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Dovremmo spingere i nostri figli ad aspirare alla perfezione?

Brad Flickinger CC

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William McKenna, MS - pubblicato il 17/02/16

Risponde l'esperto, prendendo spunto dagli insegnamenti della fede cattolica e della psicologia moderna

Domanda: Mi chiedevo se fosse equilibrato ambire alla perfezione. Come genitore, voglio che i miei figli abbiano successo nella vita, soprattutto a scuola, ma non voglio neanche mettere loro eccessiva pressione. È una cosa positiva quella di farli puntare alla perfezione?


Risponde William McKenna, volontario del centro IPS per i servizi psicologici e di diverse altre organizzazioni cattoliche di beneficenza.

Ottima domanda! Prima di rispondere, però, vorrei proporre una citazione di John Wooden, il famoso allenatore di basket della UCLA che ha portato la sua squadra a 10 vittorie di campionato in 12 anni: “La perfezione è ciò per cui stai lottando, ma raggiungerla è impossibile”.

Nella nostra cultura è radicata la mentalità di sforzarsi per essere perfetti in ogni ambito. Ogni cartellone pubblicitario ci dice che dobbiamo avere dei capelli perfetti, una macchina perfetta, un rapporto perfetto, dei voti perfetti, ecc. Nel mondo reale, però, come spiega l’allenatore Wooden, la perfezione è una cosa impossibile. Siamo circondati da standard impossibili da raggiungere. Non importa quanto duramente mi possa allenare ed applicare, non sarò mai un corridore olimpionico. Potrei essere in grado di aumentare la mia velocità rispetto a quella che è adesso, ma la realtà è che sono lento. Il mio corpo e il mio tipo di muscoli semplicemente non sono adatti ad essere un velocista.

Cosa facciamo con questa realtà? Dovremmo sederci ed accettare il fatto di non poter essere perfetti? Dobbiamo adeguarci all’idea che solo ciò che vedi è reale e che non è possibile fare di più? Assolutamente no!

C’è una seconda parte nella citazione dell’allenatore Wooden: “Tuttavia, la ricerca della perfezione non è una cosa impossibile. Fa’ il meglio possibile nelle condizioni esistenti. Questo è ciò che conta”.

Se ogni persona semplicemente accettasse qualsiasi condizione in cui si trovi, Thomas Edison (l’inventore più fecondo, con 1220 brevetti) non avrebbe provato e poi fallito oltre un migliaio di volte prima di riuscire – finalmente – a creare la lampadina; nessuno sarebbe mai salito in cima al Monte Everest e Michael Jordan non avrebbe mai avuto la carriera come giocatore di basket per cui è conosciuto.

Come genitore, sono sicuro che può essere facile desiderare che i tuoi figli diventino il meglio che possano essere. È davvero buono avere questo desiderio per loro e incoraggiarli ad essere sempre le migliori versioni di se stessi. È importante, però, ricordarsi di rimanere entro i limiti della realtà. Ogni persona, dal giorno in cui lui o lei entra in questo mondo, ha una serie distinta di DNA, una personalità unica e – in effetti – una chiamata per la vita (o vocazione). Il tuo lavoro come genitore è quello di educare i tuoi figli, di formarli e di dare loro gli strumenti per imparare il valore del duro lavoro e della virtù. Ciò significa che hai il diritto e il dovere di spingerli a lavorare sodo a scuola. È importante essere istruiti e sapere come utilizzare il cervello che Dio ci ha donato.

I bambini non hanno ancora gli strumenti per comprendere che fare quei problemi di matematica – o andare a basket quando non se ha voglia – vuol dire ottenere la capacità di gestire le sfide che arriveranno più tardi nella vita. È stato effettivamente studiato che i bambini che devono affrontare e superare le sfide hanno maggiori probabilità di essere più forti e resilienti – di fronte alle difficoltà che arrivano nell’età adulta – rispetto ai bambini che non lo fanno.

Un’altra cosa importante da ricordare è che ognuno di noi ha talenti diversi, diversi tipi di intelligenza, diversi corpi e diversi meccanismi di reazione.

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Tags:
perfezionepsicologia
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