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Ho 20 anni, sono single, ed ecco cosa mi spaventa della castità

A girl who is thinking

© Alexey Fursov/SHUTTERSTOCK

Catholic Link - pubblicato il 15/02/16

Una ragazza single sui vent'anni ha condiviso con Catholic Link i propri pensieri più intimi

Questa ragazza è stata estremamente onesta nel parlare di un qualcosa di così intimo come la sessualità e la castità. Ti invitiamo a entrare nel cuore e nella mente di una giovane donna che aspetta pazientemente che i piani di Dio si rivelino nella sua vita.


Voglio sapere che ne vale la pena.

Certo, ogni lotta a lungo termine vale la pena, alla fine. Ma sarebbe carino sapere, da giovani coppie sposate, che la lotta per la castità e l’attesa valgano la pena nel lungo periodo. Quando vivi castamente la tua vita da single, lo fai in parte perché sai che il matrimonio non è una cosa da prendere alla leggera. Sai che il matrimonio non è una favola, che è un’impresa incredibilmente dura e sai anche che un marito non risolverà tutti i tuoi problemi né realizzerà tutti i tuoi desideri (perché solo Dio può farlo).

Tutto questo potrebbe portare alla sensazione che il matrimonio non è altro che un’immensa valle di lacrime dopo che il periodo della luna di miele si dissolve. Mi piacerebbe che qualche coppia cattolica (non voglio discriminare sulla base dell’età, ma vorrei avere l’opinione di coppie giovani in modo che possano comprendere le lotte della società moderna) condividesse la propria esperienza riguardo al matrimonio, alla pianificazione familiare naturale (ho la sensazione che prima del matrimonio se ne discuta molto, ma sarebbe bello sapere che funziona, una volta sposati!) e più in generale che ne vale la pena. Non voglio un superficiale “la vita è fantastica”, bensì sapere che è valsa la pena di vivere la condizione di single in modo casto, per prepararsi a un matrimonio pieno di gioia.

Vorrei sapere di non essere la sola

Grazie al cielo penso di aver superato quella fase tardo-adolescenziale in cui sudavo a sangue freddo nel ripetere a me stessa “devo fare così perché è moralmente giusto”. Ma ho scoperto che è veramente così (cfr. S. Josemaria Escriva). La castità è ora una parte integrante della mia vita e, anche se ho avuto difficoltà a parlarne con gli amici non cattolici, ora non me ne vergogno affatto e mi sono resa conto che è parte di me. Ed è una cosa meravigliosa. Detto questo, sto crescendo; e anche se non me ne può importare alcunché di ciò che pensano gli altri, ha un qualcosa di strano. Sarebbe bello sapere che da qualche parte – so che ci sono, anche se si sentono una minoranza sperduta – ci siano altre persone con questo stile di vita, che non siano soltanto adolescenti ma che siano ventenni o trentenni.

Vorrei che le persone sappiano (specialmente le generazioni più anziane nella Chiesa) quale sia il costo della castità

Sebbene sia vero che io sia autenticamente contenta e pienamente soddisfatta con la mia vita da casta, c’è un prezzo molto alto. Tutti sono chiamati a pagare quel prezzo in un modo o in un altro, quindi non vorrei che questo suoni come un lamento. Ci sono cose ben peggiori che potrebbero capitare!

