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“Lei aveva tutto il diritto di odiarmi, e invece mi ha amato”

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di María Belén Andrada

Per prima cosa, vorrei che guardaste il video che condivido. Prendetevi un paio di minuti, non è lungo. Vorrei lasciare che sia quest’uomo a introdurre con la sua testimonianza il tema che desidero trattare oggi.

L’avete visto? Non so voi, ma io sono rimasta piuttosto colpita. Non usa molte parole, ma dice molto. Credo che traduca il dramma di un cuore che si svia, che ha paura di tornare e all’improvviso sperimenta lo schiacciante sentimento del perdono, la nozione repentina di un amore immeritato, la gratitudine di fronte a un atteggiamento misericordioso. Non vi sembra che possa servirci come analogia per capire almeno qualcosa dell’amore di Dio?

“Ha saputo vedere al di là della mia situazione e della mia condanna all’ergastolo per il crimine peggiore che un uomo possa commettere”, dice l’uomo, riferendosi a chi doveva nutrire per lui rancore, odio e rabbia. Non è lo stesso che fa Dio con noi? Non possiamo forse dire lo stesso rendendoci conto del fatto che Dio chiude un occhio su molte mancanze, accogliendoci con le braccia aperte quando ci vede tornare pentiti?

Quest’uomo ha ucciso Patricia e Chris, una mamma e suo figlio, e da chi ha ricevuto amore? Dall’ultima persona dalla quale forse se lo sarebbe aspettato, la persona della quale dice: “Aveva tutto il diritto di odiarmi, ma non mi odiava”.

Spesso le persone che commettono dei crimini hanno alle spalle una storia di grande sofferenza. “Ricordo che il mio patrigno mi picchiava con prolunghe elettriche, pezzi di legno e tutto quello che trovava”, ricorda quest’uomo. “Mi diceva: ‘Ha fatto male più a me che a te. L’ho fatto perché ti voglio bene’. Mi trasmetteva un’idea sbagliata di quello che era l’amore”.

“Per molti anni ho pensato che l’amore dovesse far male. Facevo del male a coloro che amavo. Misuravo l’amore in base al dolore che provocavo all’altro. Quando sono entrato in prigione, un contesto privo di amore, ho iniziato a capire cos’era amore e cosa non lo era. Ho conosciuto qualcuno. Lei mi ha fatto vedere per la prima volta cos’era l’amore. (…) È stata Agnes, la madre e la nonna di Patricia e Chris, le persone che ho ucciso, che mi ha dato la lezione migliore sull’amore”. Quale dimostrazione migliore di misericordia?

Per prima cosa consideriamo l’Amore…

Il termine “misericordia” viene dalle parole latine “miserere” e “cordis”, “compassione, pietà” e “cuore”. Intendiamo la parola come “un cuore che ha compassione”, un cuore che perdona, che ha pietà delle nostre miserie. E Dio può perdonarci e avere pietà di queste miserie – alle quali a volte senza rendercene conto possiamo anche essere “affezionati” -, perché ci ama con un cuore di Padre, e in quanto tale è pazzo d’amore per i suoi figli, per i più piccoli, i più indifesi, quelli che hanno più bisogno di Lui. È così pazzo da inviare il proprio Figlio perché ci mostri quell’Amore, incarnandolo, rendendolo vicino. Gesù è la “Misericordia incarnata” (Misericordiae vultus, 8).

Ma in che modo o fino a che punto ci tocca questa Misericordia di Dio? In che modo il suo Cuore si commuove, desideroso di accoglierci, di perdonarci, di vederci riavvicinare a Lui? Vogliamo misurarla in termini umani, ma la misericordia di Dio ci trascende perché il suo Amore è più grande del nostro, e anche dei nostri peccati e della nostra contrizione.

per comprendere la Misericordia

La Misericordia “esprime il comportamento di Dio verso il peccatore, offrendogli un’ulteriore possibilità per ravvedersi, convertirsi e credere (Misericordiae Vultus, 21), ristabilendo proprio così la relazione con Lui. E in Gesù crocifisso Dio arriva fino a voler raggiungere il peccatore nella sua più estrema lontananza, proprio là dove egli si è perduto ed allontanato da Lui. E questo lo fa nella speranza di poter così finalmente intenerire il cuore indurito della sua Sposa” (Messaggio di papa Francesco per la Quaresima 2016).

Questa speranza è paziente, rispetta la nostra libertà, e anche se noi moltissime volte siamo impazienti e ci ribelliamo davanti ai tempi di Dio, Egli non fa così con i nostri. La Misericordia è un annuncio per tutti, è ciascuno di noi è chiamato a sperimentarla in prima persona.

Il crimine peggiore che possiamo commettere

Nel video, parlando del crimine peggiore che si possa commettere, quest’uomo si riferisce all’omicidio di una madre e di suo figlio. A mio avviso, il crimine peggiore che possiamo commettere è dubitare che perfino questo – che è comunque terribile – sia insuperabile; dubitare della misericordia di Dio, che possiamo ancora cambiare o ricominciare. Se quella signora a cui sono stati strappati la figlia e il nipote è riuscita ad amare e a perdonare, quanto più può fare Dio per chi gli si avvicina con umiltà?

L’amore e la misericordia di Dio si trasmettono anche attraverso ciascuno di noi, fino ad arrivare al prossimo. Ci trasformano, perché possiamo aiutare altri a incontrare Lui, perché siamo le sue braccia, i suoi piedi, le sue mani. Perché guardiamo come guarderebbe Lui, amando come Egli ama.

Non possiamo vedere Dio. Non lo possiamo toccare (se non nell’Eucaristia), ma lo vediamo e possiamo toccarlo nei bisognosi. Abbracciarlo, sentirlo. Curare le sue piaghe in quelle dei malati. Guarire le sue ferite. Consolarlo negli afflitti. Fargli compagnia visitando chi è solo.

[Traduzione dallo spagnolo e aggiunte a cura di Roberta Sciamplicotti]

 

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