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Pell interrogato sullo spostamento di un prete pedofilo seriale

Catholic Church England and Wales-CC

Iacopo Scaramuzzi - Vatican Insider - pubblicato il 01/03/16

Il cardinale George Pell è stato interrogato sullo spostamento da parrocchia a parrocchia di un prete pedofilo seriale, Gerald Ridsdale, all’epoca in cui l’attuale prefetto della Segreteria vaticana per l’Economia era vicario episcopale per l’educazione nella diocesi di Ballarat, nella seconda audizione davanti alla Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse («Commissione reale sulle Risposte istituzionali agli Abusi sessuali sui Minori»), la scorsa notte, in video-collegamento da Roma con l’Australia. Il Porporato ha negato di essere stato a conoscenza che il sacerdote fosse pedofilo, nonostante il fatto fosse noto a due parrocchie e a diversi maggiorenti della Diocesi, accusando il vescovo dell’epoca, monsignor Ronald Mulkearns, di avergli deliberatamente mentito.

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«Non sapevo nulla della sua pedofilia. Sapevo che era per certi versi una persona difficile e ovviamente che era stato spostato piuttosto spesso», ha detto Pell, sottolineando che questi spostamenti erano «inusuali» ma, in teoria, possono dipendere da diversi fattori. Pell ha detto che, con la consapevolezza maturata dopo l’arresto del sacerdote, nel 1993, la decisione di spostare il sacerdote era «inaccettabile» e si è detto d’accordo con l’analisi che la Chiesa non è stata capace di proteggere i bambini di Ballarat: «Certamente c’è stato un gigantesco fallimento della leadership».

I commissari hanno sottolineato che all’epoca, in particolare tra il 1977 e il 1979, ci sono prove che mostrano che il Vescovo, diversi suoi collaboratori, a partire da monsignor Leo Fiscalini, e due parrocchie erano a conoscenza delle accuse di abusi sessuali su minori che circolavano sul sacerdote, Pell ha ribattuto che tale informazione non era stata condivisa con lui, sottolineando, tra l’altro, che all’epoca non c’era la stessa circolazione di notizie che c’è ora, che egli non era presente a tempo pieno nella organizzazione diocesana e che lui personalmente non indulgeva nel chiacchiericcio (gossip). Il Porporato, all’epoca in servizio in una parrocchia distante da quella dove si trovava Ridsdale, ha detto, suscitando un brusio nell’aula australiana, che le voci sugli abusi del sacerdote «erano una storia triste ma non era di grande interesse per me» e «non avevo ragione di volgere la mia mente al male che Ridsdale perpetrava».

Le domande dei commissari Gail Furness e Peter McClellan si sono concentrate in particolare su un’incontro avvenuto nel 1982, al quale Pell partecipò assieme ad altri consulenti, durante il quale il vescovo Mulkearns decise lo spostamento di Ridsdale da Mortlake a Sydney. «Da parte del Vescovo non vi è stato riferimento alla pedofilia di Gerald Ridsdale in quell’incontro», ha affermato, accusando il Vescovo di allora di un atteggiamento «grave e inspiegabile» e affermando di averlo ingannato con una «bugia». La spiegazione ipotizzata da Pell per questo atteggiamento che egli attribuisce al Vescovo è che «voleva evitare che io condividessi la sua colpevolezza» e «non voleva che io e altri ponessimo domande su questo». «Se arriviamo alla conclusione che lei sapesse, sarebbe colpevole anche lei?», ha domandato McClellan. «Esatto», ha risposto il Cardinale, che ha anche detto di non aver saputo nulla da padre Henry Nolan, vicario generale nonché suo cugino, circa le rimostranze di quest’ultimo con il Vescovo per il fatto che Ridsdale viveva con un ragazzo di 14 anni che ha successivamente raccontato di essere stato ripetutamente abusato dal sacerdote.

A Roma, nell’albergo Quirinale dove si svolgono le audizioni, sono presenti 15 persone che da bambini sono stati abusati da sacerdoti australiani, giunti a Roma grazie a una raccolta fondi di «crowdfunding». Tra di essi il nipote di Ridsdale, David, a sua volta abusato dal sacerdote. Il cardinale Pell, che ieri sera, giungendo all’albergo, ha detto di avere il «pieno sostegno» del Papa, comparirà nuovamente oggi, alle 22, e, nell’eventualità che l’interrogatorio non si esaurisca, domani.

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