Ad ogni modo, quando a 16 anni lasciai casa per la prima volta, quello della castità divenne un problema reale per me. Sapevo che avrebbe ucciso la mia fede, oppure quest’ultima sarebbe sopravvissuta proprio grazie ad essa. Sapevo che c’erano delle scelte da fare e che se la castità fosse sparita, anche la fede avrebbe fatto la stessa fine. Non potevo avere l’una senza l’altra. Ho quindi scelto la castità, ma non più soltanto per “essere una brava ragazza”. Quella scelta mi è costata un grande sacrificio. Sono stata oggetto di pettegolezzi, sono stata presa in giro, le mie relazioni hanno avuto discussioni eterne, i miei fidanzati hanno tentato in ogni modo di oltrepassare i miei confini e soprattutto sono stata oggetto di quella tremenda sensazione chiamata rifiuto. Se gestito male – e negli ultimi anni della mia adolescenza non sono stata proprio in grado di gestirlo correttamente – il senso di rifiuto può fare molti danni. Mi sono sentita molto sola all’epoca perché le generazioni più grandi (che siano i miei genitori o altre persone con cui ho avuto a che fare in chiesa) non comprendevano. Perché ai loro tempi non era così. È stato il sito web Lifeteen – proprio nei suoi primi giorni di attività – a salvarmi.

Scegliere di essere casti significa anche – e questo potrebbe essere lapalissiano per alcuni ma sorprendentemente meno ovvio per altri, soprattutto per degli importanti amici o parrocchiani – poter frequentare solo ragazzi cattolici. Sarebbe dovuto essere ovvio dall’inizio, ma non conoscendo alcun ragazzo cattolico (ora ne conosco molti di più!), non lo è. Molte persone (tra cui la sottoscritta nella fine della propria adolescenza, i miei amici non cattolici ora, alcuni parenti, le persone anziane della chiesa, etc.) pensano che basti incontrare un ragazzo a modo (che sia non cattolico o ateo poco importa), innamorarsi, farlo “aspettare” (cioè privarlo del sesso con te), sposarvi (e forse convertirlo, nel frattempo) e poi, da sposati, il sesso non sarà più un problema! Sembra semplice e le persone onestamente non riescono a comprendere il problema di fondo. Quindi voglio dire questo:

Ho frequentato ragazzi e ho avuto relazioni (mi sono addirittura innamorata di uno di loro, considerando persino il matrimonio) mi sono resa conto che non è affatto così. Innanzitutto la società è in una tale sovraesposizione di sessualità che, senza poter comprendere le ragioni che muovono alla castità (la fede, Dio, l’idea che esista il giusto e lo sbagliato, l’idea della sacralità del sesso), qualsiasi ragazzo, non importa quanto amorevole e dolce sia, quanto si prenda cura di me e quanto voglia impegnarsi, per lui l’astinenza sessuale sarà una lotta enorme. Sarà impossibile e in effetti è impossibile senza Dio, perché la castità richiede la grazia di Dio, ed è un dono.

Per non parlare della piaga della pornografia. Ero vagamente a conoscenza del fatto che facesse parte della vita passata – e presente – di uno dei miei ragazzi, ed oggi è generalmente considerata una cosa normale. Tremendo.

Non si può avere una relazione che abbia come scopo la conversione di qualcuno. Comprendo che ci sono delle relazioni in cui è fisiologico che ci sia una conversione e che la coppia vada a parare dalla stessa parte. Così come so che per alcuni l’altra persona è così importante da voler tentare di comprendere gli insegnamenti della Chiesa in materia di sesso, matrimonio e contraccezione, sostenendo completamente il loro partner cattolico in questo. Ciò che non credo è che basti pensare “lo convertirò e tutto sarà a posto” per far sopravivvere una relazione. Qualcuno deve fare un compromesso. La grazia di Dio è sempre disponibile, ma deve essere compatibile con il libero arbitrio dell’altra persona, con i suoi tempi. Mi sentirei come se stessi compromettendo la mia integrità e quella dell’altra persona, se iniziassi una relazione con lo scopo di convertirla.
“Ma una volta sposati, tutto andrà bene!”. No! No, perché la castità non si esaurisce con il matrimonio ma continua (grazie a Dio!), perché esiste la pianificazione familiare naturale, perché voglio che i miei figli crescano in un ambiente dove ci sia la fede e dove mamma e papà credano nelle stesse cose e condividano un obiettivo comune. Quello che sto provando di dire alla Chiesa è: là fuori c’è un mondo duro, sarebbe bello anche soltanto essere ascoltati.

