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5 santi che caccerei dal Paradiso se fossi Dio

Aleteia/Jeffrey Bruno

Catholic Link - pubblicato il 03/02/16

4. Giona

Racconto breve: Ninive era una città pagana, capitale dell’Assiria (molto vicina all’attuale Mosul, nel nord dell’Iraq), e si era allontanata da Dio. Gli eccessi, i furti e l’idolatria erano diventati pane quotidiano, per cui Dio sceglie un uomo per rimediare. Niente di nuovo sotto il sole.

Quello che è invece innovativo è che Dio sceglie un tipo insopportabile e superbo di nome Giona, che per giunta non aveva la benché minima volontà di compiere il mandato divino. Nonostante tutto, Giona si mette in marcia, ma in senso contrario: verso Tarsis! Ovvero, si allontana da Ninive il più possibile pensando che in quel modo Dio lo lascerà in pace. Ma nostro Signore, che non abbandona i suoi eletti, fa sì che alcuni marinai buttino Giona giù dalla barca e un pesce enorme lo porti diretto a Ninive. Faccio una parentesi per dire che io lo avrei gettato fuori dalla barca e basta, ma andiamo avanti…

Una volta a Ninive, Giona si arrende alla volontà di Dio e decide di proclamare un messaggio di conversione. La gente si commuove, fa penitenza e torna alla vera fede. Che successo! Congratulazioni, Giona! Ma non sei contento? No, Signore. Giona non era contento. “Per ciò mi affrettai a fuggire a Tarsis; perché so che tu sei un Dio misericordioso e clemente, longanime, di grande amore e che ti lasci impietosire riguardo al male minacciato. Or dunque, Signore, toglimi la vita, perché meglio è per me morire che vivere!” (Giona 4, 2-3). Giona, quindi, non è fuggito per lo sforzo né per la stanchezza dell’impresa. È fuggito perché non voleva la conversione degli abitanti di Ninive!

Ah, Signore! Quanto sie stato paziente con Giona! Lo hai seguito senza smettere di bussare alla porta del suo cuore fin quando non avesse aperto e avesse compreso il motivo per cui hai pietà dei peccatori e soffri per le loro trasgressioni. È vero, Signore, Isaia aveva ragione: “le vostre vie non sono le mie vie” (cfr. Isaia 55, 8), perché io lo avrei preso a botte finché non avesse imparato a memoria tutti i salmi penitenziali. Per me Giona non è affatto un santo.

5. Geremia

In questo caso Dio ha scelto meglio. Geremia era un giovane distinto di diciannove anni appartenente a una famiglia sacerdotale. Quando Yahvè lo chiama, pensa di essere molto giovane e ha paura perché la sua mancanza di esperienza potevano essere un problema, ma Dio lo conforta: “Và da coloro a cui ti manderò e annunzia ciò che io ti ordinerò. Non temerli, perché io sono con te per proteggerti. (…) Ecco, ti metto le mie parole sulla bocca. Ecco, oggi ti costituisco sopra i popoli e sopra i regni per sradicare e demolire, per distruggere e abbattere, per edificare e piantare” (Geremia 1, 7-10). Questo splendido augurio ha riempito di fiducia il cuore del nostro giovane profeta, e così è iniziata la sua storia di servizio e amicizia con Dio.

Ma Geremia ha incontrato popoli e re meno accoglienti degli abitanti di Ninive. La sua predicazione si è scontrata contro la sordità dei suoi interlocutori, ed è accaduto anche che un re arrivasse al punto di bruciare il libro sul quale Geremia aveva scritto il messaggio che Yahvè gli aveva ispirato. Il nostro profeta ha iniziato a dubitare delle sue capacità e si è sentito fragile e abbandonato. “Potrà forse il ferro spezzare il ferro del settentrione e il bronzo? (…) Perché il mio dolore è senza fine e la mia piaga incurabile non vuol guarire? Tu sei diventato per me un torrente infido, dalle acque incostanti” (Geremia 15, 12. 18). E i rimproveri sono aumentati, sfociando in: “Maledetto il giorno in cui nacqui (…) perché non mi fece morire nel grembo materno; mia madre sarebbe stata la mia tomba” (Geremia 20, 14–17)

Arrivati a questo punto suppongo che possiate prevedere come agisce Dio con questo tipo di insolenze. Sì, perdonando e incoraggiando. Geremia alla fine tornerà alla battaglia e proclamerà la parola di Dio fino a morire lapidato per mano del suo popolo (secondo una tradizione di San Girolamo). Da parte mia, capisco il dolore del profeta, ma arrivare al punto da chiamare Dio “ torrente infido, dalle acque incostanti” mi sembra troppo, così come maledire il giorno della propria nascita, anche se riconosco di provare rispetto per Geremia e che non avrei preferito un profeta senza queste problematiche. Per questo, anche se so che alcuni mi criticheranno, questo signore completa la mia lista dei 5 santi che caccerei dal Paradiso.

Mi sono divertito molto a scrivere questo elenco, ma è il momento di smetterla con il tono teatrale e scherzoso per parlare seriamente della santità. Credo che nella storia di questi cinque profeti – che ovviamente considero grandi santi – ci siano tre elementi molto belli che possono aiutarci a comprendere cos’è la santità.

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Tags:
paradisosanti e beati
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