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Buon uomo. Buon monaco. Buona birra

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padre Dwight Longenecker - Aleteia - pubblicato il 04/02/16

Padre Longenecker parla con fra' Augustine Wilmeth della sua vita da monaco

Ho incontrato per la prima volta fra’ Augustine Wilmeth quando era uno degli studenti che servivo come cappellano. Da convertito, ero fortemente interessato non solo alla sua nuova fede cattolica, ma anche alle espressioni più tradizionali della vita e dell’adorazione.

Ho seguito i suoi progressi nel corso degli anni, e l’estate scorsa ho avuto la possibilità di fargli visita pochi mesi prima che pronunciasse i primi voti da monaco al monastero benedettino di Norcia.

Fra’ Augustine ha parlato con me per Aleteia della sua vocazione, della sua vita nel monastero e del suo lavoro al birrificio monastico.

Quando hai iniziato a pensare alla vocazione monastica?

Ho iniziato a pensare distintamente a una vocazione monastica come a qualcosa alla quale Dio mi poteva chiamare durante il mio primo anno di università. Anche prima, al liceo dopo la mia conversione, ero molto attirato dal canto gregoriano e dall’amore e dalla devozione dei benedettini per la liturgia.

Perché andare a Norcia quando ci sono molti monasteri benedettini negli Stati Uniti che hanno bisogno di giovani monaci?

Venire a Norcia non è stato un rifiuto di tutti i monasteri benedettini degli Stati Uniti.

Nella provvidenza di Dio, quando mi sono interessato davvero a visitare i monasteri benedettini al mio secondo anno di università, ho scoperto che i monaci di Norcia offrivano un programma estivo di discernimento di un mese.

Sono venuto e ho avuto un’esperienza molto profonda che mi ha cambiato la vita, dopo la quale mi è stato chiaro che, senza alcuna forzatura o coercizione, Dio mi stava dicendo che il suo monastero era il luogo al quale mi stava chiamando e dove voleva che lo cercassi.

Norcia è una piccola città. Come si adatta a questa vita un giovane americano? Provi mai nostalgia? Cosa ti manca degli Stati Uniti?

Per un giovane americano come me all’inizio può essere dura; non devi solo lasciare il mondo e sperimentare tutta la novità della vita monastica (e già questo non è facile!), ma devi anche imparare l’italiano, venire a contatto con una cultura totalmente nuova e imparare a vivere in monastero con fratelli provenienti da tutto il mondo.

Non provo nostalgia, ma mi mancano certe cose degli USA, come la facilità della vita (qui tutto è complicato a livello economico e politico!). Fortunatamente l’Europa, pur avendo dimenticato le sue radici cristiane, ha una cultura molto reale e radicata nella storia (lo si percepisce anche negli edifici) che aiuta una persona a sentirsi a casa.

San Benedetto chiama i suoi monaci al lavoro e alla preghiera. Cosa significa per te giorno per giorno? Qual è la tua routine tipica?

La nostra vita qui segue un modello benedettino molto tradizionale. La giornata è piena, sia di preghiera che di lavoro. Ci alziamo verso le 3.30 e la preghiera la maggior parte dei giorni inizia alle 4.00. Le ultime preghiere terminano alle 20.00, e poi andiamo a letto.

Il nostro pasto principale è alle 15.00. Il resto del tempo siamo impegnati o nella lettura spirituale o nel lavoro. È uno stile di vita molto rigido. Non c’è molto tempo libero. Abbiamo una ricreazione di 30 minuti ogni sera prima della compieta, in cui ci riuniamo come comunità e possiamo conversare.

Lavori al birrificio? Che compito vi svolgi?

Ho iniziato come assistente, aiutando in tutti i passi del ciclo di produzione: imbottigliamento, etichettatura e inscatolamento, preparazione degli ordini, caricare le spedizioni…

Da settembre sono il gestore del birrificio. Devo far andare avanti le cose su base quotidiana, e questo implica molte e-mail e corrispondenza, e devo coordinare gli ordini per le forniture e le vendite.

Che accoglienza ha ricevuto la vostra birra benedettina? Come si collega la fabbricazione della birra alla vita benedettina tradizionale?

La nostra birra è stata accolta con grande favore, e all’inizio c’è stata una domanda così consistente che abbiamo iniziato a espandere la nostra capacità produttiva poco dopo l’apertura del birrificio. Abbiamo ricevuto anche molti complimenti dagli intenditori di birra e dagli amanti delle birre monastiche di stile belga.

Il birrificio fa parte dell’eredità monastica fin dal Medioevo, ed è uno dei tanti modi in cui i monaci prendono i frutti della terra e li trasformano inqualcosa di veramente notevole.

Preghi mentre fai la birra o fai la birra mentre preghi?

L’obiettivo della nostra vita è pregare sempre, facendo la birra, cucinando o camminando nel corridoio. Preghiera continua. Può essere che fabbrichiamo la birra o la imbottigliamo o beviamo mentre stiamo pregando…

Che consiglio daresti a un giovane cattolico che pensa oggi a una vocazione alla vita religiosa?

Vieni e vedi; assicurati di visitare monasteri e comunità religiose e di testimoniare in prima persona il modo in cui la grazia di Dio può davvero trasformare la tua anima e liberarti. Oltre a questo prega, e trascorri del tempo con Nostro Signore nel Santissimo Sacramento.

Padre Dwight Longenecker è stato evangelico, poi anglicano e ora è sacerdote cattolico. Il suo sito è dwightlongenecker.com.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
birra artigianalemonachesimovocazione
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