Ad ogni modo, è bello essere single. Vale la pena di lottare!

Non ho avuto relazioni per quasi cinque anni e questo mi avrebbe dato molto fastidio, un tempo. Ora non è più così, sono in pace. Amo tutto ciò che posso fare da single e ho una vita pienamente realizzata. Sono stata immensamente benedetta. Posso dire al 100% che la lotta nella vita da single è degna di essere portata avanti. Dio mi ha ricompensata così generosamente. Ed essendo single ho potuto scoprire così tanto in più su chi sono, su chi è Lui e sulla nostra relazione. Anche se una volta non avrei mai potuto crederlo, i pro superano i contro. Ho la libertà di inseguire i miei interessi, di essere spontanea, di spendere del tempo con gli amici e di viaggiare. Ho un ampia visuale di quali siano le mie opportunità. Posso rendermi utile e prestare il mio servizio per cause nobili con molta più flessibilità di chi è sposata e con figli.

Vorrei che le persone sapessero che non fare sesso non vuole dire che io sia noiosa/strana/anomala/puritana/*inserire un insulto*

In un mondo ideale, il sesso non dovrebbe essere un argomento per fare conversazione e il mio stile di vita a tal riguardo non dovrebbe così destare scalpore. Ma non siamo ancora là, e so che condividere la mia esperienza di castità con i miei amici non cattolici è un modo per evangelizzare e per mostrare loro un sentiero diverso. Uno che non ha niente a che fare con l’ingurgitare pillole, con l’essere terrorizzati dalle gravidanze indesiderate, dalle malattie sessualmente trasmissibili, dall’avere il cuore in frantumi e così via. Ma voglio che le persone sappiano anche che non le sto affatto giudicando. Non lo sto facendo. Dico questo solo per la grazia di Dio. Vedo entrambi i lati e vivere in questa cultura significa che io li capisco, quando pensano che io sia strana. Comprendo gli insulti che a volte ricevo. Lo capisco. Capisco quanto tutto ciò sia stravagante per loro. Ma questo non vuol dire che io debba sedermi ed ascoltare ogni minimo e raccapricciante dettaglio della loro vita sessuale. E penso che loro lo rispettino.

Infine, una parola sulla vocazione


La Chiesa ha operato molto bene negli ultimi anni per aiutare i giovani a discernere una chiamata alla vita religiosa (e lo posso dire in prima persona, dal momento che ho speso due di questi anni da single per comprendere quella chiamata). Ci sono molti ritiri per fine settimana sull’argomento, diversi monasteri e conventi aprono le loro porte in giorni specifici per “andare e dare un’occhiata”, esistono interi festival per coloro che stanno cercando di approfondire la loro chiamata alla vita religiosa. Ma in questo discorso ci sono le stesse mancanze che si possono avere nel discernere una chiamata alla vita da sposati! Non dico dei lunghi e noiosi seminari cattolici sull’argomento, ma almeno dei ritiri nei fine settimana condotti da gente sposata, così come da sacerdoti, sarebbe una cosa grandiosa. Forse esistono già, ma non vedo molte opzioni. Oppure interi fine settimana dedicati alla Teologia del Corpo (di nuovo, so che esistono ma sarebbe splendido vederne di più). Purtroppo, c’è anche un discorso economico! Non costa quasi nulla mettere alla prova con qualche sorella la propria vocazione, ma un week-end in cui si vada alla scoperta di cosa voglia dire il matrimonio e in cui si impari di più sulla sua bellezza, può essere davvero molto oneroso. Mi sembrava giusto dirlo! Ora più che mai c’è bisogno di matrimoni cattolici che siano forti e delle grandi famiglie cattoliche sono anche un terreno fertile per delle meravigliose vocazioni!

[Traduzione dall’inglese a cura di Valerio Evangelista]
Tags:
castitàmatrimonioverginità
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