papa Francesco, Misericordiae Vultus, n. 12]

Seduta nella tranquilla e assolata cappella per l’adorazione della mia parrocchia, avevo appena finito di sottolineare uno splendido passaggio della Deus Caritas Est, del papa emerito Benedetto XVI:

Io vedo con gli occhi di Cristo e posso dare all’altro ben più che le cose esternamente necessarie: posso donargli lo sguardo di amore di cui egli ha bisogno. Qui si mostra l’interazione necessaria tra amore di Dio e amore del prossimo, di cui la Prima Lettera di Giovanni parla con tanta insistenza. Se il contatto con Dio manca del tutto nella mia vita, posso vedere nell’altro sempre soltanto l’altro e non riesco a riconoscere in lui l’immagine divina. (…) Solo la mia disponibilità ad andare incontro al prossimo, a mostrargli amore, mi rende sensibile anche di fronte a Dio.

Stavo leggendo l’enciclica come penitenza personale per il mio peccato abituale di giudicare gli altri, che avevo confessato a un sacerdote appena quattro giorni prima. Prima di rendermene conto, questa mia abitudine perniciosa aveva preso il sopravvento, e avevo iniziato a pensare a uno specifico candidato politico che ritengo completamente negativo. “Chiaramente non ha alcun contatto con Dio”, pensavo, riflettendo sulle parole dell’enciclica. “È piuttosto ovvio dal modo in cui presume che tutti gli immigrati siano nemici con cattive intenzioni anziché vederli come figli di Dio che hanno un autentico bisogno di misericordia. Gesù, insegnami ad amare il mio prossimo”, pregavo, “e di vederti nei bisognosi”.

Mentre pensavo a questo, un uomo ha bussato alla porta della cappella, dimostrando di non essere un frequentatore abituale visto che non conosceva il codice per entrare.

Allungandomi sulla mia sedia per aprire la porta a vetri, i miei occhi hanno incontrato quelli di un ragazzo scarmigliato e tatuato sulla ventina con lunghi capelli sporchi. È entrato e si è seduto sulla sedia di pelle dall’altra parte della navata rispetto a me, e ha iniziato a guardarsi intorno, sembrando piuttosto a disagio. Il mio primo istinto è stato quello di ringraziare Dio per il fatto che ci fosse un’altra donna nella cappella con me, perché quell’uomo era quantomeno sospetto. Poi ho iniziato a chiedermi se fosse un drogato che aveva bisogno di denaro e ho ringraziato Dio perché il mio portafogli era chiuso in macchina. Dopo una decina di minuti in cui si guardava intorno senza scopo, ho iniziato ad avere paura. Proprio allora, si è alzato per andarsene.

“Mi può riaprire quando torno?”, mi ha chiesto. “Ho dimenticato qualcosa in macchina”.

“Certo”. Ho sorriso freddamente, pensando: “Buon Dio, cosa potrà andare a prendere in macchina?” Il mio cuore ha iniziato a battere in modo accelerato mentre la mia mente partiva per la tangente, e nei 60 secondi in cui quell’estraneo è rimasto assente avevo concluso che fosse andato a prendere una pistola e che stavo per affrontare una morte imminente da martire proprio davanti al Santissimo Sacramento.

“Mi scusi”, ho sussurrato impulsivamente alla donna seduta davanti nella cappella, che non si era affatto accorta dell’uomo. “Penso che l’uomo che è entrato poco fa sia instabile, è andato a prendere qualcosa in macchina. Ho paura di quello che potrà fare. Pensa che dovremmo chiedere aiuto?”, ho chiesto, indicando il telefono appeso al muro.

Prima che lei riuscisse a rispondere, l’estraneo ha bussato di nuovo alla porta, e io ho sbirciato dal vetro per vedere se aveva un’arma. Non vedendo niente mi sono sporta di nuovo per aprire, questa volta in modo piuttosto esitante.

“Avevo dimenticato questa in macchina”, ha detto mentre si metteva una mano in tasca. Ho trattenuto il respiro. Ha tirato fuori una bottiglietta per l’acqua santa vuota, che voleva semplicemente riempire. “Il mio cane sta morendo, e ho pensato che avrei potuto provare a benedirlo come ultima ratio”. Ha sorriso, sembrando improvvisamente innocente come un agnellino.

Con la vergogna sulla faccia, l’ho guardato riempire la sua bottiglietta.

“Togli la trave dal mio occhio, Signore”, ho pregato dopo che quel pover’uomo se ne era andato, imbarazzata del mio giudizio sia su di lui che sul candidato politico.

Avevo capito. E riuscivo quasi a sentire Dio ridacchiare nel silenzio.

Judy Landrieu Klein è autrice, teologa, oratrice, vedova e da poco risposata. Il suo libro, Miracle Man, è stato un bestseller di Amazon Kindle nella sezione dedicata al cattolicesimo. Il suo blog, “Holy Hope”, si può trovare su MemorareMinistries.com.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
confessionegiubileo della misericordiapapa benedetto xviriconciliazione
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